29
settembre

L’ESPRESSIONE ARTISTICA

 “L’irrazionale è considerato oggi  il più temuto avversario del progresso, perché sfugge alla nostra logica e ci costringe a dover ammettere l’esistenza di un’altra realtà che sfugge all’indagine delle macchine cibernetiche, ai nostri calcoli, alle nostre previsioni. L’irrazionale gioca un ruolo importantissimo soprattutto nella vita politica dei nostri popoli. Il corso della storia o dell’economia di una nazione  può essere alterato da un giorno all’altro da fatti irrazionali come l’improvvisa morte o l’uccisione di un capo, un terremoto, tumulti di giovani, l’incomprensibile intransigenza di un avversario, ecc.

 Per comprendere che cosa sia questo “irrazionale” e quale compito abbia nella dimensione umana non ci si deve basare sulla politica, sulle scienze o sulle filosofie, che sono troppo condizionate dalla logica, ma si deve analizzare l’espressione artistica….
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Il  filosofo francese Goatry ha giustamente scritto: “La mente umana è capace di un processo che quando è insegnato come parte di una logica dà le ali alla logica che prima aveva solo piedi…La logica dei più grandi filosofi pratici e teorici, ha sempre avuto ali. Ma la classe dei medi pensatori si esercita principalmente nel tentativo di togliere  quelle ali”.
 Queste ali possono essere usate soltanto dove esiste quell’aria che ha origine dall’essenza stessa del fluire della Vita, che si manifesta nell’aspetto irrazionale della nostra realtà. Tutto ciò che è in armonia con il fluire della Vita ha una forma d’arte, una sua estetica, e quando noi ci troviamo al momento giusto, nel luogo giusto e nella giusta condizione di spirito, ci accorgiamo che tutto attorno a noi ci appare bello, tutto ci entusiasma  e ci emoziona. Un muro screpolato, qualche bacca di cicuta su rami quasi spogli, un pallido raggio di sole autunnale possono apparirci come una stupenda opera d’arte, ed emozionarci nello stesso modo di una ampia visione di picchi e di vallate dall’alto di una cima delle Alpi e dello straordinario spettacolo di un tramonto  sull’oceano Indiano.

 Che cos’è che ci emoziona in queste cose? Non sono soltanto la grandiosità dello spettacolo delle montagne, il fantastico cangiare dei colori del cielo tropicale, ma qualcosa di irrazionale che apre, dentro di noi, una visione su di un aspetto sconosciuto del nostro esistere. Perché esiste la bellezza della natura? Che significato ha lo sbocciare di uno stupendo fiore in una foresta dove l’uomo non può mettere piede?…

La  pura arte, essendo la più spontanea manifestazione della Vita, si basa sulla matematica, e l’alfabeto dell’arte ha i suoi simboli nello spirito della natura, nei principi matematici della natura, cioè nelle leggi cosmiche. Per questo il vero artista, l’uomo che non si lascia guidare dalle emozioni, può anticipare la natura, mentre non lo può lo scienziato benché neanche lui usi le emozioni nelle sue ricerche….

Nello studio dell’attuale dimensione umana l’espressione artistica ci dà inoltre la possibilità di vedere come lo spirito modifica il modo di agire di alcuni individui, cioè di quelli più spontanei e più in armonia con il fluire della vita. Un numero sempre maggiore di individui apprezza ed acquista opere d’arte moderne, che sono generalmente incomprese dalla massa, perché si sentono conquistati dal messaggio estetico che esse contengono, e sanno godere l’opera d’arte nel momento della sua creazione, senza preoccuparsi se il suo valore sarà nullo o quasi fra pochi decenni. Questo è un segno che l’arte, la quale finora è stata soprattutto soggettiva, sta per trasformarsi  in arte oggettiva…

Il merito dell’opera d’arte va misurato dal suo grado di coscienza, mentre noi generalmente apprezziamo il suo grado di inconsapevolezza. L’espressione dell’arte oggettiva è comunicata dall’artista non a mezzo di segni, simboli, colori o forme, ma a mezzo dei sentimenti che essa evoca in chi la guarda. E  questi sentimenti sono evocati coscientemente dall’artista che sa quello che vuole e perché lo vuole.
La distruzione delle mura di Gerico a mezzo della musica dei flauti e dei corni è un esempio di arte oggettiva, come lo è pure la musica del piffero con cui gli Indù incantano i serpenti. Questi percepiscono, nel calcolato elevarsi ed abbassarsi della nota suonata, quelle ottave occulte che noi non percepiamo con il nostro udito, ma che colpiscono il centro emozionale del serpente obbligandolo ad ubbidire all’uomo…

Lo studio delle espressioni artistiche attuali e del passato ci possono aiutare a comprendere ciò che sta ora accadendo nel mondo. Vivere all’alba di una nuova era non è facile, perché le vecchie sicurezze stanno svanendo e ciò che attendiamo dal futuro ci sgomenta. Ma sapendo che noi possiamo progredire soltanto all’interno della nostra coscienza, dobbiamo sforzarci di affrettare la conquista della nostra anima. Ciò può avvenire soltanto se impareremo a essere liberi e spontanei…

L’abitudine alla mancanza di libertà interiore, che genera paura, egoismo e ipocrisia, ci porta ad accettare senza riflettere tutte le brutture della vita, a non apprezzare l’espressione vitale della bellezza e dell’arte. Lo provano i processi contro i criminali nazisti: a che serve eliminare gli individui quando rimangono intatti i pregiudizi, gli interessi e le istituzioni propensi a riprodurli, prima o poi?  La giustizia penale può soddisfare il desiderio di vendetta, ma soltanto nel cuore dell’uomo può essere estirpato il male che ha prodotto quei crimini.  Il male si combatte con il bene, il brutto con il bello, la morte con la vita, ed è soltanto cercando di conquistare la libertà interiore che spontaneamente ci si trova a sintonizzarsi con l’armonico fluire della vita.

L’espressione artistica è una delle strade più dirette per  conquistare la propria anima, perché dobbiamo ricordare che la sede della memoria non esiste in uno speciale organo, ma in tutte le aree del sistema nervoso.   E i messaggi dell’arte arrivano direttamente al nostro sistema nervoso.”
(BdB – “La Dimensione Umana” – ed. 1971 pag. 249-258; ed. 1986 pag. 186-192; ed. 2006 pag.228-236)

 

“…La Luce che determina l’ombra è la creatrice di tutta la Bellezza che illumina il creato, ovunque.
Il  2° Aforisma di Patanjali dice: “Lo yoga restringe il tessuto mentale con l’assumere varie forme o vritti. Queste  vritti, le onde dello stagno della mente, ci sono utili per prendere coscienza della Vita, ma diventano una prigione se ci illudiamo che esse siano la realtà.  Ciò che  viene chiamata “cultura ufficiale” è la cristallizzazione di queste vritti: l’intellettuale, l’uomo che giudica credendosi al di sopra  degli altri, per il solo fatto di ignorare di ignorare, ricerca soltanto ciò che le sue vritti gli hanno fatto riconoscere come cosa vera e, proprio quando crede di essere più efficiente e intelligente, è quando cade nella prigione del conformismo.  Molte riviste e giornali sono oggi in crisi, ovunque, per mancanza di ispirazione. Sono stati travolti dalle sabbie mobili del conformismo, della paura nascosta, del  subdolo egoismo e, soprattutto, “ignorano di ignorare”.
Il  problema della bellezza  non è stato finora preso in considerazione, non solo perché non era ancora il suo tempo, ma perché il conformismo aveva etichettato la Bellezza come un fattore del gusto estetico, artistico, senza mai chiedersi perché  la natura fa fiorire una stupenda orchidea in una giungla non frequentata dall’uomo, o perché una bellezza  sfiorisce  tra l’indifferenza di  tutti.  La cultura che si basa sul nozionismo non prende nemmeno in considerazione certe realtà rilevate dalle ricerche antropologiche, a livello orizzontale, quale quella, per esempio, dell’esistenza di una classe di giovani che, ogni giorno e in tutto il mondo, compie 17 anni. …
Chi sono e dove sono i miei coetanei?Che cosa rappresentiamo nella vita? Che cosa rappresentiamo nell’incessante fiorire della Bellezza  nella nostra vita?  Che cosa c’è fra me e il soffice gattino di cui ammiro la flessuosa e morbida bellezza? Perché il  rosso sole delle albe invernali mi estasia?  Perché gli occhi pensosi di un bambino hanno il potere di purificarmi, di farmi sentire buono? Sono interrogativi che il conformista non è in grado di prendere in considerazione.  Comprendere queste “altre realtà” liberi, nello spazio e nel tempo, significa superare gli schemi della nostra illusione, che è programmata e mantenuta viva dall’illusione mentale.

Nel 1971 fu pubblicato il libro “Honest  to Man” di Leroy Pugenstein, in cui l’autore, discutendo la responsabilità umana nella futura rivoluzione biologica, ha toccato spesso, anche se indirettamente, il problema estetico dell’uomo. Tutti i genitori desiderano avere dei figli belli, è una realtà, ma è pure nella nostra realtà che tutti i genitori credano che i loro figli sono  i più belli del mondo.
Nel libro si parla anche dell’eutanasia. Che ci stanno a fare al mondo certi orribili vecchi che sono un peso per i familiari e per la società? E si dimentica che i nipotini, anche se la nonna è brutta e sdentata come una strega, è da loro adorata e vista bella quasi più dei loro genitori. Che la brutta nonna sappia dare un affetto prezioso e non possessivo, che è fatto risplendere dalla luce della giovane bellezza dei nipoti, ciò è spesso ignorato da chi trova bella solo la linea di un’automobile  o le gambe della segretaria.

Oggi  i  giovani, spinti da una ribellione inconscia a contestare i valori della cultura conformista, sentono il desiderio di creare.
Questo urgere inconscio ad esprimere qualcosa individualmente, viene canalizzato in diversi tipi di musica, e soprattutto  nella danza. Oggi i giovani hanno monopolizzato il campo della canzone e i festival di musica sono esempi di come la gioventù cerchi, da sola, la sua forma di Bellezza. Quasi tutti i giovani sanno esprimersi in qualche forma d’arte e la minoranza degli  artisti di ieri sta per diventare la maggioranza degli artisti di domani.

La coscienza dei giovani, prima di venir manipolata e offuscata dai compromessi con l’egoismo e la paura, si ribella alle ingiustizie e al vuoto della nostra società consumistica, e cerca, nelle forme di espressione artistica e sportiva, di dimenticare ciò che disturba la loro coscienza.
 Ma lo sport, la musica, l’arte non possono  far loro ignorare che i due terzi della popolazione mondiale vivono ancora nella miseria senza speranza, che la giustizia è quasi sempre manovrata dal potere, dal pregiudizio e dal denaro; che l’uomo è tenuto sotto tutela di molteplici aspetti delle illusioni organizzate. La natura così crea i ribelli, coloro che resistono al male, coscientemente o inconsciamente, e che trovano nelle nuove forme della spiritualità un mezzo per superare il materialismo.  Ma se questi ribelli non riescono a trovare la loro libertà e dignità umana, nel breve periodo in cui la loro coscienza è sveglia (dai 16 ai 24 anni), cadono poi prigionieri dei vuoti schemi delle parole, dei simboli, con cui le nuove forme di politica, della sociologia, della spiritualità e della religione, si esprimono sul piano mentale.  Una nuova forma di yoga viene così ad aiutare tutti coloro che sono attirati dalla luce del nuovo piano di coscienza.

Dite: “La libertà ha una qualità notevole; se davvero esiste, nulla può limitarla. Il corpo può  essere incatenato, ma nulla può diminuire la coscienza, se non la bruttezza. Quando ci innalziamo nella libertà, dobbiamo difenderci da ciò che è brutto. Se vogliano esaltare la materia, dobbiamo pensare al bello con saggezza”.
L’Infinito si manifesta nella Bellezza. Essa illumina gli insegnamenti dei  Cercatori dello spirito. Nel Bello esprimiamo senza timore la verità della libertà.  Con la Bellezza accendiamo splendori in ogni goccia d’acqua: trasformiamo la materia in arcobaleno. Qualsiasi bruttura si perde nei raggi dell’arcobaleno.
Tutte le catene si dissolvono nella libertà della Bellezza. Con quali parole accostarsi al concetto dell’universo? Come spiegare l’evoluzione della forma? Come elevare la coscienza fino allo studio dei Principii? Come  stimolare l’umanità alla conoscenza scientifica dei mondi? Ogni realizzazione nasce nella Bellezza.  Imparate a pensare in modo radiante e nulla di pauroso potrà toccarvi. Ricordate, Noi non abbiamo divieti. (Foglie del Giardino di Morya, 323)

Per decenni il materialismo scientifico ha regnato in modo assoluto sulla civiltà occidentale, e gli uomini si sono abituati a considerare tutte le cose in modo materialistico.  Per decenni le ricerche nelle dimensioni che sono oltre la nostra percezione sensoriale furono combattute, ignorate o disprezzate. Ora la scienza scopre che in tutta la natura impera l’amore, e che forze ignote, spirituali, sono alla base di ogni processo vitale.
Lo psichiatra tedesco Karl Jaspers può dire: “Siamo  mortali quando siamo senza amore, immortali quando amiamo”, e molti riescono oggi a comprendere l’intero significato di questa frase.

Nel 1973 due scrittori americani, Peter Tompkins e Christopher Bird, attratti dalle “cose che segnano la strada  verso il nuovo piano di coscienza”, hanno pubblicato il libro “La vita segreta delle piante” in cui sono raccolte le testimonianze di tutte le sperimentazioni intraprese negli ultimi 100 anni, in base alla tematica proposta dalla Società Teosofica. Nel 1975, nella ricorrenza del  centenario di fondazione della Società Teosofica, si può constatare che il compito affidato dai Maestri  a questa società è stato svolto con successo.  Nessuno oggi può ignorare la realtà dello Spirito. Se lo ignora è perché la sua mente pone censure e limiti al suo bagaglio culturale.  Lo Yoga della Bellezza, nella sua dimensione in cui tutte le cose si colorano del violetto colore  acquariano, è la guida sicura verso queste  conquiste.  …
 ( BdB – Introduzione  a “Lo Yoga della Bellezza”  pag. 10-13)

 

 “… Per i Lettori che già sanno usare la psicotematica  …,  e che l’intuizione ha già aperto loro la visione degli orizzonti che si aprono alla nuova umanità…, . gli orrori presentati  come “macchine celibi” alla Biennale d’Arte di Venezia (anno del Signore 1975) non sono opere d’arte e nemmeno espressioni della bellezza, ma forme  aberranti che testimoniano la caduta di tutti i valori  inflazionati  del passato.
 I lettori che si chiedono che cosa è lo Yoga della Bellezza sono coloro che non si sono chiesti perché l’incompetenza e certi metodi terroristici-mafiosi (che sono usati in quasi tutti gli ambienti, e ovunque, oggi) funzionino nello svolgimento delle manifestazioni artistiche e culturali di tutto il mondo, non si sono mai preoccupati dell’artificiosità e delle esterofilia di cui è ammalata  buona parte dell’umanità, né di quei modi con cui il consumismo ipnotizza gli sprovveduti costringendo il Giapponese a vestirsi all’americana, l’Italiano all’inglese, ecc., confondendo usanze e costumi, immiserendo le espressioni spontanee ed uccidendo l’artigianato. Questi Lettori non si preoccupano inoltre di come l’ignoranza dei tecnici, degli scienziati e dei finanzieri rovini l’armonia della natura col creare un mondo artificiale, in cui la Bellezza non può più manifestarsi o non può più essere percepita. Questo  Lettore ha idee confuse riguardo la Bellezza.  E’ generalmente un individuo che non si è mai proposto “di fare della propria vita un’opera d’arte” ma che, seguendo i comandamenti del consumismo e del conformismo, parte la domenica e le feste comandate verso le grandi autostrade che giornalmente mietono vittime in nome del progresso….

Lo sviluppo del senso della bellezza è un fatto individuale, una conquista personale.  Non esiste però una vera personalità nelle espressioni dell’arte, e non può esserci autorità nella Natura.  C’è soltanto lo spirito eterno che si manifesta a colui che lo cerca, dentro di sé e nelle cose.  Chi riesce a percepire lo Spirito nelle sue infinite forme giunge alla fonte da cui ha origine la Bellezza.   L’istinto e l’intuizione sono le guide che ci insegnano a scoprire nella Bellezza ciò che elimina la bruttezza, la volgarità e la meschinità. Chi impara a vivere in modo bello porta felicità attorno a sé. Il mondo ha bisogno di felicità…”  (BdB – Introduzione a “Lo Yoga della Bellezza” pag. 15 – 17) 

“Un bell’oggetto è per l’artista ciò che un concetto filosofico, o un fatto scientifico o l’idea di un  Essere divino, sono per gli altri ricercatori. Il risultato dell’esperienza dell’artista lo porta allo stesso punto, alla visione dello stesso Dio, Tao, Atman o Brahma.
 E quando un individuo ha raggiunto questo punto le varie suddivisioni del Bene, del  Vero e del Bello, come quelle fra occultisti, mistici, artisti, cessano di avere un significato, poiché tutte le cose diventano l’Uno.
 Questa è la base su cui si deve intraprendere la ricerca sperimentale della  bellezza…
Cos’è che crea un’opera d’arte?
Lasciando da parte l’idea astratta della pura bellezza naturale, si deve considerare l’opera d’arte come quella che esprime il principio spirituale della Bellezza. Per ottenere ciò l’artista deve conquistare una sua particolare tecnica e abilità, le qualità terrene che rendono possibile di materializzare ed esprimere qualcosa che appartiene al mondo dello Spirito.
Soltanto ciò crea l’opera d’arte, e le più grandi opere d’arte sono quelle che aprono un più largo spiraglio sul mondo spirituale.”
(Laurence  J. Bendit – “Lo Yoga della Bellezza” – Quaderno “Età dell’Acquario” n. 7/1989  pag. 46-47)

 

29
settembre

INIZIAZIONE ALLE STRADE ALTE

                                                                    

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                    “Nawa Sangga”. 23 ottobre 1947, domenica”

“Chi  cammina nudo sopra il ciglio del monte  -disse dietro di me il sacerdote – è al di là del bene e del  male. Solo se cade in uno dei due abissi che gli si aprono ai lati, o davanti o dietro, cade nel bene o nel male, nel nero o nel bianco, nel buio o nella luce. Il punto da fissare è il Mahameru, quella montagna sacra che è la nostra Essenza che si proietta  nel mondo. Questo è ciò che nel mondo si ignora…..

La voce dietro di me mi spingeva  dal microcosmo nel macrocosmo, mi faceva scoprire i miliardi di abissi che erano dentro di me, che si perdevano nell’Altra Dimensione.  La voce bassa del sacerdote commentava ogni gesto.
 Essa, nel silenzio interiore della mia anima che la musica del gamelan non riusciva a turbare, sondava gli abissi che erano  dentro di me, profondità sconosciute in cui sentivo  annientarsi, poco a poco, tutte le costruzioni del mio passato, tutto il mio passato  con tutte le mie cose.  Sentii la vertigine del vuoto che si andava  formando dentro di me e stavo con le mani aggrappate alle gambe dell’idolo fra cui  sedevo e che pareva osservarmi, tutto chino su di me. Le censure della seconda mente sparivano, e io, coscientemente, ero nella terza mente, avendo vinto la prima, la “pazza di casa”.

Per la prima volta  percepii dentro di me la Voce senza  Suono parlarmi, mentre il danzatore con la sua danza richiamava alla mia memoria come il ricordo di vite, di esperienze passate, e mi sentivo espandere verso tutte le direzioni, in altre sconosciute dimensioni della vita. Di nuovo suonò il gong e il sacerdote mi trascinò via, mentre sentivo ripetere le parole del Rshi Mahadeva fra le due alte ali di pietra del tjandi bentar:

“Iniziato alla  Strade Alte, iniziato alla 6°  Razza Madre, ritorna nel mondo fino all’agosto 1983. Brucia velocemente il tuo karma. Poi noi agiremo dietro di te. La tua vita è Servizio.” …

Infine mi mise in mano perché lo leggessi un grosso trattato di  buddismo tantrico….Lo sfogliai e, stranamente, comprendevo ciò che vi era scritto, senza sapere come ciò potesse avvenire. Per la prima volta usai la psicotematica…”
Il mio corpo nudo, per cui ho sempre avuto tanto pudore, ieri notte passò attraverso nuovi mondi, conobbe le vie alte della Terra, conobbe cose e sentimenti per i quali il mondo non ha ancora parole per esprimere. Era come se il mio corpo si librasse in un cielo buio in cui andassero accendendosi stelle.”
(BdB – “Iniziazione alle Strade Alte” – ed. 1985 pag. 108-112)

 

“ – Ecco, io vengo dal  Tempio di  Han, io vengo a chiamarvi  – dirò. 
Un popolo nuovo si sta unendo ovunque per unire gli uomini che non credono nella guerra, nel bene e nel male, nelle verità di comodo. Vengo a tendere una mano come mi è stato insegnato, con semplicità e spontaneità.
Io, uno che torna dal Tempio di Han”
(BdB – “Il Servizio”  ed. 1988 – pag, 232)

 

 

29
settembre

GEOINGEGNERIA (SCIE CHIMICHE) – TERREMOTI – TSNUNAMI – HAARP

 

Bernardino del  Boca , dal 1969 al 1978,  collaborò, curando la parte antropologica, alla  rivista per soli medici  “In tema di…”. La rivista veniva distribuita gratuitamente alle decine di migliaia di medici di tutta Italia. Fu, nel mondo medico ufficiale,  la prima rivista olistica  ed è l’ennesima prova del lavoro di rinnovamento teosofico delle istituzioni ufficiali svolto da Bernardino del Boca.

Dal suo articolo “Gli Dei dell’aria” pubblicato  nel  novembre 1971:

“L’uomo moderno ha ormai portato ad un livello di autentica scientificità lo studio della meteorologia raggiungendo il sogno secolare della possibilità di previsione e, per quanto lasciano presagire le ricerche più recenti, l’altrettanto  secolare desiderio di influire sul clima, determinando a proprio gradimento pioggia e  sole.  Il futuro operatore che dall’aereo  meteorologico provocherà  con opportuni  metodi  la caduta di pioggia non farà che realizzare un mito della magia primitiva”.   (BdB – “In tema di” pag. 48)

L’articolo vuole evidenziare ai medici che le sostanze irrorate dagli aerei meteorologici potrebbero causare problemi di salute.

 

 

RICERCHE  ATTUALI

 

 

18 novembre 2022

GEOINGEGNERIA

L’agenzia meteorologica spagnola ha confessato che la Spagna viene spruzzata con biossido di piombo, ioduro d’argento e diatomite.

<<Quello spagnolo è stato il primo governo occidentale a includere ufficialmente le “scie chimiche” nella sua Gazzetta Ufficiale. Il Ministero della Salute spagnolo ha autorizzato le unità NBC (Nucleare, Biologica e Chimica) delle Forze Armate e anche l’UME all’uso di biocidi dall’aria. Un mese dopo l’imposizione dello stato di allarme, l’Esecutivo ha giustificato alla BOE che questa tecnica è una delle “più efficaci” contro il coronavirus poiché con “le tecniche di nebulizzazione, termonebulizzazione e micronebulizzazione, tutte le superfici vengono raggiunte con velocità”.
L’Esecutivo ha anche giustificato che le suddette unità “hanno i mezzi personali, i materiali, le procedure e la formazione sufficiente per effettuare le disinfezioni aeree, poiché sono operazioni che svolgono regolarmente, con l’eccezione che invece di utilizzare biocidi lo fanno con altri sostanze chimiche decontaminanti.

Interrogazione alla Commissione europea di prendere posizione in merito.
CHE COS’E’ UNA SCIA CHIMICA?
Le scie chimiche sono scie chimiche o scie chimiche che possono essere viste nel cielo. Molte persone hanno creduto che queste scie di condensazione di lunga durata lasciate dagli aerei ad alta quota fossero in realtà “scie chimiche” costituite da agenti chimici o biologici spruzzati dagli aerei per scopi non divulgati ai cittadini. Lo scopo del rilascio chimico potrebbe essere la gestione della radiazione solare, la modifica del clima, la manipolazione psicologica, il controllo della popolazione umana o la guerra biologica o chimica. Si dice anche che le scie causino malattie respiratorie e altri problemi.>>

Link della notizia:

https://www.voziberica.com/la-agencia-espanola-de-meteorologia-ha-confesado-que-espana-estaba-siendo-rociada-con-dioxido-de-plomo-yoduro-de-plata-y-diatomita/

Link notizia TG TELECOLOR NEWS:
IL GOVERNO SPAGNOLO HA UTILIZZATO LA GEOINGEGNERIA PER IRRORARE BIOCIDI COL PRETESTO DI COMBATTERE LA PANDEMIA

https://www.youtube.com/watch?v=zGuVWsmRg0g&list=PL_peFcGTiK2g_8zM9yWKcHu2I4GQ9u7bV&index=11

“Padroni  del  tempo e del  clima” e “Il sogno di un risiko a colpi di uragano”:
“Il sogno è antico quanto l’uomo: dominare gli elementi atmosferici, piegarli al proprio volere e bisogno. Ma se il sogno è rimasto tale per millenni, da qualche tempo l’uomo sta imparando a trasformarlo in realtà.  Anche se con enormi difficoltà e qualche clamoroso infortunio. Come quello subito dalle autorità cinesi una decina di giorni or sono quando un tentativo di tramutare in pioggia alcune nubi di passaggio su Pechino, afflitta da due mesi di siccità, si è trasformato in disfatta: un fronte freddo ha cambiato la pioggia in neve…..Oggi non meno di 40 Paesi utilizzano questa tecnica, con 150 progetti in esecuzione e un consumo mondiale annuo di circa 50 tonnellate di sali d’argento – anche se si vanno moltiplicando le denunce sulla loro possibile pericolosità per la salute umana – …………Ovviamente può essere ancora più importante limitare le piogge che produrle. Specie nel caso di tifoni e uragani. Per fare ciò è possibile cospargere le nuvole da trattare con un apposito polimero polverizzato in grado di assorbire acqua fino a  1500 volte il proprio peso……la reazione forma una sostanza gelatinosa che cade al suolo, riducendo così l’intensità della precipitazione. I tentativi recenti: 1° ottobre: 18 aerei attrezzati “trattano” le nubi che minacciano la parata militare che celebra i 60 anni della Rpc: in effetti essa si svolge all’asciutto!. 16 ottobre: il sindaco della capitale russa, Yuri Luzkhov, s’impegna a garantire alla città un inverno senza neve disperdendo le perturbazioni in arrivo. Costo stimato: 6 milioni di dollari (contro 10 milioni per lo sgombero della neve); 2 novembre: Pechino: L’ufficio per la modifica e il controllo del clima decide di impiegare 186 dosi di ioduro d’argento per inseminare un sistema nuvoloso in transito allo scopo di limitare i danni di una persistente siccità: Ma un repentino calo della temperatura trasforma la pioggia in un’abbondante nevicata……LE ONDE CONTROVERSE DI HAARP:  la sigla significa High Frequency Active Auroral Research Program, cioè “programma di ricerca attiva aurorale ad alta frequenza”. Il sito è posto presso Gokona, in Alaska, ed è dotato di 180 piloni alti 22 metri l’uno, ciascuno con una doppia  antenna, che emette onde ad alta frequenza fino a quote di 350Km grazie a generatori do 3,6 MW di potenza (oltre 70 volte la più potente stazione radiofonica Usa). Scopo ufficiale dell’impianto è studiare la ionosfera per migliorare le tlc militari, ma si teme che onde radio di tale potenza possano raggiungere l’atmosfera di paesi anche molto lontani alterandone i campi magnetici e la meteorologia… Da che mondo è mondo molte delle maggiori invenzioni sono nate con finalità militari: oppure  ne hanno trovata rapidamente una.  Non potevano fare eccezione, ovviamente, anche i tentativi di modificare il clima…A parte alcuni vaghi esperimenti condotti negli anni 40 dalla marina Usa in Nuova Zelanda per provocare tsunami artificiali, il primo tentativo storico di manipolare il clima a fini bellici fu condotta dall’esercito americano in Vietnam. L’operazione “Popeye”, tra il marzo 1967 e il luglio 1972, tentò di rendere impraticabile, allagandola con piogge artificialmente provocate, la cosiddetta pista di Ho Chi Min…Più seri e determinati i piani contemporanei di controllo climatico: il più ambizioso è il programma lanciato nel 1996 dall’Accademia dell’aviazione Usa: “il tempo come moltiplicatore di forza: dominare la meteorologia nel 2025”. Esso mira a creare le condizioni meteo più favorevoli per effettuare le missioni aeree. Dalla possibilità di favorire le missioni amiche o di annientare quelle avversarie, fino al potere di assicurare il dominio di comunicazioni globali e controllo spaziale, le modificazioni meteo offrono ai piloti militari un’ampia gamma di opzioni per sconfiggere o reprimere un  avversario …  Ricadono in questa casistica le inondazioni artificialmente provocate; le modificazioni delle correnti oceaniche (si sa che El Nino e la Nina possono causare enormi effetti sulla piovosità di vastissime regioni, ma anche la  modifica dell’estensione delle calotte polari può avere forti conseguenze militari): la citata deviazione di tempeste tropicali ….l’apertura di buchi nella calotta protettiva dell’ozono (ufficialmente per alterare le comunicazioni militari a onde ultra-corte) di fatto per poter variare anche qui clima e abilità umana: il prototipo di questo progetto è l’Haarp….E, last but not least, la paventata possibilità di causare terremoti, ipotesi che rasenta la fantascienza ma che, secondo alcuni studiosi del grande fisico inventore serbo Nikola Tesla, non sarebbe affatto utopica. Per alcuni organi di stampa cinesi  il sisma che l’anno scorso devastò la provincia cinese del  Sichuan causando 70mila vittime sarebbe il risultato di un esperimento Usa”.    (da  ”Il sole24 ore” del  9-11-2009)

 

«SEMINE» DI FERRO NEGLI OCEANI. «GIOCARE» CON LA NATURA

Nuvole gonfiate e aerosol salveranno la Terra?

Geoingegneria, la (buona) scienza che manipola il clima

 

Ipotesi di nave della Silver Lining per «seminare» il cieloIpotesi di nave della Silver Lining per «seminare» il cielo

MILANO – Un tramonto rosso fuoco perenne e specchi giganti nello spazio per riflettere la luce solare. Orizzonti alla Blade Runner, ma non è fantascienza. È il futuro (forse) del nostro pianeta: ipotesi di ingegneria climatica che sono già al vaglio degli esperti. La geoingegneria è una realtà – complessa – che sta mobilitando la comunità scientifica internazionale. E che fa discutere. Il suo scopo è quello di combattere il surriscaldamento globale. Ma gli interventi e i tempi prospettati sono molto diversi tra loro: c’è chi studia l’immagazzinamento e lo smaltimento di anidride carbonica e c’è un ramo più radicale che propone esperimenti «solari», che mutino o catturino le radiazioni a livello della stratosfera.
INTERVENTI - «A mio parere, mentre ha senso la rimozione di CO2, sono ancora inopportuni interventi di altro tipo», spiega Antonello Provenzale, ricercatore dell’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima (Isac) del Cnr di Torino. «Prima di agire ci sono dei fattori che vanno presi in considerazione: la sostenibilità nel tempo di azione del genere, la loro effettiva efficacia e la nascita di ampie alleanze geopolitiche in grado di sostenerle». Le teorie al vaglio degli scienziati spaziano per cieli, terra, aria e mari: si va dalla «semina» di ferro negli oceani, per aumentare la presenza dei microrganismi che intercettino la CO2 all’adozione di specie di piante ad alto potere riflettente, alla messa in orbita di giganteschi parasole. Ma l’idea più discussa riguarda l’uso di gas aerosol come l’anidride solforosa da immettere con costanza nella stratosfera per riflettere la luce solare. Controindicazioni del caso: secondo alcuni studiosi (e detrattori della teoria), le emissioni assottiglierebbero lo strato di ozono. In realtà i gas aerosol sono già presenti nell’atmosfera. Non solo. «Negli ultimi anni», chiarisce Provenzale, «sono state individuate altre due cause oltre all’effetto serra che hanno provocato l’innalzamento delle temperature: la massiccia deforestazione e l’uso di gas aerosol di origine antropica, specie in Cina e nel Sudest asiatico». Una differenza però c’è: «Rispetto all’anidride carbonica, questi gas stanno meno tempo nell’atmosfera, circa 10-15 giorni».

MANIPOLARE IL CLIMA - Intanto l’idea di manipolare il clima ha già catturato l’attenzione di plurimiliardari come Bill Gates, Richard Branson e il fondatore di Skype Niklas Zennstrom. La politica, per ora, punta su studi o interventi mirati. Lo scorso autunno il Bipartisan Policy Center (un’organizzazione non profit fondata da quattro ex senatori Usa, due repubblicani e due democratici) ha invitato la Casa Bianca a creare «un programma di ricerca federale». Scienziati delle università inglesi hanno organizzato un test per pompare nella stratosfera particelle chimiche. Esperimento abortito. Anzi, rimandato.

RISCHI - Anche perché è stata proprio la Royal Society britannica, alla conferenza sul clima di Durban nel 2011, a presentare un rapporto sugli scenari della geoingegneria: «Giocare con la natura in questo modo deve essere solo una soluzione estrema», scrivono gli scienziati inglesi, «ed è comunque una soluzione pericolosa». Sulla stessa linea anche un report commissionato dal ministero dell’Educazione e della Ricerca tedesco, che auspica «ulteriori ricerche» e sostiene che «le conseguenze dell’utilizzo di queste tecniche non possono essere stimate con la precisione necessaria». Nessun allarmismo in Cina, invece, dove si ipotizzano nuove frontiere. E dove gli effetti della geoingegneria sono già tangibili. Mentre in altri Paesi sono state sperimentate solo occasionalmente, a Pechino e nella regione di Jilin le piogge artificiali – grazie a nuvole «gonfiate» con ioduro d’argento – sono una realtà. E il governo sta pianificando di estendere l’esperimento ad altre cinque zone.

Emanuele Buzzi10 marzo 2012 (modifica il 15 marzo 2012)

 

Sono  sempre più numerosi i ricercatori che divulgano notizie in merito a questo  argomento anche  attraverso libri, siti internet, trasmissioni televisive .  Nel corso del programma televisivo “Voyager” del 5 ottobre 2012   un ricercatore ha affermato che il controllo mondiale sul clima già in essere è da completarsi entro il 2025.

Ne parla anche il TG1  del 10 maggio 2007:  https://www.youtube.com/watch?v=Bb_Zi42g5WA

 

 

29
settembre

VEGETARIANESIMO – VIVISEZIONE

Nel  1908 l’Ordine di Servizio Teosofico  fondò,  tra le altre,   la lega  contro la  vivisezione.

“Un’altra fonte di miseria e di sofferenza  per l’umanità intera sono le crudeltà e le sofferenze  con cui affliggiamo la vita degli animali. La nostra mentalità egoista e limitata non ci permette di pensare veramente a queste sofferenze; non ci permette di reagire alle atroci agonie degli animali di grossa mole che vengono stipati in spazi insufficienti, tormentati dalla sete, dallo sfinimento nelle stazioni  in interminabili attese nei carri bestiame piombati; come non ci fa reagire abbastanza alla vivisezione, alle corride, e a tutti gli altri modi con cui l’uomo. unico vero essere feroce del creato, fa soffrire gli animali, e quegli esseri umani che egli considera inferiori o nemici.
Quando l’uomo acquista il senso di responsabilità  diventa vegetariano, non soltanto perché riconosce che il mangiare carne di cadavere è nocivo alla salute, ma soprattutto perché non vuole rendersi responsabile della sofferenza e della morte degli animali.
 Il Vescovo-teosofo  G.R. Arundale ha espresso molto bene il concetto di interdipendenza fra la sofferenza degli animali e la guerra con queste parole:

“Ogni volta che  vedo una tavola da pranzo con sopra carne e pesce, so di guardare ad uno dei semi della guerra e dell’odio  -un seme che si svilupperà in una malerba di atrocità.  Ogni volta che leggo  di partite di caccia, so che sto leggendo di un seme della guerra e dell’odio.
Ogni volta che leggo o sento di vivisezioni, so che altri semi di guerra e di odio sono stati seminati, e le future generazioni raccoglieranno  guerra  e  odio.  Ogni volta che leggo e vedo crudeltà verso  gli animali, so che un’altra guerra è vicina”                                                                                                                                                                                                                                                               (BdB – “La Dimensione Umana” – ed. 1971 pag. 293-294;  ed. 1986 – pag. 218; ed. 2006 pag. 266-267)

 

“ Ricordate che il  momento più importante è quello in cui scegliete ciò che volete mangiare; vi  sono prodotti  biologici, ecologici ed etici
Per ogni  evenienza non dimentichiamo che l’essere umano  è  fatto per consumare  acqua, frutta  ed  ortaggi  freschi, prodotti oleosi, cereali integrali, uova  e più raramente (meglio ancora astenersi)  pesce e carne . Il tutto deve essere coltivato e nutrito senza prodotti  chimici.
 E’ vero che oggi vi è una spada di Damocle che pende sulla testa degli uomini: si tratta degli alimenti transgenetici  (OGM) i  cui dannosi effetti non possono ancora essere valutati;  le multinazionali che vogliono divenire sempre più ricche e potenti, ne hanno la piena responsabilità e fanno di  tutto per ottenere i loro guadagni  come  se la natura avesse bisogno di essere manipolata  e trasformata quando produce per conto suo ortaggi, frutta e cereali  sani, buoni  e nutrienti per sopperire ai bisogni dell’uomo”.     (BdBRivista “Età dell’Acquario” n. 119/2000  pag. 6-7 )

“Questa rivista può capitare in tutte le mani, anche nelle mani di quella categoria di spiritualisti che basano la loro spiritualità non sul modo di vivere e di sentire, ma soltanto su quanto offre loro la “conoscenza” della spiritualità. Questi non potranno capire nulla di quanto viene qui scritto. …Coloro che accettano lo spiritualismo soltanto con la mente si fermeranno alle parole ed ai concetti con spirito critico. Per loro la lettura  di  queste pagine sarà soltanto una perdita di tempo. Per comprendere  ciò facciano un  esperimento:  vadano in una macelleria o in un allevamento di animali destinati  al macello o si rechino nelle vicinanze  di un  mattatoio. Se rimarranno  insensibili alle vibrazioni di questi luoghi devono convincersi  che questa rivista è  –per ora-  incomprensibile  per loro.”      (BdB – Rivista Età dell’Acquario n. 1/1971)

“Tutti gli esperimenti sugli animali prigionieri e per nulla d’accordo ad essere torturati e uccisi dall’uomo, non portano che male a tutta l’umanità, che ignora che una giustizia divina castiga, presto o tardi, chi fa il male anche in buona  fede. Le sofferenze psichiche e fisiche che ognuno procura agli altri sono le negatività che trattengono l’umanità nelle nebbie opache della materia e del consumismo egoistico, con tutte le loro conseguenze. Volgiamoci verso la nostra supercoscienza ed essa ci saprà guidare fuori dalle nebbie e dal materialismo.”    (BdB – Rivista  Età dell’Acquario n. 76/92)

 

“Quando 150 anni or sono, cioè quando si vuole far cominciare storicamente la nascita della vivisezione, iniziarono i primi esperimenti cosiddetti scientifici sul modello animale, si ebbero immediate reazioni negative di fronte a queste nuove barbarie pseudoscientifiche.   Allora le ragioni erano soprattutto di carattere etico, mentre per la controparte scientista i risultati “facevano progredire nel campo della ricerca”. Ora gli antivivisezionisti, nella quasi totalità vegetariani e animalisti,  tengono a far sapere che le loro tesi, pur mantenendo  un carattere etico e religioso, vengono ulteriormente suffragate da un carattere filosofico, cioè epistemologico (filosofia della scienza), soprattutto nel campo della vivisezione. I fagocitatori della  vivisezione potrebbero elencare i vantaggi della ricerca valendosi dell’uso dei modelli animali e per controparte gli antivivisezionisti potrebbero elencare invece le decine di migliaia di vittime di farmaci che hanno dato ottimi risultati sugli animali e sono stati devastanti per l’uomo.
Ora ci chiediamo: che cos’è la scienza? E’ una dea che immola le sue vittime per edificare se stessa in un luogo distante dalla nostra Terra?
Quali sbocchi della ricerca alla fine di questo secolo?  Esiste una teoria unificata del metodo scientifico per stabilire che quel modo di procedere è quello giusto?
Sul “Corriere della Sera” dell’8 giugno 1986 Marcello Pera commentando la presenza del più grande epistemologo di questo secolo, K. Popper,  ad un convegno all’Università di Pavia, dice: “Eppure nonostante questa apparente irresistibile marcia verso l’unificazione, non tutto rientra ugualmente bene in questo schema. Il punto cruciale è che tale schema presuppone che una teoria consegni sempre alla successiva il testimone dei risultati empirici raggiunti senza metterlo in discussione.  Esso presuppone perciò una filosofia empiristica in cui non abbiano un peso, o ne abbiano uno trascurabile, le visioni  del mondo.  La storia della scienza  –una storia che si ripete ogni giorno-  mostra che così non è.  Vi sono casi importanti in cui la partita tra due teorie si giova non sul bilancio di guadagni e perdite empiriche, ma  su questioni filosofiche, metafisiche, estetiche e magari teologiche. In questi casi, la scelta di una teoria passa attrverso una discussione in cui gli esperimenti contano poco o nulla, o perché ciascuna delle teorie rivali ne ha di buoni, o perché non riconosce migliori gli altri, o perché non accetta i presupposti delle interpretazioni delle teorie rivali”.
I più arditi tra gli epistemologi  moderni dicono che le scoperte che mutano il corso dell’umanità possono trovare più facile ispirazione in un laboratorio di teatro, di danza, nei sogni, piuttosto che in un asettico laboratorio di camici bianchi.  Con le nuove scoperte della filosofia della scienza in cui le ragioni del cuore determinano la direzione della scienza stessa si scioglie il grande nodo che vede uniti e opposti il materialismo e la superstizione religiosa.
Stiamo per assistere ad una riconciliazione che preclude alla seconda iniziazione planetaria: la realizzazione della spiritualità al di là di vuoti formalismi ed il controllo della materia con la luce del cuore.  Un sogno. Quanto tempo ci vorrà per realizzarlo da questo faticoso inizio di fine secolo non lo sappiamo. E’ certo che le cellule più sensibili del corpo planetario, coloro che sono molecolarmente più leggeri  per il giudice neutro ed imperioso della vita, si sublimeranno nell’Atanor evolutivo e passeranno su un piano di coscienza diverso lasciando le apparenze sempre uguali.
Quando gli altri seguiranno si potrà ricostruire la Terra come il giardino terrestre, il Paradiso perduto: seguiranno le catene evolutive.
Una cosa è certa: la Terra è ad un punto cruciale rispetto ai tempi lunghi per la coscienza relativa dell’uomo attuale.  (G. Pisani – La vivisezione: un crimine contro l’uomo – Rivista Età dell’Acquario n. 63/89 pag. 23)

 

RICERCHE  ATTUALI

Sono  sempre più numerosi  coloro che seguono un’alimentazione  vegetariana  o  vegana  sia per il principio etico di non infliggere danno agli animali che per igiene.   Alcuni affermano che  l’ igienismo non può prescindere dall’ eticità e  che quindi sono ovviamente contrari ,oltre che all’assunzione di carne e pesce , anche verso  tutte le forme di  sofferenza animale. 
Noti  scienziati, dichiaratamente vegetariani, non si sono  però mai paradossalmente  pronunciati  in merito alle atroci sofferenze causate agli animali dalla  vivisezione.

Gandhi  (che condivise il carcere con la teosofa  Annie  Besant) affermò che la vivisezione era  da considerarsi  fra gli atti più gravi di magia nera.

Nel secolo XX sono nate in tutto il pianeta molte  associazioni  che   divulgano  le idee   vegetariane, vegane,  antivivisezioniste,  animaliste.
Sono anche numerosi  i  ricercatori che si occupano  delle sperimentazioni  transgeniche,  in particolare degli OGM,  verso l’introduzione dei  quali vi sono forti opposizioni in tutto il pianeta.   (vedi categoria  Genetica ecc.)

 

“…E ora occupiamoci del regno animale, dei nostri fratelli minori:  il  Buddha, nel Dhammapada, affermava che mangiare carne spegne il seme della grande compassione. E non permetteva che questo accadesse ai suoi discepoli.  Anche i Veda se ne occupano in vari modi, esortando sempre l’uomo a scorgere lo stesso principio della vita in tutti gli esseri viventi. “La filosofia dei Veda –scrive il prof. Steven Rose nel suo libro Il vegetarianesimo e le religioni del mondo -  riconosce appieno agli animali la capacità di raggiungere stati di spiritualità elevata”. E’ questa una tradizione religiosa che ravvisa l’uguaglianza  spirituale di tutti gli esseri viventi, poiché “una sola è la vita, sebbene gli uomini la chiamino con nomi diversi”. Tale concetto trova anche conferma nelle dottrine teosofiche…

L’uomo, nell’uccidere gli animali per la propria sopravvivenza, manca di onorare la legge di armonia e di amore che regge l’universo. Non uccidere significa non solo rispettare il diritto alla vita di tutti gli esseri animati ma anche orientare il proprio animo verso la nonviolenza, evitando per quanto possibile di provocare sofferenza. Cambiare la propria dieta significa cambiare anche il proprio modo di vivere, le proprie percezioni, la propria sensibilità, poiché la qualità di ciò che ingeriamo condiziona tutto il nostro essere.

Presso i popoli antichi la dietetica non esisteva, come specifico settore della medicina, ma era integrata in un complesso di norme igieniche, legislative, religiose e filosofiche, in conformità alla visione unitaria che allora si aveva dell’essere umano e del mondo.   Anche lo spirito dei popoli orientali è stato sempre alquanto incline al vegetarismo, cioè ad un modo di nutrirsi pacifico e senza crudeltà. E questo non solo per motivi igienici ma soprattutto etici. In nome della compassione per tutte le forme di vita passibili di sofferenza, tradizioni  come il buddhismo, ma non solo, hanno disseminato tra le folle questo ideale. Inoltre nel secolo scorso l’India ha contribuito ad illuminare il mondo con la figura del  Mahatma Gandhi, il cui messaggio di non violenza e compassione ha portato notevole incentivo all’ideale vegetariano.

Pure sant’Agostino, san Benedetto e san Basilio (ma certo l’elenco è ben più lungo) capirono l’importanza di proporre una dieta vegetariana fra le loro regole.   In una diatriba del IV secolo d.C. fra san Girolamo e Geronimo riguardo agli animali il primo, riferendosi a Platone e a san Paolo, propugnava come utile all’elevazione spirituale  l’astensione dalle carni e contrapponeva alla tesi del secondo varie argomentazioni riguardanti il ruolo degli animali nell’economia del mondo.  L’esigenza di astenersi da determinati  cibi per favorire l’esperienza spirituale è ricorrente in tutte le tradizioni religiose antiche e fatto ben noto anche ai Padri della Chiesa, che si fecero convinti sostenitori dell’astinenza dalla carne. I trattati in difesa di questa pratica, tanto di epoca patristica quanto medievale, non mancano mai di citare gli esempi  dei filosofi dell’antichità, dei  gimnosofisti  indiani o degli asceti di altre dottrine.  In genere si riportano le testimonianze degli antichi come esempi positivi, a cui l’esperienza cristiana può conferire completezza e pienezza.  San Girolamo, per esempio, confutando l’eretico Gioviniano che rifiutava l’astinenza dalla carne, riporta  gli esempi di Pitagora, Socrate e Antistene che la praticavano e la raccomandavano.  A detta di Origene era divenuto celebre tra i cristiani il motto del filosofo scettico Sesto Empirico: “Astieniti  e sopporta”. Clemente Alessandrino si appoggia sull’autorità dei pitagorici per affermare che mangiare carne e bere vino è proprio delle bestie più che dell’uomo (Guidalberto  Bormolini –I vegetariani  nelle tradizioni spirituali – ) Per facilitare la comprensione di questo influsso una breve premessa:  i  filosofi e gli studiosi antichi non erano semplicemente persone interessate a qualche astrattezza ma soprattutto esempi di vita. Aderire ad una scuola filosofica comportava una disciplina globale che toccava ciascun aspetto quotidiano, tra cui il modo di vestirsi, cibarsi, ecc. Ciò doveva  servire ad andare oltre il piano della materia, ad entrare in contatto con quelle energie o esseri divini che guidano la creazione.    Le scuole pitagoriche per esempio erano delle vere e proprie comunità religiose che “sfornavano” sapienti, dotti, vere e proprie guide spirituali. In questi contesti  ci si asteneva dal vino, da tutte le carni animali, dal pesce e dai cibi come uova, funghi e aglio, che venivano  considerati un ostacolo all’acutezza e alla purezza del pensiero. Pitagora raccomandava inoltre di non immolare animali agli dei, di rispettarli e di non arrecare loro il minimo danno, applicando scrupolosamente a tutti questi  esseri  le norme della giustizia. Ma potremmo citare Platone, gli stoici, gli antichi egizi, i misteri eleusini, quelli orfici ecc., oltre che la Genesi dove Dio disse ad Adamo: “Ecco io vi do ogni erba che produce seme e che è su tutta la terra e ogni albero in cui è frutto, che produce seme: saranno il vostro cibo”.  In questo beato stato originario l’uomo era in armonia con il creato e non gli era concesso di cibarsi uccidendo animali, per rispetto della vita: gli esseri dotati di nefesh (anima) non potevano servire da cibo.

Ebbe a dire un bramino: “Come può lo spirito divino penetrare i sensi di un uomo che mangia carne? Essa gonfia il corpo, devasta l’anima e distrugge l’armonia el cosmo”.

La Teosofia aggiunge inoltre che è dovere dell’uomo verso se stesso quello di purificare i suoi veicoli per farne  strumenti  perfetti  al servizio del Logos, limpidi canali della Grazia Divina. E ci rammenta che per essere così puri  i nostri veicoli  non possono essere contaminati con tali alimenti, che turbano l’armonia intrinseca del corpo e, di conseguenza, di ogni altro livello di manifestazione.

Per tutte queste ragioni (ma certo l’elenco non è esaustivo) e per la nostra evoluzione, ritengo sia necessario impostare con nuove modalità la nostra esistenza.  Ho fatto solo alcuni esempi di come possiamo vivere in modo più compassionevole verso i nostri fratelli minori, ma sono certa che ognuno, grazie alle sue esperienze personali, potrà aggiungerne molti altri, testimonianze che rendono la nostra vita ancor più nobile, altruistica, giusta e degna di essere vissuta.

Sia questo il nostro desiderio ardente affinchè possiamo rendere onore all’infinita Perfetta Armonia del Tutto.

(L’albero del  sandalo bianco, in supremo atto d’amore, profuma l’accetta del taglialegna che lo colpisce).    (Patrizia Calvi Moschin – dall’articolo “La compassione verso i regni della Natura” – Rivista Italiana di Teosofia n. 7/2008)   ( vedi parte dello stesso articolo,  relativa  al regno vegetale e agli Ogm,  nella categoria “Genetica” )  

                         

 “Secondo il quotidiano inglese The Guardian il principale consulente scientifico del governo britannico ha pronto un rapporto in cui sottolinea come il Regno Unito debba adottare la produzione di OGM.  La  “rivoluzione verde” di Johan Beddington passa attraverso l’adozione di OGM. E’ necessario un aumento delle colture che resistono anche in condizioni climatiche sfavorevoli per affrontare un mondo che va incontro a cambiamenti climatici e un forte aumento demografico. “Sono necessarie tecniche e tecnologie provenienti da diverse discipline, come la biotecnologia e l’ingegneria, o settori ancora meno esplorati, come la nanotecnologia” afferma nel documento che verrà presentato alla conferenza degli agricoltori di Oxford. Secondo lo scienziato le nuove tecnologie e i prodotti geneticamente modificati sono il mezzo per raggiungere gli obbiettivi economici, ambientali e sociali del paese; ovvero combattere il cambio climatico ed incrementare la produzione di alimenti di una popolazione mondiale che si prevede raggiungerà 9 miliardi di abitanti nei prossimi 30 anni – un incremento di 3 miliardi di persone rispetto oggi. Ma se in passato, grazie alla fiera opposizione degli ambientalisti, il governo britannico aveva desistito dall’introdurre su larga scala gli ogm (nonostante gli sforzi per condizionare l’opinione pubblica)  e ora, a causa della crisi economica, di alcuni studi della Royal Society e dell’aumentata pressione da parte delle industrie del settore, il programma è ripartito e l’appello di Beddington potrebbe rafforzare le intenzioni del governo.”
( dal sito “greenplanet.net” – 2/1/2010 – “Gran Bretagna transgenica?)

Il ministro dell’economia italiana, nel corso di alcune recenti trasmissioni televisive, ha dichiarato che dalla crisi economica/finanziaria globale si uscirà allorchè  verranno introdotte a livello mondiale le energie rinnovabili e le biotecnologie. Dalla trasmissione televisiva “Anno Zero” del 6-3-2008: “ da tutte le crisi si esce con una modifica della struttura produttiva….. dalla seconda guerra mondiale si uscì passando dal cavallo al jet; da questa crisi si uscirà con le energie rinnovabili e le biotecnologie. Lo scenario economico cambierà radicalmente…..”

“….la scienza, che per definizione non può essere dogmatica, rischia di diventarlo quando nega il carattere fuzzy sfumato e controverso di molte delle sue conclusioni. Nuove malattie create dalla diagnostica medica, prolungamento artificiale della vita e della morte, potenzialità delle staminali embrionali o adulte, cambiamento climatico, sostanze cancerogene, OGM: su questi e altri temi si fronteggiano modelli interpretativi e temi di pensiero rivali, e i dogmi  servono solo a mascherare l’incertezza…”   (da “Il sole24 ore” 20-9-2009 pag. 39 “Martha e i suoi nemici”)

 

Crolla il valore scientifico del topo come modello delle malattie letali nell’uomo

(Mice Fall Short as Test Subjects for Human’Deadly Ills)

Per decenni, i topi sono stati la specie più utilizzata nello studio delle malattie umane. Ma adesso i ricercatori hanno ottenuto la prova che il modello murino sia stato totalmente fuorviante per almeno 3 diversi tipi di patologie mortali (sepsi, traumi e ustioni). Di conseguenza, essi affermano, che anni di lavoro e miliardi di dollari sono stati sprecati seguendo false piste.Ciò non significa che il topo sia un modello inutile per tutte le malattie umane. Tuttavia, essi sollevano interrogativi su patologie come quelle che riguardano il sistema immunitario, inclusi cancro e disturbi cardiaci.“Il nostro articolo apre la possibilità ad una situazione parallela di essere presente”, dice il Dr. H. Shaw Warren, un ricercatore sulla sepsi all’Ospedale Generale del Massachusetts e uno degli autori principali del nuovo studio.

 

L’articolo, pubblicato lunedì in “Proceedings of the National Academy of Sciences”, aiuta a spiegare perché sono falliti tutti i circa 150 farmaci, testati con enorme dispendio su pazienti affetti da sepsi. Tutti i test farmacologici si basavano sullo studio dei topi. E adesso viene dimostrato che i topi possono avere qualcosa che assomiglia alla sepsi negli uomini, ma in realtà è una condizione molto diversa da quella umana.
Esperti medici non legati a questo studio hanno detto che i risultati dovrebbero cambiare il corso della ricerca a livello mondiale per tale fatale e frustrante patologia. La sepsi, una reazione potenzialmente mortale che avviene quando il corpo prova a lottare contro un’infezione, colpisce 750 000 pazienti all’anno negli USA, uccide da un quarto alla metà di essi e costa alla nazione 17 miliardi di dollari all’anno. E’ la principale causa di morte nelle unità di terapia intensiva.
“Questo è un cambiamento rivoluzionario”, dice il Dr. Mitchell Fink, un esperto della sepsi dell’Università della California di Los Angeles, riguardo al nuovo studio.
“E’ strabiliante”, dice il Dr. Richard Wenzel, ex direttore del dipartimento di medicina interna alla Virginia Commonwealth University e già redattore del ‘New England Journal of Medicine’. “Hanno assolutamente ragione”.
Risposte immunitarie potenzialmente fatali avvengono quando il sistema immunitario di una persona iperreagisce a ciò che percepisce come un segnale di pericolo, incluse molecole tossiche da batteri, virus, funghi o proteine rilasciate da cellule danneggiate da traumi o ustioni, dice il Dr. Clifford S. Deautschman, che dirige le ricerche sulla sepsi all’Università della Pennsylvania e non ha fatto parte dello studio.

Il sistema immunitario accelerato rilascia le sue proteine in quantità talmente elevate che i capillari iniziano a perdere sangue. La perdita diventa eccessiva, e il siero fuoriesce dai piccoli vasi sanguigni. La pressione sanguigna cala, e gli organi vitali non ricevono più sangue sufficiente. Nonostante gli sforzi, i medici e gli infermieri in un reparto di terapia intensiva o pronto soccorso possono non essere in grado di fronteggiare queste perdite, fermare l’infezione e il danno tissutale Successivamente vi è il collasso degli organi vitali.
Il nuovo studio, che è durato 10 anni e ha coinvolto 39 ricercatori in tutto il Paese, è iniziato studiando i globuli bianchi di centinaia di pazienti con gravi ustioni, traumi o sepsi, per vedere quali geni venivano usati dai globuli bianchi nel rispondere a questi segnali di pericolo.
I ricercatori hanno trovato alcune informazioni interessanti e accumulato un grande numero di dati, rigorosamente raccolti, che dovrebbero contribuire a far progredire il settore, ha detto Ronald W. Davis, esperto di genomica presso la Stanford University e autore principale del nuovo studio. Alcuni dati sembravano consentire la previsione di chi sarebbe sopravvissuto e chi sarebbe finito in terapia intensiva, aggrappandosi alla vita e, spesso, morendo.
Il gruppo aveva cercato di pubblicare le sue scoperte in diversi giornali. Un’obiezione, afferma il dottor Davis, era stata che i ricercatori non avevano dimostrato come i topi fornissero la stessa risposta genica.
“Erano così abituati a fare studi sui topi che per loro era quello il solo modo di convalidare le cose”, ha detto. “Hanno la cura dei topi talmente radicata che dimenticano che noi stiamo, invece, cercando di curare gli esseri umani.”
“Questo ci ha fatto pensare”, ha continuato. «Lo stesso avviene nei topi, oppure no?”
Il gruppo decise di indagare, aspettandosi di trovare alcune somiglianze. Ma quando i dati furono analizzati, non ve ne era alcuna.
“Eravamo proprio spiazzati” ha detto il dr.Davis.
I fallimenti dei farmaci divennero chiari. Ad esempio, un gene poteva essere attivato spesso nei topi, mentre il gene equivalente veniva soppresso negli esseri umani. Una sostanza che agiva nei topi disattivando un gene poteva avere una risposta letale nell’uomo.
Ancora più sorprendente, ha affermato il dr Warren, è che condizioni diverse nei topi – ustioni, traumi, sepsi – non creavano la stessa risposta. In ognuna di queste condizioni entravano in azione gruppi di geni diversi, mentre negli esseri umani geni equivalenti vengono utilizzati in tutte e tre le condizioni. Questo significa, ha detto il dr Warren, che se i ricercatori possono trovare un farmaco che funziona per una di quelle condizioni nell’uomo, potrebbe funzionare per tutte e tre.
I ricercatori hanno provato per più di un anno a pubblicare il loro studio, che ha dimostrato non esserci alcuna relazione tra le risposte genetiche dei topi e quelle degli esseri umani. L’hanno presentato a Science e Nature, nella speranza di raggiungere un vasto pubblico, ma entrambi i giornali lo hanno rifiutato.
Science e Nature hanno dichiarato che la loro politica è di non fare commenti su di un documento rifiutato, e nemmeno di far sapere se è stato presentato. Ma, Pinholster Ginger di Science ha dichiarato: la rivista accetta solo circa il 7 per cento dei circa 13.000 studi presentati ogni anno, quindi non è raro che uno studio debba girare a lungo.
Inoltre, il dr Davis ha detto, i revisori non avevano evidenziato errori scientifici. Invece, ha dichiarato, la risposta più comune è stata “Deve essere sbagliato. Non so il motivo per cui è sbagliato, ma deve essere sbagliato.”
I ricercatori si volsero, dunque, verso Proceeding of the National Academy of Sciences. In qualità di membro dell’accademia, il dottor Davis poteva suggerire i recensori per il suo studio e propose i ricercatori che pensava avrebbero dato al lavoro la giusta attenzione. “Se a loro non piace, voglio sapere perché”, ha detto. I revisori hanno consigliato la pubblicazione e il comitato di redazione della rivista, che valuta in modo indipendente gli studi, ha concordato.

Alcuni ricercatori, leggendo lo studio oggi, dicono che sono stupefatti, allo stesso modo i  cui i ricercatori lo furono quando videro i dati.
“Quando ho letto lo studio, sono rimasto sbalordito da quanto i dati provenienti dai topi siano sbagliati,” ha detto il dott. Fink. “E ‘davvero incredibile – non vi è alcuna correlazione. Questi dati sono così convincenti e così consistenti che penso che gli enti di finanziamento ne stiano prendendo nota. “Fino ad ora, ha detto,” per ottenere i finanziamenti, si doveva proporre esperimenti che utilizzavano il modello animale.”
Eppure c’era sempre stato un indizio importante che i topi non potevano davvero imitare gli esseri umani in questo ambito: è molto difficile uccidere un topo con una infezione batterica. I topi hanno bisogno di un milione di volte più batteri nel sangue rispetto a quelli che uccidono una persona.
“I topi possono mangiare spazzatura e cibo che è in giro ed è marcio,” ha detto il Dr. Davis. “Gli esseri umani non possono farlo. Siamo troppo sensibili “.
I ricercatori hanno detto che se riuscissero a capire cosa rende i topi tanto resistenti, potrebbero forse trovare il modo di rendere le persone resistenti.
“Questo è un documento molto importante”, ha dichiarato il Dr. Richard Hotchkiss, un studioso di sepsi alla Washington University che non ha partecipato allo studio. “Esso dice con forza –  di andare dai pazienti e prendere le loro cellule. Prendere i loro tessuti ogni volta che si può. Prendere le cellule dalle vie respiratorie. ”
“Per capire la sepsi, si devono studiare i pazienti”, ha detto.

Questo studio è stato revisionato
Correzione: 11 febbraio 2013
Una precedente versione di questo articolo ha errato nell’indicare la posizione del Dr Wenzel. Egli èstato presidente del Dipartimento di Medicina Interna della Virginia Commonwealth University. Attualmente non ne è il presidente.

EQUIVITA, Comitato Scientifico Antivivisezionista
 
www.equivita.it; 

29
settembre

SESSUALITA’

“Una bambina americana di cinque anni, alcuni anni fa, ha dato inizio alla nuova era del pensiero. Fu udita dire alla governante che la portava a letto: “Oggi è  stata una giornata molto più bella di ieri”. E alla domanda della governante incuriosita di conoscere che cosa avesse avuto quel giorno di più bello del precedente, la bambina ha dato questa straordinaria risposta:
“ Ieri sono stati i pensieri  a portarmi attorno, ma oggi sono stata io che li ho portati attorno”.

La prossima umanità, quella che avrà raggiunto il nuovo piano di coscienza, è tutta in queste parole. Purtroppo sfuggirà a molti, forse, il loro profondo significato, ma non ai sociologi e agli antropologi che da alcuni decenni cercano appunto di superare le limitazioni della cultura che si  impone, dal di fuori, con leggi che ancora ignoriamo.
 Emile Durkheim, il precursore della sociologia della conoscenza, oltre a mettere in dubbio che l’uomo attuale sia veramente in grado di comprendere la propria cultura, soggiungeva: “Riguardo ai fattori sociali noi abbiamo tuttora la mentalità dei primitivi”.

Il  problema della sessualità è, più ancora degli altri problemi umani, legato ad una mentalità primitiva che ostacola l’individuo nel suo tentativo di dominare i propri pensieri e desideri. Mentre la natura con il forte istinto evolutivo spinge l’uomo a soddisfare i suoi bisogni sessuali, le diverse cristallizzazioni culturali e sociali tendono a rappresentare l’atto sessuale come animalesco e vergognoso e a reprimere con ipocrisia ogni vera conoscenza della sessualità….Nel secolo scorso i sessuologi (in particolare Wilhelm Reich e René Guyon) che cercarono di far luce sui problemi del sesso dovettero lottare contro un gretto puritanesimo persecutore che è stato la principale causa dell’attuale dilagare della pornografia …
…La scienza ha da molto tempo riconosciuto la dimensione di alcuni casi clinici quando ha scoperto il miracoloso equilibrio tra la virilità e la femminilità, che sono il risultato di un sottile gioco che ha per protagonisti gli ormoni sessuali:  uno maschile (testosterone) e due femminili (estradiolo e progesterone). I tre composti sono molto simili tra loro e basta togliere un atomo di idrogeno all’estradiolo e aggiungere un atomo di carbonio e tre di idrogeno al progesterone per ottenere una molecola di testosterone. Dall’ormone sessuale femminile è perciò derivato quello maschile, e ciò è anche provato da altre recenti ricerche, secondo le quali il cervello nasce femminile e si mascolinizza quando è sottoposto, nel particolare periodo fetale dello stadio della differenziazione, all’azione del testosterone.
 Non esiste perciò un uomo che sia maschio al cento per cento, come non esiste una donna che sia femmina al cento per cento. Il maschio e la femmina sono inconsciamente attratti per ristabilire un equilibrio ormonale. L’uomo più virile cerca la donna più femminile, e ciascuno cerca di trovare nell’altro essere la propria metà perduta in un lontano periodo dell’evoluzione umana. Queste nozioni ci danno una spiegazione di ciò che avviene sul piano fisico, ma l’uomo e la donna hanno anche la psiche o anima individuale, la quale si trova anch’essa fra i due estremi maschile e femminile e che, per cause determinate dall’influsso dell’ambiente o per motivi di adattamento psicologico, è sensibilizzata a variare di grado e sensibilità sessuale anche in modo completamente diverso dalla realtà fisica. Ci sono così individui fisiologicamente maschi che si sentono femmine psicologicamente, e perciò si sentono attratti dagli individui del loro stesso sesso, e viceversa….
Il  sesso è diventato perciò oggi la più potente leva per muovere o frenare, spingere o reprimere gli individui, ed è azionato dalla pubblicità  e dalla civiltà dei consumi, dalla morale e dalla politica e da tutti gli individui che vogliono  imporre la propria autorità.
…La persecuzione puritana, spesso inconscia, non si era mai posta il dubbio che essa stesse ostacolando la libertà individuale, perché l’uomo è ancora tanto schiavo dell’ignoranza, della paura e dell’egoismo, da non poter capire che cosa è veramente la vita, l’esperienza umana e la libertà.
 E soprattutto l’uomo sottovaluta il potere del pensiero e ignora che esso, come la sofferenza, non va mai distrutto, anche se si uccide chi lo ha formulato.
 I pensieri si accumulano nel nostro cielo come nubi cariche di pioggia.
 Al tempo giusto questa pioggia cade e fa germogliere le nuove idee, scioglie le cristallizzazioni della mente conformista e crea le nuove situazioni di vita.
..L’uomo crede ancora di essere lui che crea e che domina le sue culture e il suo modo di vivere, invece non è che un mezzo con cui la Vita fluisce oltre lo spazio e il tempo. Agisce nel nostro inconscio, dietro i nostri modi più istintivi di esistere, una ferrea legge che usa, come in una memoria elettronica, tutto ciò che abbiamo registrato con i nostri pensieri, desideri, parole e azioni.
 Nella sfera sessuale umana, che è una delle più istintive, domina soprattutto quell’inconscio collettivo che si  è formato con la codificazione biologica, durante tutto il nostro passato, di tutti gli abusi sessuali e di tutti i desideri insoddisfatti, di tutti i sensi di colpa e di tutte le repressioni.
 Agiscono perciò in noi due forze altamente vitali, quella che ci viene dai nostri desideri individuali e quella che ci deriva dall’inconscio collettivo, e che notiamo affiorare soprattutto nei ragazzi puberi quando essa li spinge ad usare parole oscene.
 L’uomo che riesce ad usare la sua energia sessuale e a dominarla armonicamente secondo la propria individualità, si sottrae all’influsso limitativo  dell’inconscio collettivo.

 Il sesso è perciò oggi uno dei principali mezzi per determinare nell’uomo una mentalità individuale  e  il primo passo verso la presa di coscienza della nostra anima.

 Nei prossimi decenni il problema sessuale verrà visto in modo diverso, cioè ci interesserà soltanto quale fenomeno di quell’equilibrio determinato dall’attrazione e dalla repulsione magnetica. Si comprenderà che è pericoloso sottovalutare il bisogno sessuale, come è estremamente dannoso non soddisfare il bisogno d’amore.
L’individuo che non è in grado, per limitazione culturale o per ideale spirituale, di soddisfare o di superare il bisogno  sessuale, svilupperà intolleranza, maldicenza e odio, nello stesso modo che con il negare amore ad un bambino che ne ha bisogno si inaridisce la sua anima, così che crescendo egli non saprà dare che rancore e odio. Si comprenderà inoltre perchè l’antipatia si trasforma spesso in amore e la simpatia in odio, e anche perché è tanto pericoloso andare contro i buoni e i miti con i nostri pensieri, le nostre parole e le nostre azioni…..”
(BdB – “La Dimensione  Umana “ ed. 1971 pag. 155-162;-– ed. 1986 – pag. 117-121; ed. 2006 pag. 145-151)

 

“L’uomo ha sviluppato la propria coscienza creando simboli per tutte le cose che i suoi sensi percepivano. Creando simboli per le forze della natura ha iniziato a innalzare quelle strutture simboliche che hanno dato vita ai miti, al pensiero religioso, alle civiltà. Il primo mito è quello solare, al quale si affianca sempre, presso tutti i popoli nei primi  cicli della civiltà, il mito della pioggia o del fiume sacro, dal quale deriva poi il mito della sorgente….
Lo storico greco Diodoro Siculo (I sec. a.C.) ricorda che la sorgente di Athagartis era la “sorgente della vita” che fluisce in cielo in forma invisibile, e in forma visibile sulla Terra, come liquido seminale nell’uomo. La dea Athargatis fu poi venerata in Grecia col nome di Derketo e in seguito si sostituì a lei l’ultimo dio entrato nell’Olimpo, Dioniso, venerato a Roma con il nome di Bacco o Libero….
Nella struttura della coscienza, tutti questi simboli rappresentanto logici anelli esprimenti intuizioni che vanno spesso al di là delle cose registrate dalla cultura. Che Giove, supremo signore del cielo e dio della pioggia, abbia rapito Ganimede per farne il suo coppiere, il simbolo astrologico dell’Età dell’Acquario, ha un significato più profondo di quello attribuitogli dagli storici. La figura di Giove corrisponde a quella dell’Essere Supremo dell’antica religione indù, che in India viene adorato come Linga (membro virile, simbolo della virtù generativa della natura), e a quella del Potere Primario dell’alchimia esoterica, che lo simbolizza con il “latte di vita”.
 E’ scritto nelle  “Upanishad” che l’Essere Supremo, desiderando creare l’uomo, si divise in due, diventando così maschio e femmina. Dall’unione di questi due nacque l’uomo…
In tutti questi simboli si cela il mito della sorgente del liquido spermatico che, fluendo negli esseri terrestri, mantiene la Vita….
Tutto ciò che è in alto, così è in basso, dicono gli esoterici.
La sorgente vitale si inaridisce quando nell’inconscio dell’individuo non c’è più desiderio di vivere. L’uomo che vive in armonia sia con la materia sia con il suo spirito, mantiene rigogliosa la sua sorgente e la sua capacità di amare, fisicamente e psichicamente.
 L’impotenza deriva da turbe psichiche che bloccano la sorgente spirituale, la capacità di amare con l’anima, oltre che con il  corpo…
(BdB – “In tema di…” – Il mito della sorgente – 1972 -  ed. 2000)
 

“Nei templi e nei monasteri tibetani abbiamo visto molte immagini del dio dello yoga tantra, Heruka Chakrasamyara,  ma le guide turistiche ed i monaci non vi si soffermavano o addirittura eludevano le nostre domande.  Lo yoga tantra, la quarta e suprema divisione della pratica del tantrismo, che consiste nello stadio generativo, è  la sola che può portare all’illuminazione in una sola vita.
 Le statue e le pitture rappresentano il dio Heruka in un amplesso sessuale con la sua parte femminile. Questa rappresentazione può disturbare la mentalità sessuofobica di noi occidentali e perciò i tibetani hanno adottato la stessa nostra mentalità.  E’ ciò  che è successo anche in Cina, paese in cui le pratiche omosessuali erano una regola nei tempi antichi e che ora, per aver adottato la mentalità dei missionari e della cultura occidentale, non sono più riconosciute. Su questo tema è stato pubblicato recentemente il libro di  Bret Hinsch, dell’università di Harvard, dal titolo “Passions of the Cut Sleeve – The Male Homosexual Tradition in China”.  Con la diffusione del consumisno e di una mentalità stereotipata, l’umanità non è diventata più libera e saggia, perché un nuovo tipo di oscurantismo la sta rendendo sempre più schiava.
 Il Nuovo Piano di Coscienza formerà individui liberi e saggi che vivranno con più buon senso ed a contatto continuo con la supercoscienza” .     (BdB – Rivista Età dell’Acquario n. 78/1993 pag. 13)

 
“… Gli Zoit poi hanno iniziato a parlarmi del  seme umano, che è il  soma degli dei, quell’elisir che gli uomini hanno invano tentato di ottenere dalle piante e da alcuni frutti. Lo sperma è l’espressione più viva dell’Amore, ed è per questo che i monaci del Monastero di Kum  Bum di Gyantse, Tibet, praticano iniziazioni simili a quelle dei Templari, che fecero gridare allo scandalo chi ignora di ignorare perché schiavo di un conosciuto che ignora l’esoterismo.
Gli Zoit mi hanno indottrinato sul potere di luce dello sperma, che racchiude  la Sakti, l’energia quale determinazione attiva della coscienza.
Sottili arterie legano il corpo eterico al corpo fisico, e tramite esse fluisce l’aria, l’energia azzurra del sangue, lo sperma ed anche l’energia del nutrimento. Gli Indù chiamano queste arterie nadi e i Tibetani rtsa, arterie che portano i fluidi che mantengono la vita. Dalla testa e dal cuore centouno nadi maggiori sono collegati a più di 700 milioni di nadi che mantengono la vita del corpo e dello spirito. Lo sperma è il fluido più carico di energia che fluisce dai nadi e può legare astralmente due esseri umani che se lo sono scambiato.
La medicina cinese da millenni conosce il segreto dei nadi….
 Gli Zoit, con la loro voce che vibra nelle mie orecchie, mi assicurano che il soma, la rugiada celeste, è lo sperma che può, oltre a creare un altro essere, sviluppare anche gli otto poteri divini, emulando così il divino Isanam il Sovrano che possiede il Potere, che è un epiteto riferito ad uno degli otto aspetti di Agni, con il quale vengono posti in connessione il carattere di sovrano di quest’ultimo con quello del Sole, il Signore di tutte le cose.”   (BdB – Rivista Età dell’Acquario n.  83/1994)

“25 gennaio 1969 . … C’è  gente che può intuire ciò che io tento di dire: sono coloro che amano la bellezza nelle sue forme più spontanee  e  pure, le più vitali.  Coloro che amano tutto ciò che è giovane, tutto ciò che deriva dagli Archetipi che incessantemente si manifestano nel mondo.

 Ma anche  questi  si lasciano spesso tradire dai valori materiali:  alcuni diventano omosessuali, altri artisti, altri edonisti che girano a vuoto  attorno a se stessi. 

 Coloro che non riescono a capire che il sesso non è che un aspetto dell’unica energia che ci mantiene in vita, si lasciano ossessionare da questo problema, e si dedicano, inconsciamente, al  culto di Narciso.
Essi lo vogliono possedere, e poiché non è possibile possedere se stessi mediante gli altri, essi purificano o avviliscono i loro sentimenti in una ricerca al limite tra il cielo e la terra, tra il paradiso e l’inferno .
 In Giappone, più che negli altri paesi, è stato sviluppato il culto della bellezza, del bel ragazzo (catamite). Nel  medioevo, mentre in occidente  si adorava l’immagine della Vergine, in Giappone si  adorava il ragazzo. Ebbero inizio allora quei culti segreti il cui ricordo è conservato in libri che sono la cosa più preziosa posseduta da alcuni templi, come il manoscritto  del  Chigokanjo (I misteri del grande culto dell’adorazione dei catamiti) e quello del “Quaderno del  catamita”, che porta la data del 1321.
Queste antiche opere sono citate da Yukio Mishima nel suo romanzo Forbidden  colours, in cui è narrato come il vecchio scrittore Shunsuke si servì del bellissimo giovane Yuichi per vendicarsi  delle donne che lo avevano  tradito o respinto.
E’ in questo libro che appare in modo chiaro, perché tratta di un problema che generalmente è poco discusso e conosciuto, come i “valori” possano variare in uno stesso popolo, passando da un estremo all’altro.
 Il vecchio scrittore Shunsuke non era omosessuale, ma vedeva nel  bellissimo Yuichi  la manifestazione della bellezza nei suoi misteriosi valori archetipici, e poco a poco imparò ad  amarlo, superando il suo disgusto  fisico e mentale per l’omosessualità del giovane. Ma poiché l’opinione pubblica disprezza l’omosessuale, i borghesi disprezzano lo scrittore perché dubitano che lui faccia l’amore con il giovane, mentre la classe aristocratica e colta, che spesso si serve delle prestazioni erotiche di Yuichi e che accetta l’omosessualità come una variante del comportamento sessuale, disprezza lo scrittore perché crede che questi  non sia capace di godere materialmente della bellezza di Yuichi, o crede che non lo faccia per paura del disprezzo del volgo.
Valori estremi che annebbiano la giusta via di mezzo, quella della spontaneità e del giusto fluire della vita.”
(BdB – “Singapore-Milano-Kano” ed. 1976 – pag. 22-23)

 

“Il Vecchio Testamento è molto severo verso gli atti contro natura, ma quando Gesù Cristo venne a portare il suo Vangelo disse che egli portava una nuova legge, quella dell’amore.
 In questa legge egli non condanna l’omosessualità;  se, data  la frequenza dell’omosessualità  a  quei tempi essa fosse stata da lui considerata dannosa o peccaminosa, egli avrebbe senz’altro trovato parole di condanna.
Vediamo l’incidente del servo del Centurione come è descritto nel Vangelo di San Matteo (VIII, 5-13) e da San   Luca (VII, 2-10).  Si tratta del miracolo che Gesù compì nel sanare il servo del Centurione.
San Matteo usa il termine greco  “pais” che significa  “un giovane”.  Questo termine era usato a quei tempi in tutto l’impero romano per indicare il “giovane amante” di un soldato, soprattutto di un ufficiale dell’esercito romano.  Il  Centurione, conoscendo l’odio che le autorità giudaiche nutrivano per gli omosessuali, disse a Gesù:
 “Signore, io non son degno che tu entri sotto il mio tetto ma dì una sola parola e il mio servo sarà guarito”.
 E Gesù  rispose:  “In verità vi dico: non ho trovato fede sì grande in Israele”. Tenendo presente questo episodio e il fatto che Gesù non una sola volta ha condannato le pratiche omosessuali, come può un Cristiano levarsi contro gli omofili e l’omosessualità e condannare ciò che Gesù non ha condannato? Lo può fare soltanto un fanatico turbato da scrupoli o un ignorante che, per il noto fenomeno psicologico, cerca sempre qualcuno da disprezzare, una minoranza da combattere, qualcuno da abbassare per sentirsi più alto….
Tutti sappiamo che l’amore di Davide per Gionata era più grande del suo amore per una donna, come è scritto nella Bibbia (II Samuele, Cap. I, verso 26), e sappiamo che Cristo ha sanato l’amante del Centurione.  Perciò perché l’omofilo deve vivere con il senso di colpa?  E’ tempo che si faccia una rivalutazione delle interpretazioni dei testi sacri. Sostituiamo al posto del senso di colpa una fede positiva, una vera conoscenza d’amore verso Dio, e solo allora tutti noi capiremo dove ci troviano col nostro amore per i nostri fratelli.
 SanTommaso ci dice nel Vangelo recentemente scoperto in Egitto, ma da lungo tempo conosciuto in India: “Se, gettato via il mantello della vergogna,  non proverai vergogna per la tua nudità, se ti sentirai di essere due in un corpo, solo allora conoscerai la natura che Dio ti ha dato”.
 Sostituiamo il senso di colpa con la conoscenza di noi stessi, cerchiamo la felicità che Dio ci ha permesso e tralasciamo le cose che sono estranee al nostro carattere naturale e conosceremo così il nostro giusto cammino e per quali compiti la Vita ci ha creati….
(Rev. Thomas Martin-Bernard Newman – Rivista Età dell’Acquario n. 3/1971 pag. 24 – 25)

“In  un  libro è stato illustrato un altro penoso fenomeno dei nostri tempi, quello dei bambini che crescono senza l’affetto dei genitori, e che spesso cercano e trovano in una relazione sessuale con un adulto, al di fuori della famiglia, quel calore affettivo che manca nei rapporti con i propri genitori. Generalmente la notizia di adulti che compiono atti sessuali con bambini suscita   nella gente ostilità e disgusto, e nessuno ammette che molto spesso la giovane vittima di questi assalti non è cosi “innocente” come appare. L’assalto sessuale può essere stato voluto, coscientemente o incoscientemente dal bambino per ottenere l’affetto di cui manca o per attirare l’attenzione e la preoccupazione dei genitori. Ma la gravità del fatto non sta quasi mai nell’assalto sessuale in se stesso, che generalmente per fortuna non è mai grave, o che può anche non  avvenire perché l’adulto non accetta un tale invito da un minore, ma nel fatto che questo imperioso bisogno d’affetto non corrisposto può  creare gravi ferite nel carattere dell’individuo e farne un infelice.  E  gli infelici sono sempre un problema per la comunità.  A  questo problema si affianca quello delle zitelle, che la società considera con ironia e sufficienza e non le aiuta a superare le loro difficoltà affettive e sessuali, come pure il problema degli omosessuali che la società respinge e condanna per una mentalità limitata  da pregiudizi  e  ignoranza, aumentando così il male e permettendo la sua  diffusione tra  i  reietti della società che sono generalmente affamati d’amore.  
 (BdB – “La Dimensione Umana”  ed. 1971 pag. 292-293; ed.  1986  pag.  217 – 218; ed. 2006 pag 266. )

 
Così oggi vediamo che la realtà amara che sta dietro l’ipocrisia prorompe in tutti i campi.  L’amore viene tecnicizzato,  la violenza e l’aggressività vengono strumentalizzate dalla pubblicità, e il sesso, come è già avvenuto per il nudo, sta diventando soprattutto un bene di consumo su cui gravitano interessi sempre più imponenti”.    (BdB – “La Dimensione Umana” –  ed. 1971 pag.  298; ed. 1986 -  pag. 221;  ed.  2006 pag. 270)

29
settembre

AIDS – HIV

“Il vuoto dei sentimenti ha portato la gioventù ed i deboli a drogarsi. Non sono gli omosessuali e i drogati a diffondere l’Aids, bensì la vita contro Natura, il cibo troppo raffinato, la sofisticazione e l’ignoranza vestita di sicurezza che crea i ghetti, le ingiustizie, le confusioni, tutte le negatività. Gli omosessuali e i drogati sono le prime vittime di questa società egoistica e ignorante. Queste vittime sono come i topi che, nei tempi passati portavano la peste. Non erano colpevoli i topi se la società di allora viveva nella sporcizia fisica e morale. La peste era un castigo. L’Aids è un castigo e i colpevoli sono gli egoisti che producono cibo inscatolato privo di prana, che producono medicinali che arricchiscono le ditte farmaceutiche ma tolgono le difese naturali del corpo umano, che producono quella pubblicità che induce a ricorrere al sesso, alla violenza, alla guerra, come se queste cose negative fossero le più necessarie all’uomo.”  (BdB – Rivista L’Età dell’Acquario n. 40/1985 pagg.9-10)

“Coloro  che sono sensibili alla “realtà parallela” e  che praticano la E-Therapy, sono ossessionati dal senso di colpa di Giovanni Battista Morgagni (1682-1771), il grande medico fondatore dell’anatomia patologica, che  ora sa che la sua scienza è basata su errori per aver conosciuto solo la parte materiale del corpo umano, ignorando la realtà eterica ed astrale. Un’altra entità che è ossessionante, perché disturba tutti coloro che lasciano aperte le porte della propria mente alla realtà parallela, è il dotto antiquario Lorenzo Pignoria, nato a Padova il 12 ottobre 1571 e  morto di peste nel 1631. Curato di San Lorenzo, ebbe per amici i più importanti uomini del suo  tempo. Scrisse i trattati “” De servis et corum apud verseres Ministeriis e  Della consacrazione delle vergini”. “

Ora egli sa com’ è nato il flagello dell’AIDS  e come guarirlo e desidera che l’umanità di oggi  si difenda da tutti i mali combattendo le negatività della vita con l’amore e l’armonia.”   (BdB – “I nostri figli” – Rivista Età dell’Acquario n. 77/1992 pag. 4-5)

 

4 giugno 1975: ……quando i  teosofi, circa 100 anni fa, iniziarono a  parlare di disturbi psicosomatici  i medici  li  derisero…….LA  NUOVA  MEDICINA  psicosomatica  dovrà  lottare ancora a lungo per imporre la visione della realtà……

.CHE COS’E’  UN  VIRUS ?          (BdB – Singapore-Milano-Kano – Ed.  1976 -  pag. 244)

 

Nel  corso delle sue conferenze  Bernardino del  Boca affermò più volte che molte persone con diagnosi  di sieropositività  sarebbero morte per la paura generata dalla diagnostica  stessa.

 

 

RICERCHE  ATTUALI

 

“VIRUS – L’INVENZIONE DELLA REALTA’:   IL CASO AIDS “   - Alessandro Ponzetti e Domenico Ferrari:

https://www.youtube.com/watch?v=oZm9AgSvllg

“L’AIDS  non porta necessariamente alla morte, specialmente se si eliminano i co-fattori che supportano la malattia. E’ molto importante dare a questi  co-fattori  lo stesso peso che diamo all’hiv:
I  FATTORI PSICOLOGICI  SONO  DI VITALE  IMPORTANZA PER SOSTENERE  IL SISTEMA IMMUNITARIO.
E se si elimina questo sostegno, DICENDO A CHI E’ MALATO CHE E’ CONDANNATO A MORIRE, BASTERANNO  QUESTE  PAROLE  A CONDANNARLO”    (Luc Montagnier – premio Nobel  2008 per la scoperta dell’HIV-AIDS – Wikipedia -  frase cancellata da Wikipedia nel 2015)

Luc Montagnier  dichiarò di aver scoperto nel  1983  il retrovirus  Hiv,  presunto responsabile della sindrome AIDS.

Da allora molti altri scienziati e ricercatori hanno indetto congressi,   scritto libri e rilasciato interviste per  dimostrare che non è mai stato isolato  alcun  retrovirus HIV.

Tra questi:

Peter Duesberg: dichiarò in Tribunale, sotto giuramento, di considerarsi il massimo esperto di virologia, autore di numerosi libri tra i quali “Aids il virus inventato” – ed. Baldini e Castoldi

Kary Mullis, premio Nobel 1993 per la chimica;

Stefan Lanka, genetista, virologo, biologo; Lanka si è presentato spontaneamente in un processo per sangue contaminato da Hiv dichiarando, sotto giuramento, che l’Hiv non esiste; Il Tribunale non ha trovato un solo scienziato ufficiale in grado di dimostrare scientificamente l’esistenza del virus in questione. Lanka è stato prosciolto dall’accusa di tentato omicidio per le sue dichiarazioni con sentenza del Tribunale di Gottingen del 24-2-97

Heinrich Kremer, direttore fino al 1988 della clinica specializzata per tossicomani della regione di Berlino, Brema, Amburgo e Bassa Sassonia

Alfred Hassig, professore di immunologia all’università di Berna e direttore della banca del sangue della Croce Rossa svizzera

De Marchi (psicologo) e Fabio Franchi (infettivologo), autori del libro “Aids la grande truffa”

Elio Rossi, patologo clinico e psicologo, autore del libro “Hiv e Aids – fine degli opposti estremismi”

Heinz Sanger, professore di biologia molecolare e virologia, premio Koch nel 1978

Harry Rubin, professore di biologia molecolare e cellulare

Richard  Strohman, professore di biologia cellulare

Harvey Bialy, biologo molecolare

Roger Cunninghan, immunologo, microbiologo e direttore del centro di immunologia di  Buffalo

Gordon Stewart, professore emerito di salute pubblica all’Università di Berna e direttore della banca del sangue della Croce Rossa Svizzera

Charles Thomas, professore di biochimica di Harvard

Joseph Sonnabend, fondatore dell’America Foundation per la ricerca sull’Aids

Andrei Herxheimer, professore di pharmacologia ad Oxford

Etienne de Harven, emerito professore di patologia all’Università di Toronto

Rike Geerd Hamer, medico scopritore delle correlazioni tra psiche-cervello-organi, autore del libro “Testamento per una Nuova Medicina”

Bernard  Forscher, Giuseppe de Micheli, Paolo Brunetti, Antonio Tagliati, Livia Ileana Duce, Guglielmo Campione e molti altri.

 

Al congresso  internazionale sull’Aids, tenutosi nel 2010 a Vienna , parteciparono circa 3500 scienziati dissidenti.
In questi ultimi anni L.  Montagnier ha però riscontrato che sempre più persone sieropositive  non hanno sviluppato la sindrome dell’Aids e  quindi  afferma:

“…..alcuni individui si infettano (HIV) ma non sviluppano la malattia (dell’AIDS) e mantengono spontaneamente sotto controllo la replicazione del virus: Questi individui vengono chiamati èlite proprio perché il loro sistema immunitario ha trovato il sistema giusto per bloccare il virus. La nostra speranza sta nello studio di questi individui   ( Nova “Il Sole24ore pag. 9 ” 11-12-2008)

“…..test genetici possono rilevare fattori ossidativi………..lo stress ossidativo può creare una mutazione del DNA ed è sovente correlato anche allo stress psicologico…………Mens sana in corpore sano ……bisogna convincere  medici e politici…..) (Trasmissione televisiva “Che tempo che fa” Rai 3 – 1 febbraio 2009)

Da un’intervista a L. Montagnier  divulgata su internet dal titolo: “Nobel Laureate Montagnier, HIV Can be cleared naturally House of numbers “:https://www.youtube.com/watch?v=tKyIBYKoT20

“Montagnier : Possiamo essere esposti all’Hiv molte volte senza essere infettati; il nostro sistema immunitario può far fronte al virus entro poche settimane se si ha un buon sistema immunitario!
Domanda: Se si ha un buon sistema immunitario non c’è pericolo di ammalarsi?
Risposta  di Montagnier: Sì!
Domanda: Anche gli africani se hanno un buon sistema immunitario possono evitare il contagio?
Risposta di Montagnier: Sì lo penso. E’ una conoscenza importante che è completamente trascurata. La gente pensa sempre a droghe o vaccini!
Domanda: Succede per denaro?
Risposta di Montagnier: Sì è per profitto

 

https://www.youtube.com/watch?v=oZm9AgSvllg

 

“È un mistero tra i più importanti nella ricerca dell’Aids il fatto che in un particolare tipo di scimmie il virus si replica e rimane attivo nel corpo senza dare malattia. Il che dimostra che non è solo l’infezione e la replicazione del virus a “uccidere” le persone. Ma c’è “qualcos’altro”», continua Silvestri, oggi a capo della divisione di Microbiologia e immunologia allo Yerkes National Primate Research Center della Emory University di Atlanta. Proprio lui e il suo team sono stati i primi a scoprire che in questi animali il virus è benigno, cambiando radicalmente la visione e di conseguenza l’approccio della ricerca verso la malattia.
«Il parametro che da sempre ha definito la progressione dell’infezione è la carica virale – continua l’immunologo – per cui il paradigma dell’Aids è: più virus hai nel sangue più velocemente ti ammali. Paradigma che non mi ha mai convinto fino in fondo e che ora con i nostri studi abbiamo messo in discussione».
“A trent’anni dalla sua scoperta, i ricercatori stanno ancora cercando di capire perchè il virus Hiv causa l’Aids, cioè in che modo il virus distrugge lentamente il sistema immunitario. È ancora una questione poco chiara, ma grazie alle ricerche di uno scienziato italiano “emigrato” negli Stati Uniti con una borsa di studio assegnata dal nostro ministero della Salute agli inizi degli anni ’90 si sta facendo luce sul meccanismo di “difesa-attacco” con studi di comparazione dell’infezione in organismi diversi. Guido Silvestri, 48 anni, ha messo a confronto gli esseri umani sieropositivi che sviluppano la malattia con i primati dell’Africa con infezione da Siv, o virus dell’immunodeficienza delle scimmie. «I due agenti virali, Hiv e Siv, sono molto simili per struttura genetica e molecolare, ma a differenza dell’uomo le scimmie infette non si ammalano» spiega l’immunologo italiano di origine marchigiane, che ha iniziato la sua carriera lavorando all’ospedale di Ancona, occupandosi proprio dei malati di Aids. Poi, come ricercatore negli Stati Uniti ha avuto la fortuna di lavorare con uno dei “guru” dell’immunodeficienza acquisita, Rafick-Pierre Sekaly. I due si rincontreranno oggi a Roma in occasione dell’apertura della Sesta conferenza dell’International Aids Society (Ias), tappa fondamentale per esaminare i recenti sviluppi nella lotta contro l’infezione.
«È un mistero tra i più importanti nella ricerca dell’Aids il fatto che in un particolare tipo di scimmie il virus si replica e rimane attivo nel corpo senza dare malattia. Il che dimostra che non è solo l’infezione e la replicazione del virus a “uccidere” le persone. Ma c’è “qualcos’altro”», continua Silvestri, oggi a capo della divisione di Microbiologia e immunologia allo Yerkes National Primate Research Center della Emory University di Atlanta. Proprio lui e il suo team sono stati i primi a scoprire che in questi animali il virus è benigno, cambiando radicalmente la visione e di conseguenza l’approccio della ricerca verso la malattia.
«Il parametro che da sempre ha definito la progressione dell’infezione è la carica virale – continua l’immunologo – per cui il paradigma dell’Aids è: più virus hai nel sangue più velocemente ti ammali. Paradigma che non mi ha mai convinto fino in fondo e che ora con i nostri studi abbiamo messo in discussione». L’équipe di Atlanta in una prima fase ha scoperto che le scimmie non combattono il virus ma ci convivono pacificamente, mantenendo bassi i livelli di risposta immunitaria. La loro ultima ricerca ha permesso di fare un ulteriore passo in avanti. «Il fatto che fosse soltanto una questione immunitaria non mi bastava – racconta Silvestri –. Così l’idea semplice, però mai sviluppata prima, è che se il virus infetta un particolare sottogruppo di cellule del sistema immunitario (della classe dei Cd4) meno importante e facilmente rimpiazzibile, l’organismo non ha necessità di aggredire il virus». Idea che Silvestri ha confermato nello studio appena pubblicato su «Nature Medicine». «Le scimmie, in pratica, hanno trovato il sistema di deviare il virus verso cellule poco importanti del sistema immunitario, ottenendo due risultati: il virus ha un posto dove andare, quindi non è costretto a evolvere diventando aggressivo; allo stesso tempo si protegge il sistema immunitario, perchè le cellule più importanti deputate alla difesa non vengono coinvolte. Il corollario di questo meccanismo è la chiave di volta: è il sistema immunitario stesso a capire che il virus non produce danni e quindi non serve innescare una immunoattivazione cronica. Ovvero una battaglia di retroguardia inutile, il citato “qualcos’altro” che porta alle complicanze dell’Aids. La malattia quindi deriva da un incompleto adattamento tra un retrovirus – l’Hiv – e il sistema immunitario di un ospite – l’uomo – che non si è ancora evoluto a sufficienza per attuare una convivenza pacifica. Eppure il 10% del nostro genoma è costituito da retrovirus, alcuni dei quali esprimono proteine necessarie alla vita umana, come il sincizio trofoblasto, un componente della placenta. In altre parole, siamo tutti figli di retrovirus. Già, ma queste nuove rivelazioni a quali strategie terapeutiche condurranno? «A identificare immunomodulatori specifici capaci di ridurre certe risposte immunitarie, da affiancare agli antiretrovirali. Perchè, anche se i farmaci oggi usati tengono sotto controllo il virus e hanno trasformato l’Aids in una malattia cronica – conclude Silvestri – esiste sempre una vena di reazione immunitaria che resta attiva e che nel lungo termine causa gravi complicazioni». Insomma, la strada del vaccino terapeutico sembra non avere più  senso.
(Francesca Cerati  – Imparare a convivere con l’Aids” – Il sole 24 ore Nova 24 – 17-7-2011)

Quest’articolo evidenzia che i ricercatori  microbiologici non considerano tra i co-fattori  gli aspetti psichici della malattia come invece  ha ora compreso anche il premio Nobel  L. Montagnier.

 

Daniele Mandrioli, nel 2009,  ha conseguito la laurea  in Medicina all’Università di Bologna, con 110 e lode, presentando  una tesi  su HIV-AIDS  che rileva gli errori, le discordanze, in sintesi la non veridicità delle teorie ufficiali su questo argomento. Su internet yout tube si può vedere una  parte della discussione della tesi.https://www.youtube.com/watch?v=UqBEptTOl0Q

http://accademiadellaliberta.blogspot.com/2021/07/discussione-tesi-di-laurea-thesis.html

 

 

Dai  video you tube: “La scienza del panico” e “House of numbers – epidemiologia e Aids”, pubblicati su internet si rileva:

- che più ricercatori (Montagnier, Sonnabend, Duesberg ecc. ) dichiarano che i test per la diagnosi di sieropositività sono inaffidabili;
- che alcune persone, con diagnosi di sieropositività, affermano di non avere sviluppato l’Aids per aver compreso che le vere cause di questa diagnostica erano ascrivibili all’assunzione di sostanze tossiche, ivi comprese quelle farmaceutiche, alla malnutrizione, cattiva igiene, veleni ambientali di varia natura ma anche  a  traumi-shock psichici, sovente causati dalla stessa diagnostica di sieropositività;
- che la giornalista scientifica Janine Roberts dichiara tutto il suo stupore per non aver trovato alcun documento dal quale risulti la scoperta del retrovirus HIV;
- che Etienne de Harven, professore emerito di patologia e specilista in microscopia elettronica dichiara che in un centro indiano si è preferito dichiarare malati di Aids persone affette invece da tubercolosi per avere più sovvenzioni da parte del ministero della sanità.
- che la diagnosi di sarcoma di Kaposi è sufficiente per diagnosticare la sindrome dell’Aids anche senza effettuare i test

 

“L’aids è un argomento da riscrivere. Dovremo rimettere in discussione tutto il paradigma aids. Prendiamo ad esempio il sarcoma di Kaposi, un tumore che recentemente viene associato ai malati di aids. E’ una patologia  che ha sempre colpito più frequentemente bambini e persone anziane, ora si  ritrova connessa all’aids. In particolare colpisce gli uomini omosessuali.
Ma come si spiega allora la connessione tra bambini, anziani e malati di aids?  Non c’è risposta. La concomitanza tra loro risulta invece chiara se vista alla luce delle Leggi Biologiche.
Il sarcoma di Kaposi è una lesione neoplastica del tessuto dermico e sottocutaneo che coinvolge anche i vasi con marcate emorragie, Il conflitto è connesso al tessuto ectodermico e quindi è chiaro il suo contenuto e il “sentito” biologico:  “Non mi sento più accarezzato, nessuno mi tocca più”
Lascio a voi intuire il legame che unisce bambini, anziani e omosessuali, reietti dalla società. Per i riscontri clinici non c’è bisogno di scomodare Hamer, basta leggere le conclusioni di ricercatori, scienziati virologi, come Peter Duesberg. Stephan Lanka, Kramer, il premio Nobel Kary Mullis insieme a molti altri che hanno messo in discussione tutta l’architettura del sistema hiv e aids.
Le divergenze tra gli scienziati continuano e si combattono su un fronte dove la legge è purtroppo legata a molti interessi in gioco. C’è un budget di 50 miliardi di dollari da suddividere, che le grandi potenze avrebbero così ripartito: 28 miliardi per l’aids e i restanti 22 per le problematiche ambientali.”        (Claudio Trupiano – “Grazie dr. Hamer” ed. 2007)

Louis Pasteur (1822-1895), fondatore della moderna microbiologia, verso la fine della sua vita terrena affermò,  come lo scienziato Antoine Béchamp (1816-1908), che non sono i microbi a causare le  malattie ma che essi si trovano su un terreno biologico già alterato da altri fattori  (traumi psichici, mancanza d’igiene,  alimentazione errata, inquinamento  terrestre, atmosferico, elettromagnetico, nucleare, armi biologiche, batteriologiche ecc.)

29
settembre

VACCINAZIONI

La rivista della Società Teosofica Italiana n. 7/2008 ha pubblicato un articolo, relativo al centenario dell’Ordine Teosofico di Servizio (1908-2008), che elenca parte delle 34 “leghe” fondate nel 1908 da A. Besant, tra le quali “la Lega per l’abolizione della vivisezione, della vaccinazione e l’inoculazione”.

L’articolo inizia con  la seguente frase pubblicata sulla rivista “The Theosophic Life”:
“La vita teosofica deve essere una vita di servizio. Se non serviamo non abbiamo diritto di vivere”

“Non è la Natura che crea le malattie ma l’uomo  …   La Natura non può essere chiamata Male. Il vero male proviene dall’intelligenza umana e la sua origine è provocata solo dall’uomo razionale che si allontana dalla Natura. Perciò l’umanità è la vera ed unica fonte del male…”
(Lettere dei Mahatma ad A.P. Sinnett Vol. I  Lettera n. 10/1882 – ed. 1968 pag. 106)

Dal libro “IL SEGRETO” DI Bernardino del Boca – ed. 1988:

Alice Castello, 10 gennaio 1981

“… Credo che l’Anticristo stia preparando le sue coorti, preparando quel Grande Male che lui dirà di venire a sanare: “il grande inganno” a cui crederà buona parte dell’umanità, quella parte che poi verrà distrutta dall’Anticristo stesso e da coloro che portano il segno della Bestia, da coloro nel cui nome sono stati trucidati milioni di martiri. La religione crea i martiri. Sono pensieri spaventosi. Ma la nostra vita è soltanto una recita. Tutto è illusione. Solo l’individuo che sa di non essere soltanto un corpo, un personaggio, ma di essere un’Anima imperitura, può passare indenne attraverso il “grande inganno”.

 

“ 4 giugno 1975: ……quando i  teosofi, circa 100 anni fa, iniziarono a  parlare di disturbi psicosomatici  i medici  li  derisero…….LA  NUOVA  MEDICINA  psicosomatica  dovrà  lottare ancora a lungo per imporre la visione della realtà……

.CHE COS’E’  UN  VIRUS ?          (BdB – Singapore-Milano-Kano – Ed.  1976 -  pag. 244)

“Singapore. 30 ottobre 1947:  sono a  Singapore da molto tempo e sono sempre riuscito a sottrarmi all’obbligo delle vaccinazioni contro le malattie tropicali. Ma oggi il dr. Hugh Smith mi ha vaccinato. Colpa della mostra e dei giornali che hanno parlato troppo di me.”   (BdB – Iniziazione alle Strade Alte . ed. 1985 – pag. 122)

“Sono completamente contrario a vaccini, inoculazioni ecc.; i  bollettini teosofici pubblicati prima della seconda guerra mondiale scrivevano che i vaccini non servono a nulla”   (BdB – Conferenza “La Società Teosofica” (registrata)  – Milano anno 1971)

“… La  causa delle epidemie in certi periodi resta un mistero. Perché non essere onesti  e aggiungere: impossibili da indagare con i metodi scientifici attuali?”
(H.P. Blavatsky – Iside Svelata – 1875 – La Scienza – Vol I parte I pag. 420)

“La scienza, intravvedendo vagamente la verità, può trovare nel corpo umano batteri ed altri esseri infinitesimali che considera solo dei visitatori occasionali e anormali, ai quali attribuisce le malattie:” (H.P.Blavatsky – “La Dottrina Segreta” ed. 2003 – Vol.I Cosmogenesi – pag. 242)

(La pandemia più grave del XX secolo  è stata quella cosiddetta “spagnola” verificatasi verso le fine della prima guerra mondiale e prevista dalla Madonna di Fatima)   “La suora di Fatima non sa, o non può dire ciò che la Madonna le ha detto. Non ci sono ancora le parole per dire.”    (BdB – “La Casa nel tramonto”  - ed. 1978 – pag. 240)

 

RICERCHE ATTUALI

Il riduzionismo scientifico basa prevalentemente le  ricerche su dati di laboratorio e  statistici  e non considera l’aspetto mentale- psico-spirituale  delle persone di cui si occupa invece sempre  di più la medicina olistica che investiga sugli effetti nocebo-placebo, sulla   trasmissione del pensiero attraverso i campi morfogenetici  scoperti da Rupert Sheldrake , sulla risonanza – ‘entanglement-biologia delle credenze -epigenetica ecc.

Più ricercatori si interrogano attualmente, relativamente al ruolo dei microbi in Natura, se siano più vere le scoperte dal chimico Louis  Pasteur  o quelle del medico  suo contemporaneo Antoine Béchamp che riteneva che i microbi, nella maggior parte dei casi, si trovano allorché il terreno biologico è già alterato. E quale fattore lo altera?  Mancanza d’igiene,  alimentazione errata, inquinamento terrestre, atmosferico, elettromagnetico,  nucleare, armi biologiche, batteriologiche, droghe, farmaci,  ecc.  o anche i pensieri e le emozioni , come  affermano ora molti ricercatori  e da sempre tanti  teosofi?   Alcuni microbi, che convivono in simbiosi con il nostro corpo fisico, si attivano per riparare una data parte del corpo.  Il dr.   il dr. Rik Geerd Hamer,come il medico Bechamp ,  afferma  che  le cicatrizzazioni sono operate da virus e che  per la demolizione di cellule che sono proliferate a seguito di uno shock psichico o altro si attivano, a seconda delle parti interessate, funghi, batteri, micobatteri ecc. Se le ferite vengono contaminate da oggetti sporchi, ferri chirurgici o altro, si trovano microbi in eccesso che hanno lo scopo di debellare la contaminazione. E’ noto il caso del dr. Ignaz Semmelweiss che scopri che la febbre puerperale, che nell’ottocento mieteva molte vittime, era dovuta alla scarsa igiene delle operazioni di allora. Quando non si conosce la causa della malattia la paura aumenta e può scatenare traumi psichici che generano conseguenze irreversibili. Nel corso  di un suo seminario del 2006 il dr. Hamer affermò insistentemente che, a suo avviso, la tubercolosi e il tumore polmonare sono originati dallo stesso conflitto della paura della morte. Inevitabili le domande: e il contagio? Non è forse la tubercolosi una malattia contagiosa? Quanti casi sono successi anche  dopo la seconda guerra mondiale? Se il trauma o shock psichico della paura della morte propria o altrui –persone care- è la causa scatenante dell’alterazione polmonare è facile capire che durante il periodo bellico molte persone hanno vissuto questo trauma e la tubercolosi era la fase di soluzione del trauma subito mesi o anche un anno e più prima. E dopo la prima guerra mondiale? La cosiddetta influenza spagnola del 1918 ha fatto molte più vittime della prima guerra mondiale. Nelle fasi finali la malattia presentava tutti i sintomi della tubercolosi perché si trattava presumibilmente dello stesso processo. Le dichiarazioni della Madonna di Fatima possono avere creato ancora più panico perché se una pandemia è preannunciata da una così elevata Entità Spirituale è evidente che si crea una gigantesca forma pensiero di paura ed anche un comune raffreddore può trasformarsi in un evento irrisolvibile.

Come sopra riportato Bernardino del Boca  nel 1976  scrisse:   CHE COS’E'  UN VIRUS  ?  Ai più poteva sembrare  che a quella domanda  la Scienza avesse già risposto. Ma forse non era così.

Sull’argomento   l’intervista rilasciata nel  2017 dal microbiologo-virologo Stefan Lanka

https://5lbtraining.it/video-news-ITA/201703-intervista-al-dr-stefan-lanka

La prima vaccinazione fu quella contro il vaiolo.  ”Il vaccino del vaiolo fu inventato da Edward Jenner e fu introdotto in Inghilterra nel 1798 e reso obbligatorio nel 1867.  Guardando i dati inglesi dell’epoca che si può constatare che malgrado la vaccinazione forzata non ci furono significative diminuzioni delle morti per vaiolo. Si registrarono tre epidemie la maggiore delle quali tra il 1871 ed il 1872, poco dopo l’inasprimento dell’obbligo vaccinale per legge. Nel 1872 la copertura vaccinale raggiunta era dell’86% e proprio in quegli anni le morti per vaiolo hanno conosciuto il loro picco. Poi la copertura vaccinale è andata abbassandosi fino ad arrivare al 61% nel 1898, anno in cui si raggiunge il minimo delle morti per vaiolo.  Una recrudescenza di morti per vaiolo si ebbe intorno al 1902 quando la copertura vaccinale aumentò di nuovo fino al 71,8%, Quando la copertura vaccinale andò al di sotto del 40% non si registrarono più morti per vaiolo.  In realtà il vaiolo era principalmente una malattia dei poveri, dato che i meccanismi di contagio e di difesa individuale sono in relazione strettissima con le condizioni igieniche e sanitarie correlate. Non a caso le vittime del vaiolo in ogni epidemia sono per la maggior parte provenienti dai quartieri poveri delle città, come si evince dai dati delle epidemie di Trieste  e di Napoli. Se quindi le malattie infettive per le quali non sono state introdotte vaccinazioni di massa sono diminuite comunque, grazie al generale miglioramento delle condizioni igieniche e di vita, perchè si riscontra tanta resistenza quando si applica questa logica evidenza anche alle malattie infettive per le quali poi è stata introdotta una vaccinazione di massa che, come si evince dai grafici, non ha influito in maniera significativa? Insomma vacilla sempre più la tesi secondo cui è chiaro, lampante e insindacabile che le vaccinazioni abbiano debellato le malattie …. Scrisse il prof. Giulio Tarro, primario di virologia all’ospedale Cotugno di Napoli e collaboratore, dal 1965 al 1969, dello scopritore del vaccino antipolio Albert Sabin  presso l’università di Cincinnati e, nel 1973, nel Maryland: “La vaccinazione si è imposta per i presunti successi ottenuti da questa contro il vaiolo. In realtà non è affatto certo che sia  stata la vaccinazione a debellare questa malattia o se invece abbiano contribuito una serie di concause. Il merito della medicina nella scomparsa della peste è stato del tutto inesistente e quello che resta ancor oggi il mistero della scomparsa della peste, al pari dell’enigma dell’influenza spagnola, dovrebbe forse spingere ad una maggiore umiltà il mondo della scienza nei confronti delle malattie infettive” Riguardo alla vaccinazione antivaiolosa Tarro afferma: “Le implicazioni in senso jenneriano non hanno svolto alcun ruolo nella riduzione delle epidemie” (dal libro “Vaccinazioni tra scienza e propaganda – di Claudia Benatti-Ambrosi.Rosa – pag. 46-51)

 

Scrive Nirod, medico indiano segretario di Sri Aurobindo:   “ L’opinione di Sri Aurobindo sulla vaccinazione era che: «È davvero una brutta faccenda, questa vaccinazione!». Quando gli chiesi: «Lei mi ricorda G.B. Shaw in materia di vaccinazioni, signore; nega i suoi benefici?» Rispose: «Non ne ho negata l’efficacia parziale, nonostante sia incompleta, dal momento che deve essere rinnovata ogni anno, a quanto lei mi dice. L’intera faccenda di Pasteur mi risulta avversa — è un principio oscuro e pericoloso, per quanto efficace… » E questa pratica “oscura e pericolosa” ci fu imposta dalle autorità che chiesero all’intera istituzione di circa 200 membri di sottoporsi alla vaccinazione, da bravi servitori! Mère e Sri Aurobindo dovettero applicare tutta la loro sopramentale ingegnosità per sacrificare il minor numero possibile di vittime “sul sacro altare della scienza”, cosicché Valle (il medico francese) potesse dire con soddisfazione: “Ah ha! L’Ashram è stato vaccinato!”.

L’intera lunga corrispondenza su questa vicenda, quando verrà pubblicata, mostrerà con quanta cura Mère considerasse la salute di tutti i membri e quanto fosse scrupolosa in tutti i dettagli. Dal punto di vista letterario, queste epistole brillano d’arguzia e di satira e, nello stesso tempo, di perspicacia nell’impartire le direttive pratiche. Ci fu di che meravigliarsi sul numero minimo di reazioni possibili rispetto a quello delle persone sottoposte a vaccinazione. Ciò era dovuto alla forza di Mère che agì da baluardo contro le conseguenze nefaste. Sri Aurobindo mi scrisse: «Chi stai vaccinando? La Madre vuole avere il rapporto tutti i giorni». Significava che Mère avrebbe opposto la sua forza come un bastione, in modo che la reazione avversa potesse essere ridotta al minimo!»

A seguire il pensiero del  medico, premio Nobel per la letteratura 1925.  G.B. Shaw sulle vaccinazioni  https://www.arianuova.org/it/mere-e-sri-aurobindo-sui-vaccini

 

Dopo lo tsunami del 2005 molte persone indonesiane, tutte vaccinate contro la poliomielite, hanno sviluppato tale patologia.  Facile pensare che  le persone abbiano subito uno   shock psicomotorio , causa che il dr. Hamer attribuisce alla poliomielite.

 

E’ noto  che  gli  abitanti della  Germania dell’Est , quasi tutti non vaccinati,  non hanno sviluppato più patologie epidemiche di quelli della Germania dell’Ovest  invece tutti vaccinati.

“Nocebo di massa”:

una volta le chiamavano isterie collettive.   La più recente è quella descritta da universitari  cinesi che ha riguardato la contea di Heishn interessata nel 2005 dal fenomeno dell’influenza aviaria.  Dopo la diffusione della notizia, nel giro di tre giorni, il 100% aveva la febbre.  Ma le analisi hanno escluso che fosse aviaria e che quell’epidemia dipendesse da un microorganismo.  Un effetto nocebo di massa.”
(dr. Francesco Bottaccioli – sito simaiss.it)

 

“Il   British Medical Journal pone in discussione la profilassi
Vaccino antinfluenzale: quanto serve veramente?
Un esperto, Tom Jefferson, riesamina  le ricerche sulla sua efficacia.
Il verdetto: mancano le prove
Quest’ anno arriva o no? Sarà nella forma attenuata – quasi non ce ne siamo accorti – dello scorso anno? L’ incognita influenza è di stagione. Il vaccino è in farmacia da ottobre, i più ligi ai consigli degli esperti lo hanno già fatto ed è appena partita la vaccinazione gratuita per le persone a rischio, in primo luogo gli anziani. Ora si tratta di aspettare l’ ondata (l’ inverno scorso il primo caso fu a gennaio), come la chiamano i medici. Tutto secondo copione.
Ma se si scoprisse che la vaccinazione antinfluenzale, quasi «un’ istituzione sanitaria» nelle società evolute, serve a poco?
Sarebbe un bello scompiglio per tutti: per i medici che da anni e anni sciorinano raccomandazioni sulla sua utilità alla prima foglia gialla sugli alberi, per il cittadino che, assolutamente convinto di quello che sta facendo, ogni anno se la paga di tasca propria, per le Asl che la offrono gratuitamente, anzi, annunciano con orgoglio di ricevere sempre più adesioni al loro invito.
Chi scompiglia uno scenario ormai scontato è Tom Jefferson , esperto  di vaccini  di livello internazionale, nato a Viareggio da mamma italiana e papà britannico, responsabile del Cochrane Vaccines Field di Anguillara, nei pressi di Roma.
Epidemiologo noto per la sua capacità di dissacrare certezze consolidate e la presunta «solidità» dei risultati di una ricerca scientifica inquinata da conflitti di interesse e smanie di carriera, (come ha fatto in Attenti alle bufale, il Pensiero Scientifico Editore, già alla seconda edizione), pubblica su uno degli ultimi numeri della rivista inglese British Medical Journal un’ indagine sull’ influenza assolutamente «speciale». Speciale perché il ricercatore ha fatto un accuratissimo lavoro di revisione che non era finora venuto in mente a nessuno: ha setacciato tutti gli studi sul vaccino antinfluenzale, sulla sua efficacia nella popolazione in generale, nei bambini ma soprattutto negli anziani, candidati di elezione alla «punturina» perché destinati ad andare incontro alle complicazioni della malattia, polmoniti e bronchiti gravi. Ebbene le evidenze che questa iniezione (intramuscolare) sia lo scudo contro un sacco di malanni appaiono improvvisamente incerte: soprattutto per quanto riguarda gli anziani, gli studi ci sono, ma non sono realizzati con metodi di selezione validi. Ad esempio dei 40 che Jefferson  ha trovato per verificare l’ efficacia del vaccino nella popolazione di età avanzata che vive nelle case di riposo, solo 26 riportavano i dati sui  ceppi virali influenzali in circolazione in quella stagione e solo 21 fornivano informazioni su quelli contenuti nel vaccino. Pochissime anche le ricerche in cui il gruppo dei vaccinati fosse messo a confronto con un gruppo di non (il famoso «controllo»).
Ma emergono anche limiti sulla sicurezza del vaccino, sul fatto, cioè, che non causi effetti collaterali importanti nella settimana successiva all’ iniezione: dei tantissimi studi fatti, solo cinque hanno preso in considerazione quest’ aspetto.
Se le certezze per gli anziani vacillano, si disintegra nel nulla qualsiasi convinzione di un effetto protettivo sulla popolazione sana in generale: non c’ è dimostrazione che la vaccinazione risparmi giorni di lavoro, riduca i ricoveri in ospedale e, in ultima analisi, la mortalità in chi ha meno di sessantacinque anni. Altro punto debole, anzi debolissimo, è l’ efficacia della vaccinazione nei bambini sotto i due anni di vita che risulta pari a quella del placebo, cioè di un vaccino che contenga acqua fresca (e pensare che negli Stati Uniti è vivamente raccomandato in questi piccolissimi!).
Allora, tutto da rifare? «Forse no, ma certo è  che Jefferson  ha messo in evidenza un problema importante – risponde Luisella Grandori, Responsabile delle vaccinazioni dell’ Associazione culturale pediatri e consulente per le vaccinazioni della Regione Emilia-Romagna -. Sono partite, ormai da tanti anni, campagne di vaccinazione a  tappeto. Jefferson ha gettato il sasso nello stagno dimostrando che è indispensabile condurre studi accurati, ad esempio, in Paesi dove la vaccinazione non è ancora offerta dal Servizio sanitario nazionale, come quelli dell’ Europa dell’ Est.
E in Italia? È difficile tornare indietro dopo una pratica ormai “storica”; e poi, nell’ incertezza se il vaccino funzioni o no, è comunque poco etico sottrarlo agli anziani». Sta di fatto che la vaccinazione contro l’ influenza in Italia è coperta in larga misura dallo Stato, ora dalle Regioni, comunque dai soldi dei cittadini. Come spiega il virologo Fabrizio Pregliasco, esperto di influenza, del Dipartimento di sanità pubblica e microbiologia dell’ Università di Milano: «Delle 16 milioni di dosi che si vendono ogni anno in Italia, i 3/4 vengono acquistate dal Servizio Sanitario ad un prezzo di circa 5 euro, il resto lo compra il cittadino in farmacia, dove ne costa da 8 a 11. Quindi si tratta senz’ altro di una misura di sanità di cui si fa carico lo Stato, anche se poi complessivamente il costo non è così rilevante: non supera il 5% della spesa farmaceutica complessiva. Anch’ io sono convinto che a questo punto devono essere avviati studi più rigorosi finanziati – perché no? – sia dalle aziende produttrici  di vaccini  sia dallo Stato nell’ intento di chiarire questi dubbi».
Alla luce delle considerazioni emerse dal lavoro di Jefferson, ci chiediamo però se abbia senso continuare, come se niente fosse successo, le campagne per arrivare a vaccinare tutti gli over 65; obiettivo quasi raggiunto dalla Regione Emilia-Romagna (70% di copertura), seguita dal Lazio, dalla Lombardia e dalla Toscana.
Ma mentre ci arrovella non poco il  dubbio, Jefferson  affonda ancora di più il coltello nella piaga, affermando che tutta l’ emergenza influenza è un artefatto, creato facendo un gran miscuglio di virus influenzali e para-influenzali.
La verità è che non disponiamo di una rete di sorveglianza capace di distinguerli.
(Porciani Franca  – “Vaccino antinfluenzale quanto serve veramente  – Corriere della Sera -  12-11-2006 )

La presunta pandemia del 2009 ha rinnovato l’interesse di ricercare le vere  cause delle epidemie per evitare paure che investono tutta la popolazione globale generate anche da un effetto nocebo di massa  (vedi “neuroscienze”) ed ha  evidenziato il problema dell’etica nella ricerca.
“Aviaria,    Nature pubblica la ricetta del supervirus letale
Così, dopo 5 mesi di consultazioni tra la comunità scientifica, organismi governativi e, perché no, anche servizi segreti, l’identikit del supervirus dell’influenza, la variante dell’H5N1 è accessibile a tutti.
La rivista Nature ha svelato infatti i sistemi utilizzati da un laboratorio ad altissima sicurezza dell’università del Wisconsin per ottenere un mix fatale che mette insieme la capacità letale dell’aviaria con la rapidità di contagio della suina.
A dicembre dello scorso anno il National Science Advisory Board for Biosecurity (Nsabb) aveva chiesto il blocco della pubblicazione, circostanza che aveva suscitato un vespaio di polemiche alimentate da una parte della comunità scientifica che considerava l’intervento come una vera censura.

Il supervirus, secondo i ricercatori che lo avevano prodotto, aveva lo scopo di consentire lo studio dei punti deboli per poter successivamente individuare un vaccino. Yoshihiro Kawaoka dell’università del Wisconsin e Ron Fouchier di Rotterdam, convocati proprio dal Nsabb assicurarono che microrganismo era protetto in un laboratorio fornito di una sicurezza straordinaria.

Quello che maggiormente preoccupava i “censori” era la facilità con cui il virus killer era stato prodotto. Negli esperimenti condotti nel Wisconsin furono sufficienti solo quattro mutazioni del genoma, cinque in quelli di Rotterdam.

Già nel governo statunitense e nei servizi segreti si paventava la possibilità che bioterroristi potessero venire a conoscenza del procedimento, ma qualche mese dopo, ad Aprile, gli 007 americani hanno rassicurato le autorità statunitensi riferendo sulla scarsa competenza scientifica dei terroristi, almeno per il momento.

Così, sulla base di queste informazioni, e spinti dall’esigenza di arrivare alla realizzazione di un vaccino, sia il governo americano che il Nsabb sono tornati sulle loro posizioni. Circostanza che deve evidentemente persuaso anche le autorità olandesi.

Così, sia il lavoro dell’università del Wisconsin che quello di Rotterdam hanno ricevuto il benestare per la pubblicazione. Nature lo ha già fatto, ma anche l’altra autorevole rivista, Science, pubblicherà lo studio di Rotterdam.”
(Fonte secondaria: vitadidonna.it/news-salute)

 

La notizia suindicata è stata divulgata anche dalla trasmissione televisiva “Leonardo”, in onda su Rai3 il  7 maggio 2012, che ha confermato che il virus è stato reso trasmissibile per via aerea tra gli umani al fine di produrre un adeguato preventivo vaccino.

Ha creato molto interesse la testimonianza del giovane manager italiano di una fra le più grandi banche d’affari mondiali dalla quale, nel 2005, si è licenziato perché si è rifiutato di vendere derivati che scommettevano sulle morti di aviaria. In questo link l’intervista rilasciata alla TV La7 trasmissione “Otto e mezzo” del 15-3-2012: http://www.youtube.com/watch?v=KTtdtFXh14Q (a 14′ dall’inizio: derivati su aviaria)

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Nel febbraio 2020  viene dichiarata la pandemia da virus Sars-Cov-2:  Covid- 19

 

“”  SarsCov2 è un virus zoonotico che diffondendosi tra gli esseri umani è diventato una pandemia. La trasmissione del virus si è verificata anche da esseri umani a cani, gatti domestici, tigri e leoni”.    Da https://www.veterinariapreventiva.it/esterne/one-health-esterne/covid-19-la-epidemia-evolvere-panzoozia?print=print:

Da Wikipedia:  https://it.wikipedia.org/wiki/Salto_di_specie

“Tra il 2005 e il 2020 dagli animali si sono originate tre epidemie ed una pandemia che hanno interessato la popolazione umana: nel 2003 è comparsa la SARS, che dai pipistrelli si è trasferita agli zibetti e poi all’uomo.[6] Nel 2009 si è diffusa una epidemia di influenza suina causata dal virus H1N1, trasmessa dagli uccelli ai suini e poi passata all’uomo. Nel 2012 è comparsa la MERS, trasmessa dai pipistrelli ai cammelli e all’uomo. Nel dicembre 2019 si è sviluppata una pandemia di COVID-19, provocata dal virus SARS-CoV-2: quest’ultimo è stato probabilmente trasmesso all’uomo dai pipistrelli attraverso un ospite intermedio, forse il pangolino, sebbene vi siano margini di incertezza al riguardo.[6] “

 

L’unica cosa certa sono i margini di incertezza circa la vera causa di queste epidemie-pandemie. L’attuale virologia basa le ricerche sul   salto di specie del virus H1N1 degli uccelli all’uomo  che nel periodo della prima guerra mondiale avrebbe ucciso 50 milioni di persone. Perché gli uccelli in quel periodo sono diventati così pericolosi?  Perché non prima  o dopo quel  periodo?

 

Nell’elenco di Wikipedia hanno dimenticato anche di inserire l’aviaria che non si è manifestata come previsto   forse perché non è andato a buon fine il progetto tra  banchieri e scienziati.  Afferma infatti  il giornalista Severgnini in questo suo intervento  : “hanno avuto più coscienza  gli scienziati dei finanzieri” – A 17.20’ ca  - “ i pentiti della finanza” https://www.youtube.com/watch?v=KTtdtFXh14Q

 

A partire dal 2010 si sono susseguite numerose “profezie” sulle future pandemie:

2010 – https://it.scribd.com/document/57237528/rockefellar-foundation-Scenarios-for-the-Future-of-Technology-and-International-Development nel documento è previsto il   decennio delle pandemie  – doom decade – 2010-2020

2015 -  https://www.ted.com/talks/bill_gates_the_next_outbreak_we_re_not_ready/transcript?language=it –  previsione di Gates

2019 – https://www.brainfactor.it/event-201/  evento “201” alla Johns  Hopkins University

2020 – http://accademiadellaliberta.blogspot.com/2021/01/la-pandemia-spars-2025-2028.html – ultima previsione della Johns  Hopkins University

 

Perché virologi, microbiologi ecc.  non  ricercano le cause  di certe  epidemie  anche in  quei   laboratori di manipolazioni chimiche,genetiche, batteriologiche ecc.  che G. Grabovoi chiese nel 2002 a tutti i governi mondiali di chiudere?    https://www.grabovoifoundation.org/wp-content/uploads/2020/03/VIRUS-IN-EURASIA-2002-Grigori-Grabovoi.pdf

E’ casuale che nel 2001-2002 i governi abbiano ratificato un accordo sul controllo climatico? https://2001-2009.state.gov/g/oes/climate/c22821.htm

Scrisse l’antropologo-teosofo Bernardino del Boca a proposito delle pesti (vedi Cat. AIDS): “Non erano colpevoli i topi se la società di allora viveva nella sporcizia fisica e morale” –  Con questa affermazione disse, in estrema sintesi, che non erano i microbi degli animali a causare le  malattie e/o  epidemie come invece ritiene l’attuale virologia

……………………………………………………………………………………………………………………………………..

Paolo Renati – “Fuori dal Virus – la formula del contagio” www.youtube.com/watch?v=8tGOHjt4BQY Certo esistono anche i veleni esterni definiti virus come qui citato   https://www.ingannati.it/2013/10/06/pandemie-perche-non-siamo-disposti-a-credere-a-tutto/
ma non sono contagiosi, , come non lo sono le malattie ritenute erroneamente causate da “virus” o da altri microbi, come spiegato nel video

YouTube (https://www.youtube.com/watch?v=8tGOHjt4BQY)
FUORI DAL VIRUS: La formula del CONTAGIO – Ph.D. Paolo Renati – n°153
Proseguiamo il discorso della scorsa puntata sulla Legge della Risonanza rispetto al contagio.
A spiegarci questo evento il Ph.D. Paolo Renati.
Di seguito il link per vedere la prima parte:  https://www.youtube.com/watch?v=ubBW7ys8j-o

 

29
settembre

GENETICA – EPIGENETICA – TELEGONIA – PSICOBIOLOGIA – NEUROSCIENZE

(vedi  anche  Medicina – Nuova Medicina)


“Verso la fine  del ventesimo secolo la biologia dimostrerà l’importanza  del  pensiero e raggiungerà quel punto critico di immediata accelerazione che la fisica ha raggiunto una generazione fa e che ha dato inizio  all’era  atomica.  Sarà questa rivoluzione biologica quella che darà il colpo di grazia alla mentalità del passato e che porterà la scienza a riconoscere l’aspetto divino dell’uomo e  della  natura.  Alla fine del Ventesimo  secolo la biologia presenterà l’uomo come da secoli lo presenta la Teosofia
(BdB“ La Dimensione  Umana”  – ed. 1971 pag.  121; ed. 1986 -  pag. 91; ed. 2006 pag. 114 )

“Lo scienziato che sperimenta con la Vita sul piano genetico senza una profonda conoscenza delle verità spirituali, è come un bambino che gioca con un ordigno esplosivo”
(BdB – “La Dimensione Umana”  ed. 1971 pag. 92-93; ed. 1986 – pag. 71; ed. 2006 pag.89 )

“Non è la Natura che crea le malattie ma l’uomo  …   La Natura non può essere chiamata Male. Il vero male proviene dall’intelligenza umana e la sua origine è provocata solo dall’uomo razionale che si allontana dalla Natura. Perciò l’umanità è la vera ed unica fonte del male…”
(Lettere dei Mahatma ad A.P. Sinnett Vol. I  Lettera n. 10/1882 – ed. 1968 pag. 106)

Dal libro “IL SEGRETO” DI Bernardino del Boca – ed. 1988:

Alice Castello, 10 gennaio 1981

“… Credo che l’Anticristo stia preparando le sue coorti, preparando quel Grande Male che lui dirà di venire a sanare: “il grande inganno” a cui crederà buona parte dell’umanità, quella parte che poi verrà distrutta dall’Anticristo stesso e da coloro che portano il segno della Bestia, da coloro nel cui nome sono stati trucidati milioni di martiri. La religione crea i martiri. Sono pensieri spaventosi. Ma la nostra vita è soltanto una recita. Tutto è illusione. Solo l’individuo che sa di non essere soltanto un corpo, un personaggio, ma di essere un’Anima imperitura, può passare indenne attraverso il “grande inganno”.

“ …  Soprattutto impara a distinguere la Scienza del cervello dalla Sapienza dell’Anima, la dottrina dell’Occhio da quella del Cuore. Tutta l’ignoranza stessa è ancora preferibile alla Scienza del cervello, quando la Sapienza dell’anima non la illumina e la guida….” (H.P.Blavatsky “La voce del silenzio” – “Casa nel tramonto” ed. 1980 pag. 174)

 

I cinesi dicono che per conoscere una persona bisogna aver conosciuto i due genitori, i quattro nonni e gli otto bisnonni. Ora, in quasi tutto il mondo, quasi nessuno conosce il nome dei suoi bisnonni.

“ … L’H.G.P. (Human Genome Project) ha lo scopo di scoprire il segreto della vita, ed è un progetto così ambizioso che non si riesce neppure ad immaginare il tempo che ci vorrà per  codificare tutte le sequenze del DNA umano. Ogni individuo eredita due serie di DNA, una per ogni genitore, cioè tre miliardi di unità di nucloidi. In ogni DNA ci sono quattro tipi di nucloidi, simboleggiati dalle lettera A.G.C e T. e perciò ogni serie di DNA di un individuo si deve scrivere con tremila milioni di lettere, cioè l’equivalente di dieci copie dell’Enciclopedia Treccani.
Questo progetto fu iniziato nel 1970 dal professor Gilvert, dell’Università di Harvard e dal professor Fred Sanger, dell’Università di Cambridge, allorchè fu trovato un metodo rapido per analizzare le sequenze del DNA. Il genoma, l’insieme unitario di tutti i cromosomi qualitativamente differenti presenti in ogni cellula, rappresenta la serie completa del DNA individuale e gli scienziati sperano di avere un primo risultato verso il 2005, se le nazioni sostengono la spesa di questo incredibile progetto.  Ora gli Stati Uniti spendono duecento milioni di dollari all’anno e la Gran Bretagna undici milioni di sterline.

Scoperto il segreto dei geni sarà possibile curare le malattie, ma c’è anche il pericolo che gli scienziati possano intervenire sul bagaglio genetico individuale per scopi di potere o di ricerca.

Speriamo che per il 2005 l’umanità sia maturata a tal punto da usare solo positivamente i risultati di questo straordinario progetto.
Mentre si sta cercando il futuro genetico dell’umanità, lo scienziato giapponese Masuo Aizawa sta manipolando le cellule umane per costruire una “cellula artificiale”. Questo biochimico dell’Istituto di Tecnologia di Tokio, vuole sposare la neurologia umana con l’elettronica.  Egli ha scoperto che un neurone è più grande di un transistor e analizza tanti segnali quanti ne analizza un intero computer e sta cercando quindi di costruire un “biocomputer”.

Questi sono esperimenti da fantascienza con finalità un po’ dubbie; l’uomo sta cercando di sostituirsi al Creatore, di porsi al posto di Dio e creare una vita artificiale da poter dominare, proprio in questo tempo in cui si attende la venuta di Soshian, del Maitreya e dell’anticristo.

Nel 1913 il bramino teosofo dottor Srinivasa Murti, medico della signora Besant e direttore della biblioteca di Adyar, aveva predetto che gli scienziati materialisti si sarebbero tanto inorgogliti per le grandi conoscenze e scoperte future che avrebbero tentato di imitare Dio ignorando i limiti morali e spirituali dell’umanità ed i loro esperimenti avrebbero portato molto male
(vedasi come è sorto l’AIDS, l’avvelenamento dell’aria. ecc.) …

…. Nei templi e nei monasteri tibetani abbiamo visto molte immagini del dio dello yoga tantra, Heruka Chakrasamyara,  ma le guide turistiche ed i monaci non vi si soffermavano o addirittura eludevano le nostre domande.  Lo yoga tantra, la quarta e suprema divisione della pratica del tantrismo, che consiste nello stadio generativo, è la sola che può portare all’illuminazione in una sola vita. Le statue e le pitture rappresentano il dio Heruka in un amplesso sessuale con la sua parte femminile. Questa rappresentazione può disturbare la mentalità sessuofobica di noi occidentali e perciò i tibetani hanno adottato la stessa nostra mentalità.  E’ ciò  che è successo anche in Cina, paese in cui le pratiche omosessuali erano una regola nei tempi antichi e che ora, per aver adottato la mentalità dei missionari e della cultura occidentale, non sono più riconosciute. Su questo tema è stato pubblicato recentemente il libro di  Bret Hinsch, dell’università di Harvard, dal titolo “Passions of the Cut Sleeve – The Male Homosexual Tradition in China”.  Con la diffusione del consumisno e di una mentalità stereotipata, l’umanità non è diventata più libera e saggia, perché un nuovo tipo di oscurantismo la sta rendendo sempre più schiava. Il Nuovo Piano di Coscienza formerà individui liberi e saggi che vivranno con più buon senso ed a contatto continuo con la supercoscienza” .
(BdB – Rivista Età dell’Acquario n. 78/1993 – “il nostro futuro genetico e il Tibet”   pag. 3-4- 13)

 

“Cercando la propria origine l’uomo ha riconosciuto il concetto dell’evoluzione organica, un concetto che rappresenta una delle più grandi conquiste intellettuali perché spinge l’uomo a sempre meglio conoscersi  e a scoprire tutta la complessità del suo essere.  Il concetto dell’evoluzione è però giusto solo in rapporto alla mentalità del nostro tempo, ma sarà profondamente modificato quando l’uomo avrà raggiunto la dimensione spirituale.

Ci  vorrebbe un’intera biblioteca per elencare tutto ciò che l’uomo ha scoperto finora sulla composizione e il funzionamento del suo organismo, tuttavia tutte queste nozioni non ci hanno ancora portati a capire il “fenomeno umano” perché finora le ricerche sono state generalmente limitate alla materia, senza comprendere che essa è spirito cristallizzato. Solo in questi ultimi anni, con le ricerche sulla psichicità, sono stati riconosciuti alla materia confini molto più ampi; si prevede che per la fine di questo secolo la scienza si sarà avvicinata ancora di più alla mentalità spirituale e potrà così accettare i risultati della ricerca degli spiritualisti e giungere a riconoscere la realtà dello spirito.

Già ora molti scienziati sono costretti dai risultati delle loro ricerche a basarsi (anche se soltanto come mezzo dialettico) sul concetto della Vita espresso da H.P. Blavatsky nel   I  volume della Dottrina Segreta: “Noi consideriamo la Vita come forma di esistenza che si manifesta per mezzo di ciò che chiamiamo materia; o per mezzo di ciò che nell’uomo, erroneamente separandoli, chiamiamo Spirito, Anima, Materia (personalità): la materia è il veicolo per la manifestazione dell’Anima su questo piano di esistenza, e l’Anima è il veicolo per la manifestazione dello Spirito su un piano più alto; e questi tre formano una trinità sintetizzata dalla vita che li pervade tutti”.

Ma  finché non sarà fatta una sintesi tra i vari rami della scienza, e non si sarà sottoposta questa sintesi alla luce della spiritualità, il fenomeno umano non potrà essere compreso nella sua finalità e nemmeno nella sua espressione individuale.

Se leggiamo qualche importante opera sui risultati della scienza biologica, come Atlas of Evolution di Sir Gravin de Beer, notiamo che i biologi accettano la “teoria dell’evoluzione” come un’ipotesi che si accorda con i fatti conosciuti, ma riconoscono giustamente che la scienza non è in grado di provarla. La biologia ci dà oggi una visione stupefacente dell’organismo umano quale somma di tutto ciò che vive ed ha vissuto sulla Terra, ma non riesce a giustificare il posto dell’uomo nella natura.

L’analisi biochimica del processo creativo ha fatto luce sul come l’informazione genetica viene trasmessa da una cellula alle cellule figlie e da un organismo alla sua progenie per mezzo delle 4 lettere dell’alfabeto di DNA (acido desossiribonucleico, e cioè A = adenina, C = citosina, G = guanina, T = timina) presenti nel nucleo cellulare. In base alla conoscenza dei processi della tramissione ereditaria dell’informazione genetica, sono state svolte le ricerche sulla proteina “citocromo C” (iniziate da E. Margolisah nel 1961 e riprese dal giapponese T. Yamanaka) che hanno provato anche l’evoluzione molecolare.Una stretta parentela esiste perciò fra le molecole di tutti gli esseri viventi, come se le molecole avessero seguito una evoluzione indipendentemente dall’organismo che hanno formato….

…E’ riconosciuta quindi anche una fratellanza molecolare fra noi e tutto ciò che vive sulla Terra…

Già von Baer nel  1828, e più tardi Haeckel, avevano riconosciuto che tutti gli animali si sviluppano secondo un piano di organizzazione che varia molto poco per le specie morfologicamente più differenti, e che studiando comparativamente gli embrioni coetanei di una lucertola, di un pescecane, di un cane e di un uomo, non si notano differenze. Si scoprì allora che l’embrione di tutti gli animali, durante il suo sviluppo, passa più o meno velocemente, attraverso una serie di cambiamenti che riassumono le forme ancestrali con cui si è evoluta la sua specie. Perciò il microscopico uovo da cui nasce l’uomo, riassume nello sviluppo di poche settimane il risultato di miliardi d’anni di evoluzione, passando dallo stato amebico a quello di verme, di pesce, di anfibio, di rettile, fino a quello di quadrupede con la coda, prima che il feto raggiunga la forma umana e venga partorito. Solo dopo la nascita, e molto lentamente, il bambino svilupperà i suoi caratteri morfologici e mentali tipici dell’Homo sapiens.

Quando lo scienziato scoprì che nell’embrione c’era il ricorso di tutte le evoluzioni passate e il piano costruttivo del nuovo essere, iniziò a studiare la struttura microscopica di tutto ciò che forma un organismo. Con lo studio degli organi omologhi, cioè gli organi che hanno la medesima origine embriologica anche se è diversa la loro funzione nell’adulto, l’uomo ha compreso di essere legato da stretti legami di parentela organica e strutturale con tutti gli animali del creato. Ora sappiamo che tutte le parti che costituiscono l’organismo umano e quello degli animali sono esistite, nel lontano passato, separate. Solo con le mutazioni queste parti sono venute a raggrupparsi in uno stesso organismo, ma mantenendo certi rapporti costanti fra loro, poiché in questa monogenesi, oltre alla leggi della genetica, agiscono le più forti leggi dello spirito che, sia pure in modo diverso, funzionano anche nella vita degli animali, dei vegetali e dei minerali.

Quando circa un miliardo di anni fa, dai protostomi (gli animali in cui la bocca dell’embrione si conserva anche nell’adulto come nei vermi) si evolsero i deuterostomi (gli animali il cui ano è omologo alla bocca dell’embrione, e la bocca è di nuova formazione) la natura ha cominciato a sperimentare separatamente, in tante specie animali, tutti gli organi che avrebbero poi, uniti in un solo organismo, formato gli animali superiori. I primi deutorostomi, i primi animali che svilupparono una nuova bocca, furono i primi invertebrati, i ricci e le stelle di mare. L’uomo ha in questi invertebrati degli stretti parenti strutturali, e questa parentela può essere rilevata osservando il nostro scheletro con un microscopio elettronico: si nota che la sua struttura mircroscopica è simile a quella delle piastre calcaree dei ricci e delle stelle di mare. Anche la struttura delle nostre cellule è simile alla loro.

Queste scoperte, e quelle della localizzazione dei geni nei cromosomi, riempirono di entusiasmo i genetisti all’inizio del XX secolo, e diedero origine a quegli esperimenti di T.H. Morgan e H.J Muller con cui fu possibile provocare delle mutazioni negli organismi, sottoponendo i gameti all’azione dei raggi Rontgen. Furono creati insetti mostruosi, scrofe che partorirono 100 maialini alla  volta, e altri esseri mostruosi che, pur dando ai biologi nuovi dati sulle leggi della genetica e dell’ereditarietà, fecero comprendere loro che era pericoloso alterare artificialmente l’evoluzione degli organismi. I bambini nati incompleti per l’azione del talidomide ne sono un triste esempio. Anche gli esperimenti di incroci fra animali diversi non crea esseri felici. Un esempio è dato dallo zebronkey, un animale nato nello zoo di Manila dall’incrocio tra una zebra e un asino. Appena nato ha dovuto essere tolto dal recinto dei genitori perché questi non volevano saperne dello strano animale, ed è cresciuto solitario e malinconico senza il calore dei membri della sua specie…
Conosciamo oggi quasi tutto delle leggi fisiche che regolano l’ereditarietà  sia dei caratteri morfologici sia di quelli psichici. Tuttavia gli scienziati sono ancora incerti riguardo la telegonia. In tutti i problemi della vita c’è sempre un punto in cui è difficile separare nettamente la materia dallo spirito, e uno di questi punti è rappresentato dalla telegonia o eredità a distanza. Le mamme che vogliono avere un bel figlio, sanno, in quasi tutti i paesi della Terra, che molto dipende dal loro primo amore e da come sanno guardare immagini di bambini belli. La scienza ha per secoli considerato questa credenza come una superstizione.

Lo scrittore greco Eliodoro aveva già illustrato la  TELEGONIA  nel terzo secolo dopo Cristo, nella sua opera “Gli Etiopi”. Eliodoro ha riportato la storia della bambina bianca nata dalla regina Persina di Etiopia. Poiché sia lei che il re erano negri, quella nascita fece scoppiare uno scandalo poiché si pensò che la regina avesse commesso un adulterio. Ma uomini bianchi non erano stati in Etiopia che alcuni anni prima e perciò non si poteva parlare di tradimento. I medici etiopi giunsero alla conclusione che la regina si era innamorata tanto tempo prima di uno straniero bianco, e “un’impregnazione magica” aveva causato, dopo tanti anni, la nascita di una bambina che gli somigliava.
Altri fatti del genere convinsero l’opinione pubblica della verità di questa eredità a distanza, ma furono soprattutto gli esperimenti di Lord Morton, all’inizio dell’800, su alcune giumente e le ricerche del Dr. Henri Lafuente di Algeri a provare la realtà della telegonia.
Il dr. Lafuente, nel 1946, presentò i casi di sei donne che avevano fatto un matrimonio d’amore con uomini sterili. Sottoposte alla fecondazione artificiale esse procrearono figli che assomigliano in modo sorprendente ai mariti, nonostante questi non avessere contribuito alla loro generazione.
La telegonia ci fa comprendere che la teoria dell’ereditarietà è incompleta, poiché finora le leggi mendeliane si sono fermate al fenomeno fisico dell’ereditarietà, mentre anche l’Anima, con la sua enorme forza plasmante, l’Amore, ha poteri maggiori di quelli che hanno i cromosomi dell’ereditarietà…

… Le differenze che caratterizzano ogni uomo, ogni animale, ogni fiore, dipendono da quell’azione dell’anima sul pensiero che è pure responsabile dei fenomeni materiali dell’ereditarietà, dell’autoriproduzione delle forme viventi, e anche del nostro invecchiamento e della nostra morte. Quando si riconosce un’anima a tutte le cose si trova anche la chiave che apre la via a tutta la sapienza.
Questa chiave che apre la porta del regno dello Spirito è:

“Pensare è creare”, la stessa chiave degli occultisti: “Tu sei come pensi nel tuo cuore”
(BdB – “La Dimensione Umana “ –  ed. 1971 pag.  86-96; ed. 1986 – pag. 66-73; ed. 2006 pag. 82-91)
“… I neuroni sono in intimo contatto con le altre cellule nervose mediante i bottoni sinaptici che coprono tutta la superficie esterna del corpo cellulare e che hanno il potere di trasmettere comunicazioni anche a distanza come forse avviene nel fenomeno della telepatia….”.
(BdB –-  “In tema di…”  1675 -  ed. 2000 – pag. 69)

 

“…I Darwinisti non dimostrano un grande affetto fraterno. Ciò prova  la deficienza dei sistemi materialisti e come la Teosofia sia nel giusto. L’identità della nostra origine fisica non fa certamente appello ai nostri sentimenti più elevati e profondi. La materia, privata dell’anima e dello spirito, ossia della divina essenza, non può parlare al cuore umano. Ma l’identità dell’anima e dello spirito, dell’uomo reale e immortale, come la Teosofia ce lo insegna, una volta provata e profondamento radicata nel nostro cuore, ci farà progredire molto sulla via della vera carità e della fraterna buona volontà…Per spiegare l’origine comune dell’uomo occorre spiegare che alla radice della  natura, oggettiva e soggettiva, come in ogni altra cosa dell’universo, visibile e invisibile,  è ,  fu e  sempre sarà, una unica essenza assoluta, da cui tutto proviene ed a cui tutto ritorna…”   (H.P.  Blavatsky – La Chiave alla Teosofia – 1888 – pag. 37)

“Con sorpresa abbiamo dovuto constatare il fatto che il Buddhismo Esoterico era così poco capito da certi Teosofi da indurli a credere che esso sostenesse pienamente il concetto Darwiniano dell’evoluzione e specialmente la teoria della discendenza dell’uomo da un antenato pitecoide.  …
E’ stato ripetutamente affermato che l’evoluzione, com’è stata insegnata dal Manu o da Kapila, costituisce la base degli insegnamenti moderni, ma né l’Occultismo né la Teosofia hanno mai sostenuto le azzardate teorie di questi seguaci di Darwin  – tanto meno quella della discendenza dell’uomo dalla scimmia….
L’uomo appartiene ad un regno distintamente separato da quello animale…”   (H.P. Blavatsky – “La Dottrina Segreta” – 1888 – Vol. I Cosmogenesi – pag. 210-211)

 

“… Non tutti i biologi sono entusiasti dei tentativi di ricreare l’uomo a mezzo di una “ingegneria genetica”.  Le manipolazioni artificiali dei caratteri genetici, secondo il premio Nobel Joshua Lederberg, possono costituire un grave pericolo perché minacciano la cosa più preziosa dell’essere umano, la sua libertà. Generalmente gli specialisti di tutti i rami della scienza non si preoccupano di questi problemi morali, ma essi  esistono e sono l’eco della voce saggia della Natura. Questa, mentre permette che gli scienziati diano l’assalto ai suoi segreti, sveglia nel frattempo la coscienza di quegli individui che possono sviluppare le idee che porteranno l’uomo a conquistare la saggezza. E’ per questo che l’uomo ha già ideato il piano Hallesint per risolvere il problema della giustizia economica, e ha già fissato l’idea di un’unica entità sociale mondiale che faciliterà i rapporti umani e farà cessare le cause di molte ansietà…”
(BdB – “La Dimensione Umana” – ed. 1971 pag.  379-380; ed. 1986 – pag. 279-280; ed. 2006  pag. 342-343)

“… oggi  vi è una spada di Damocle che pende sulla  testa degli uomini:  si tratta degli alimenti transgenetici  (OGM ) i  cui dannosi effetti non possono ancora essere valutati;  le multinazionali che vogliono divenire sempre più ricche e potenti, ne hanno la piena responsabilità e fanno di  tutto per ottenere i loro guadagni  come  se la natura avesse bisogno di essere manipolata  e trasformata quando produce per conto suo ortaggi, frutta e cereali  sani, buoni  e nutrienti per sopperire ai bisogni dell’uomo”.                                      (BdB – Rivista “Età dell’Acquario” n. 119/2000  pag. 6-7 )


“I  genetisti  si sono allarmati recentemente per i terribili effetti che si presume produrranno nell’umanità, nel  lontano futuro, gli esperimenti atomici. Le radiazioni che hanno colpito le ghiandole genitali maschili e femminili provocano alterazioni cromosomiche che causeranno  la nascita di figli disgraziati o mostruosi  fra alcune generazioni.  Gli  scienziati, spinti dalle necessità delle industrie che prosperano sulle guerre e dalla paura dei politici, che richiedono armi sempre più  distruttrici e spaventose, non si sono preoccupati delle conseguenze dei  loro esperimenti, ma l’umanità pagherà per queste alterazioni della natura. Quando nasceranno i mostri non servirà molto cercare di curare questo “male” perché esso sarà allora soltanto un ineluttabile effetto di una lontana e forse anche dimenticata causa, che sarà impossibile annullare. “       (BdB – “La Dimensione Umana” – ed. 1971 pag. 268;  ed. 1986 pag. 199-202; ed. 2006 pag.  245)

 

RICERCHE ATTUALI

(vedi anche  Medicina -  Nuova  Medicina)

Neuroscienziati che studiano  il mistero della mente collettiva ovvero di come il pensiero individuale si sviluppa con il pensiero del gruppo, dichiarano che ora si può tramutare il detto “penso dunque sono”  in “penso dunque siamo” e affermare che pertanto  si viene a creare un ponte tra scienza e filosofia che rivela come i campi di indagine perdano ora i tradizionali confini.

Il ministro dell’economia italiana, nel corso di alcune trasmissioni televisive, ha dichiarato che dalla crisi economica/finanziaria globale si uscirà allorchè  verranno introdotte a livello mondiale le energie rinnovabili e le biotecnologie.

Dalla trasmissione televisiva “Anno Zero” del 6-3-2008: “ da tutte le crisi si esce con una modifica della struttura produttiva….. dalla seconda guerra mondiale si uscì passando dal cavallo al jet; da questa crisi si uscirà con le energie rinnovabili e le biotecnologie. Lo scenario economico cambierà radicalmente…..”

“….la scienza, che per definizione non può essere dogmatica, rischia di diventarlo quando nega il carattere fuzzy sfumato e controverso di molte delle sue conclusioni. Nuove malattie create dalla diagnostica medica, prolungamento artificiale della vita e della morte, potenzialità delle staminali embrionali o adulte, cambiamento climatico, sostanze cancerogene, OGM: su questi e altri temi si fronteggiano modelli interpretativi e temi di pensiero rivali, e i dogmi  servono solo a mascherare l’incertezza   (da “Il sole24 ore” 20-9-2009 pag. 39 “Martha e i suoi nemici”)

 

“… E’ questa un’epoca in cui, affrancati dai bisogni primari da soddisfare, noi, esseri “civilizzati” figli dell’opulento Occidente, siamo chiamati a una riflessione attenta e profonda sulle nostre scelte di vita, sul modo di considerare l’esistenza di ciò che ci circonda: non possiamo più prescindere da una valutazione globale delle nostre azioni e delle loro conseguenze: certamente ognuno ha il diritto di decidere in piena libertà, ma nella consapevolezza che ogni suo gesto espande i propri effetti su tutti gli esseri viventi. La qualità della nostra vita sulla Terra è determinata dalla qualità dei rapporti, più o meno equilibrati ed armonici, che la nostra esperienza esistenziale ci propone con noi stessi, con gli altri esseri umani e con la Natura in ogni sua manifestazione…

Ma le sorti della nostra terra  sono legate a doppio filo anche allo sfruttamento che viene perpetrato nei confronti del regno vegetale: chi inquina il suolo avvelena anche le piante che vi crescono, l’acqua che vi scorre, gli animali (e pure l’uomo) che ne usufruiscono….

Alle problematiche riguardanti il regno vegetale (intrecciato purtroppo con quello animale) appartengono poi i tanto famigerati OGM  -Organismi Geneticamente Manipolati -, che sono organismi artificiali, spesso brevettati e dunque di proprietà privata di una azienda, che si ottengono inserendo nel patrimonio genetico dell’organismo “ospite” pezzi di DNA di organismi diversi, che in natura non potrebbero in alcun modo scambiarsi il materiale ereditario. I sistemi agrari complessi e diversificati sono così oggi a rischio: la dispersione nell’aria del polline, il trasferimento dei transgeni dalle colture geneticamente modificate alle erbe spontanee, l’alterazione dei microorganismi del suolo ecc., possono rappresentare un pericoloso mezzo di dispersione degli OGM e di inquinamento genetico. Incognite che investono anche l’uomo in quanto fruitore “finale” di questi prodotti. Come senz’altro saprete tale problema porta con sé un’infinità di dubbi e suscita domande cui è difficile trovare una risposta. Ciò necessiterebbe di una trattazione a parte, essendo ben diverse le reazioni di un esperimento in laboratorio da quelle del  nostro “mondo reale”, ben più complesso ed interattivo. Il rischio è la perdita della biodiversità, l’uso irrazionale di pesticidi, lo sviluppo di nuove resistenze da parte di piante infestanti e insetti parassiti, il trasferimento di geni ad altre specie, l’apparizione di nuove specie devastanti o di effetti indesiderati sull’ecosistema.

Inoltre i pericoli sanitari a lungo termine sono sconosciuti, perché ancora troppo poco approfonditi. Consideriamo comunque che snaturare l’essenza di un vegetale inserendovi magari parti del DNA di un animale con tutta probabilità finirà per creare problemi molto simili –seppure infinitamente più estesi- di quelli che sono sorti dando da mangiare, ad un animale erbivoro come la mucca, delle proteine animali.

Ma dove trovano spazio, in tutto ciò, l’amore e il rispetto per i solenni ritmi della Natura, per la sua infinita saggezza? Come si può perdere il senso della grandiosità del suo operare, del suo progetto sacro e inviolabile? Come si può essere insensibili al suo spettacolo diuturno, come possiamo aver scordato il suo richiamo ancestrale e vivere in un mondo artificiale che ci ha fatto dimenticare la pietà, dove niente più ci turba o ci emoziona, dove non ci si appassiona più per nulla di importante e degno, per qualche nobile ideale?…    (Patrizia Moschin Calvi – dall’articolo “La compassione verso i regni della Natura” – Rivista Italiana di Teosofia n. 7/2008)

 

“Secondo il quotidiano inglese The Guardian il principale consulente scientifico del governo britannico ha pronto un rapporto in cui sottolinea come il Regno Unito debba adottare la produzione di OGM.  La  “rivoluzione verde” di Johan Beddington passa attraverso l’adozione di OGM. E’ necessario un aumento delle colture che resistono anche in condizioni climatiche sfavorevoli per affrontare un mondo che va incontro a cambiamenti climatici e un forte aumento demografico. “Sono necessarie tecniche e tecnologie provenienti da diverse discipline, come la biotecnologia e l’ingegneria, o settori ancora meno esplorati, come la nanotecnologia” afferma nel documento che verrà presentato alla conferenza degli agricoltori di Oxford. Secondo lo scienziato le nuove tecnologie e i prodotti geneticamente modificati sono il mezzo per raggiungere gli obbiettivi economici, ambientali e sociali del paese; ovvero combattere il cambio climatico ed incrementare la produzione di alimenti di una popolazione mondiale che si prevede raggiungerà 9 miliardi di abitanti nei prossimi 30 anni – un incremento di 3 miliardi di persone rispetto oggi. Ma se in passato, grazie alla fiera opposizione degli ambientalisti, il governo britannico aveva desistito dall’introdurre su larga scala gli ogm (nonostante gli sforzi per condizionare l’opinione pubblica)  e ora, a causa della crisi economica, di alcuni studi della Royal Society e dell’aumentata pressione da parte delle industrie del settore, il programma è ripartito e l’appello di Beddington potrebbe rafforzare le intenzioni del governo.”
(dal sito greenplanet.net – “2/1/2010  -  Gran Bretagna transgenica?)

14 ottobre 2013    -  Il rapporto 2013 dell’UNCTAD (United Nations Conference on Trade And Development) su commercio e ambiente presenta un’analisi delle sfide e delle proposte ritenute più strategiche per la soluzione di problemi complessi e interrelati, quali povertà, fame, iniquità sociale e di genere, nonché cambiamenti climatici e sostenibilità ambientale. E il titolo, “Wake up before it is too late”, suona come un vero e proprio grido d’allarme Più di 60 esperti mondiali sono concordi nel sostenere che lo sviluppo agricolo sia giunto al limite e che sia necessario un cambiamento rapido e significativo degli attuali sistemi di produzione agricola che hanno caratterizzato la cosiddetta “rivoluzione verde”, basata su monocolture fortemente dipendenti dagli input chimici esterni. L’eccessiva specializzazione di poche commodities, lo sviluppo dei biocombustibili e la corsa all’accaparramento delle terre (land grabbing) sta aggravando, inoltre, la crisi ambientale ed agricola, esacerbando le condizioni dei paesi del sud del mondo. Le soglie di contaminazione del suolo e dell’acqua sono già state superate, la biodiversità è a rischio e la crisi è ormai evidente sotto molto aspetti: tra il 2011 e il primo semestre del 2013 i prezzi delle materie prime alimentari sono stati di circa l’80% più alti rispetto a quelli registrati per il periodo 2003-2008; negli ultimi 40 anni l’uso dei fertilizzanti è aumentato di 8 volte, mentre i tassi di crescita della produttività agricola sono diminuiti dal 2% all’1% annuo. Nel documento si ribadisce inoltre che gli OGM (organismi geneticamente modificati) non costituiscono una soluzione tecnologica sostenibile e, di fatto, rendono più difficile l’innovazione dal basso, la conservazione in situ e l’accesso ai semi. Secondo l’UNCTAD, il nuovo paradigma di sviluppo dovrà prevedere l’adozione di sistemi di produzione “rigenerativi” e di tipo olistico, all’interno dei quali l’agricoltore possa diventare, da mero produttore, il manager di un sistema agro-ecologico capace di fornire un insieme di servizi eco- sistemici, in termini di difesa del suolo e della biodiversità, di energia, acqua e benefici culturali e ricreativi. Si tratta di una trasformazione profonda, che riguarderà non solo i paesi in via di sviluppo ma anche quelli industrializzati, e che prevede una migliore comprensione della multifunzionalità dell’agricoltura, del suo ruolo chiave per lo sviluppo rurale, la scarsità delle risorse e le sfide climatiche.

Leggi il rapporto http://unctad.org/en/PublicationsLibrary/ditcted2012d3_en.pdf

(dal sito  Fondazione Diritti Genetici)

 

Il biologo e genetista Giuseppe Sermonti  esprime nei suoi  numerosi libri e saggi tutte le sue riserve nei confronti dell’evoluzionismo darwinista.  Dal suo saggio “L’anima scientifica”: “L’anima scientifica è una discussione sul metodo, su una sorta di dialogo sui massimi sistemi, di cui uno  è l’evoluzionismo e l’altro è la realtà. … Il mondo galleggia nell’eterno, è sospeso all’infinito e lo spostarci nelle sue dimensioni incantate è il più raffinato e prezioso risultato della conoscenza perché significa riceverla per simboli. Ma una scienza che riceve la natura per simboli, che la interpreta attraverso archetipi, ci offre un’immagine delle cose che richiama quella di un’antica ermeneutica, oppure quella di una sacra rappresentazione. Gli scienziati hanno esplorato il mondo per innumerevoli ragioni e ispirazioni, con amore o con odio, con rispetto od arroganza, al servizio della verità o della menzogna. Si può rimproverare a qualcuno di loro di aver accettato l’invito alla tavola del lupo. … Non voglio processare l’umanità o me stesso ma proporre una strada in cui trovo più senso, più saggezza che nelle piste della scienza ufficiale. E non sono certo io il primo a suggerirla. Io non faccio che ricercare un sentiero che piedi sapienti hanno percorso molto prima di me”.

 

“Sono più importanti il gene o l’ambiente nel causare il cancro?
Una risposta netta sarebbe attraente e se la scienza non è in grado di darla può sembrare che non abbiano le idee chiare; o che vi sia in corso una diatriba che non giova all’immagine della scienza e soprattutto è nell’interesse dei potenziali pazienti che vuol poi dire noi tutti. Eppure non è difficile capire che la genetica e l’ambiente sono entrambi importanti. La controversia potrebbe essere rinfocolata da due lavori recentemente pubblicati su “Nature” e “Nature Genetics”. Che ci siano persone ad alto rischio genetico per il cancro del seno si sa da tempo e nel 1995 sono stati identificati due geni chiamati BRCA1 e BRCA2. Ma non in tutte le famiglie con eccesso di tumori del seno si trovano mutazioni di questi geni e da allora si cerca un ipotetico gene “BRCA3”: ebbene si sono trovati ora cinque geni che aumentano, di poco, il rischio di cancro del seno……………………………………..Ma dal punto di vista pratico a che cosa serve conoscere i nomi di qualche gene in più.?…………il BRCA3, se esiste, è molto dubbio e  ancora ci elude. Per il momento è molto dubbio che trovare in una donna una di queste varianti possa arrecarle un beneficio superiore all’ansia che inevitabilmente comporterebbe: ed è temibile che i rispettivi test vengano commercializzati e propugnati come screening su vasta scala. Dobbiamo tornare allora alla questione di partenza. Il cancro del seno insorge a causa di mutazioni del Dna che avvengono a caso: per questo siamo tutti  a rischio. Ad aumentare il rischio di base concorrono fattori genetici e fattori ambientali…………………..non possiamo pretendere che i progressi della genetica superino rischi che da questa non dipendono……….questo nuovo modo di identificare i fattori genetici di rischio verrà esteso ad altri tipi di tumori e con il tempo farci inventare nuove terapie e forse anche nuove misure preventive”.
(Genoma di donna – le ultime sui tumori – di Luigi Zingales da “Il sole24ore” 8-7-2007)

Nell’articolo suindicato nessun accenno dunque  ai fattori emotivi scoperti dal dr. Hamer, dal  biologo-genetista Bruce Lipton ed ora anche dal genetista   Tian Xu citato da “Nature”. Quest’ultima notizia fa quindi ben sperare in una ricerca più “olistica” che tenga conto, oltre che dei fattori genetici e ambientali, anche di quelli psico-emotivi. E’ solo questa la strada che potrà aiutare i ricercatori a  navigare in quel mare genetico senza fine che potrebbe portare l’umanità a credere di essere nata “per caso” così come le malattie.

Comparazione fra le scoperte del dr. R.G. Hamer e quelle del dr.  Bruce Lipton:  “Le cinque leggi biologiche e la nuova biologia americana – Il capovolgimento diagnostico della medicina e la demolizione del programma del genoma umano: due scoperte scientifiche diverse per un traguardo comune”

“Spesso nel percorso delle scoperte scientifiche abbiamo assistito al raggiungimento di risultati similari e complementari ottenuti, quasi contemporaneamente, da scienziati diversi, oltre che per nazionalità, anche per metodo di ricerca.
Se questo ci fornisce da un lato la garanzia della scientificità delle scoperte, in quanto reciprocamente comprovabili, dall’altro ci conferma che quelle scoperte sono storicamente pronte per l’umanità. Kahlil Gibran scrisse che non si può insegnare nulla che non sonnecchi già nell’alba della nostra conoscenza.
In questo senso possiamo dire che, grazie a due scienziati, il dr. R.G. Hamer e il dr. Bruce Lipton, stiamo assistendo al raggiungimento di uno straordinario traguardo comune: la definitiva prova scientifica del coinvolgimento della psiche umana nei processi patologici e nei processi biochimici del corpo umano.
Le conseguenze delle loro ricerche sono sconvolgenti, perchè con le scoperte del dr. Hamer viene ribaltata la diagnostica della medicina, mentre con la nuova biologia americana del dr. B. Lipton viene annullato il determinismo meccanico cellulare.
I risultati raggiunti, l’uno in medicina, il secondo in biologia, si avallano reciprocamente e soprattutto aprono la strada ad uno straordinario percorso di rivalutazione dell’individuo e della sua componente psichica.
Le due scoperte nascono sulle ceneri di un metodo scientifico di ricerca giunto ormai al capolinea.
Ci riferiamo al sistema di indagine riduzionistica sinora adottata da quasi tutti i settori della ricerca.
Possiamo convenire che, con l’Illuminismo e il Rinascimento, l’uomo si sia dato delle nuove linee guida per lo studio della natura e dei fenomeni biochimici. Venne abbandonata ogni connessione di indagine riferita a contenuti interpretativi esoterici e religiosi, adottando invece i criteri della verificabilità e riproducibilità dei fenomeni per la classificazione di leggi certe e quindi ritenute scientifiche. Questa missione, del tutto condivisibile ed encomiabile, trova la sua massina identificazione nella frase pronunciata da Francis Bacon nel 1543:  “L’uomo dovrà dominare la natura”.
Da allora ad oggi la ricerca non ha più arrestato questo sistema di indagine cercando di analizzare sempre più a fondo ogni fenomeno e reperto, avvalendosi di strumentazioni sempre più sofisticate.
Questo sistema di indagine riduzionistica, ribadiamo validissima ed efficiente nello scopo e nel merito, ha trovato però il suo limite e capolinea proprio nel metodo della strumentazione adottata. Infatti sia che si riferisca al primo rudimentale microscopio sia che ci si avvalga dei recenti e modernissimi sistemi (TAC, PET, scintigrafia, microscopi elettronici) questo metodo di indagine non può riguardare ciò che non si vede.    Mentre solo ciò che si vede viene considerato e quindi connesso ad una causa o ad un evento.
Ed è proprio sulla scorta di questo metodo che stiamo assistendo a tutte le ipotesi di connessione tra eventi del corpo umano e strutture del DNA, secondo il programma del genoma umano.
La conseguenza inevitabile è l’attuale concezione del determinismo meccanico della cellula.
E’ un po’ come se considerassimo le cellule del corpo umano del tutto avulse dalla nostra volontà e dal nostro agire, rimanendo noi impotenti ad osservare il loro comportamento.  Per cui, quali vittime predestinate dal destino, quasi per fortuna o sfortuna, non ci resta che attendere e osservare l’evoluzione decisa dalle nostre 53 trilioni di cellule.
Per converso tutto ciò che non trova posto in un vetrino di laboratorio, e quindi in primo luogo la psiche umana, non viene in alcun modo messo in relazione con l’evento organico.

Si comprende quindi perchè lo studio dell’individuo in quanto recettore ed effettore di momenti emozionali e psichici sia stato oggetto di materie scientifiche definite psicologia o psichiatria, staccate dal mondo clinico della medicina o della biologia.

Un riferimento vago ad una connessione tra le differenti discipline lo ritroviamo solo quando sentiamo dire dalla medicina ufficiale che “lo stress” in qualche modo incide sulla nostra  salute, ammettendo velatamente che quella “cellula”, pur nel suo programma predeterminato da una sequenza dei nucleotidi del suo DNA cambia …..in qualcosa!
Credo che mai parola e mai connessione più vaghe siano state dette in un panorama di ricerca scientifica.
Quale persona al giorno d’oggi può dichiararsi non stressata dalla vita moderna?
Non per questo ci si ammala e non basta certo andare a ricercare qualche ultracentenario tra i contadini di qualche paese remoto sulla terra per ricollegare una situazione di longevità al non-stress.
E’ pur vero che sino ad oggi si è cercato, in diversi modi e attraverso vari settori della ricerca, una possibile connessione tra la psiche e l’organo, vedi ad esempio la psicosomatica, la PNL, la Medicina Cinese, la Metamedicina.
Ma nessuno aveva trovato la riproducibilità e la verificabilità propri di una connessione scientifica.“Ma tanto tuonò finchè piovve”.
Il dr. Bruce Lipton, scienziato biologo, ormai di fama internazionale, sta portando avanti in America la divulgazione della sua scoperta. Come tutti gli scienziati che si sono occupati del programma del genoma umano, per cui tutto viene ricondotto alla struttura del DNA, è partito dalla considerazione base del dogma scientifico elaborato dopo la scoperta del DNA da parte di Watson e Crick nel 1953: DNA – gene fisso – RNA – riproduzione del gene nel citoplasma -proteine – sintesi riproduttiva
Secondo questo schema il DNA dunque sarebbe le fonte di ogni segnale da cui si origina il comportamento e la riproduzione della cellula. Questa conclusione è in effetti l’unica consentita da un sistema di indagine che, pur nella sua valenza scientifica presenta il grosso limite, nella ricerca del rapporto causa-effetto, proprio nell’impostazione riduzionistica. Mentre l’attribuzione di un’attività propria del gene del DNA è solo una deduzione della visione di un determinismo meccanico autonomo della cellula.
E’ come se un extraterrestre che volendo sapere la causa dell’incendio delle case sulla terra si limitasse ad osservare chi sta intorno ad una casa che brucia. Dopo aver analizzato a supporto del valore statistico circa 100 incendi ed aver visto sempre la presenza dei pompieri, mentre cambiano proprietari e curiosi, si vedrebbe costretto a sostenere che la causa degli incendi sono appunto i pompieri.
Allo stesso modo sostenere che il 25% dei carcinomi al seno può essere attribuito alla mutazione di due geni autosomici (BRCA1 e BRCA2) non può ritenersi una prova scientifica del tumore al seno. In primo luogo perchè una percentualizzazione di un evento non ci fornisce alcuna prova di riproducibilità scientifica, ma soprattutto perchè, come rileva il dr. Lipton, siamo in effetti di fronte ad una mutazione del gene causata da un altro evento, sinora mai considerato:  il segnale esterno alla cellula.
Le osservazioni del biologo americano nascono da un diversa, ma quanto mai semplice, osservazione del fenomeno biochimico. Una cellula trova ogni fonte di sostentamento e di vita non dal nucleo centrale, ma dalla membrana esterna. Infatti è risaputo che se ad una cellula viene tolto il suo nucleo, essa continua a sopravvivere. Mentre se vogliamo la morte di una cellula dobbiamo operare sulla lisi della doppia membrana fosfolipidica. Inoltre, e soprattutto, il dr. Lipton osserva che proprio sulla membrana esterna di ogni cellula troviamo la PIM (proteine integrali di membrana) veri e propri canali recettori ed effettori per l’entrata e l’uscita di segnali. La sequenza dei nucleotidi di un DNA dunque viene a subire delle varianti e delle modificazioni proprio dai segnali esterni. Questi segnali non si riducono solo a molecole biochimiche, ma comprendono anche tutte quelle immissioni di energia determinate dalle sinapsi dei neuroni, che se vogliamo possiamo ancora ricondurre a reazioni biochimiche, ma che in effetti possiamo più facilmente ricollegare alle emozioni e stati psichici provati dall’individuo. In sostanza la sequenza del processo biochimico del DNA non vede quest’ultimo l’artefice primo dei meccanismi cellulari, ma semplicemente un raccoglitore ed elaboratore di informazioni esterne. Un po’ come l’hardware di un computer che, in base ai dati ricevuti, immagazzina ed elabora i programmi futuri.
Le conseguenze sono di tutta evidenza: il DNA non  è un  “signore” che regola in modo predeterminato, a suo piacimento e a nostra insaputa, il divenire delle nostre cellule, ma è una meravigliosa struttura atta a regolare e mediare i segnali esterni, il tutto in un perfetto coordinamento con la vera centrale del nostro corpo: il cervello. Per capire come questa fenomenologia biochimica si traduca in un processo fisiologico, definito salute o malattia, troviamo la risposta negli studi del Dr. Hamer. Il dr. Hamer, dopo la morte violenta e improvvisa del figlio, non si accontentò di sentirsi dire che a causa dello “stress” subito, una “cellula impazzita” avrebbe deciso di scatenare un tumore al suo testicolo. Dopo continui riscontri nello studio di TAC cerebrali trovò la presenza dei focolai nel cervello che dimostravano la connessione tra evento psichico e organo. Da questa scoperta la sua ricerca ricevette un impulso del tutto nuovo, ma il metodo d’indagine era del tutto diverso rispetto a quello di un esame con un microscopio: occorreva chiedere al paziente cosa gli fosse accaduto. Ci vollero pochi anni per mettere insieme il mosaico, ma dallo studio sinergico dell’embriologia e della filogenesi il dr. Hamer arrivò a dimostrare scientificamente la causa vera (il dr. Lipton direbbe il segnale esterno) che determina un cambiamento cellulare: il collegamento psiche-cervello-organo.   Le scoperte del dr. Hamer confermano quindi la correlazione tra evento-segnale esterno e riflesso organico, ma il vero significato e portata di questa scoperta vanno al di là della semplice osservazione delle cause psichiche. La vera rivoluzione epocale che consegue alle leggi biologiche scoperte dal medico tedesco è la nuova accezione del significato del termine malattia. Da sempre la malattia è stata intesa come un errore della natura, al quale l’uomo-medicina deve porvi rimedio e i rimedi sinora proposti sono stati infiniti, ma tutti e comunque impostati sul principio suddetto del “brutto male”. Inoltre ogni sintomo del male, che sia proliferazione o riduzione cellulare, dolore o gonfiore, febbre o infiammazione viene trattato come “sbaglio” della cellula e allora l’obbiettivo sinora ricercato non può che essere unico: eliminare il sintomo. Dalla nuova accezione del rapporto causa-effetto scoperta e convalidata dalle ricerche citate ne consegue il nuovo modo di intendere il termine malattia: un Programma Speciale Biologico Sensato.              Per un’esposizione migliore del concetto rimandiamo il lettore più esigente ai testi di Hamer.

Il Programma Speciale viene attivato da un evento shock, che ci coglie impreparati, acuto, drammatico e vissuto con un senso di isolamento. Questo momento è stato definito dal dr. Hamer DHS (Sindrome di Dirk Hamer) che ci porta immediatamente in uno stato di simpaticotonia, per lo più asintomatico, ma caratterizzato da una fase fredda: mani e piedi freddi, con difficoltà di dormire la notte. Dopo la soluzione del conflitto psichico si manifesta la fase successiva, proporzionale per intensità e durata alla precedente, e definita vagotonica, con evidenti sintomi di dolori, gonfiori e febbre. Questa seconda fase è intervallata da un momento di ritorno alla fase di simpaticotonia, determinata da una necessità di riequilibrio del corpo umano, prima di attuare la fase ultima di vagotonia e riportarci in carreggiata.

Si resta attoniti quando l’applicazione di queste scoperte diventa oggetto di continue verifiche le cui conclusioni portano il ricercatore a riconoscere la loro validità dimostrando ed avvalorando così il termine di Leggi Biologiche. La storia ci insegna che le rivoluzioni non passano indolori ma alla fine il tempo e la forza degli uomini liberi hanno sempre avuto ragione.”
(Claudio Trupiano -  Rivista scientifica Psiche-Cervello-Organi n. 1/2006)

 

Il suindicato articolo di  Luigi  Zingales  evidenzia che, per ora, si pensa che  “il cancro del   seno sia dovuto a mutazioni del DNA che avvengono per caso”.  Le scoperte del dr. Hamer invece rilevano che il tumore del seno è quasi sempre dovuto ad un trauma psichico.
Nel caso di tumore della ghiandola mammaria si tratta generalmente di un conflitto madre/figli, verso  partner, verso il “nido”.
Essendo la ghiandola mammaria legata al foglietto embrionale del mesoderma antico il tumore prolifera in conflitto psichico attivo e, cessato il conflitto psichico, si arresta la proliferazione  e viene ridotto dai micobatteri o si incista.  L’immaginazione scatenata dal conflitto psichico dà ordine al cervello di attivare la ghiandola mammaria per produrre più latte utile a salvare la vita delle persone che si avvertono in pericolo. Nel caso invece di carcinoma duttale, ovvero carcinoma dei dotti galattofori (dei dotti dove passa il latte) durante il conflitto psichico attivo i dotti si ulcerano e riparano dopo la cessazione del conflitto.
In questo caso i noduli si trovano solo nella fase di riparazione. Si tratta generalmente di conflitti di separazione dal partner, dai figli, genitori, parenti o persone vicine.  L’ulcerazione dei dotti si produce allorchè l’immaginazione scatenata dal trauma psichico ordina al cervello di ulcerarli   per lasciar scorrere quel latte che non serve più ad alimentare quel partner, quel figlio,quella persona a cui si è legati (si sono riscontrati casi in cui il conflitto psichico è stato scatenato dalla morte di un animale a cui la persona era molto legata). Il cervello non distingue tra realtà e immaginazione. Nelle persone, a differenza degli animali, quasi tutti questi traumi sono dovuti a fatti immaginativi, ovvero virtuali.

Le terapie possono essere infinite  ma  se si attua una corretta diagnostica la  medesima diventa già di per sé  parte importante dell’atto terapeutico.

 

“Ogni cellula del nostro corpo può essere paragonata a un essere intelligente, dotato di intenzionalità e scopo, in grado di sopravvivere autonomamente, il cui vero “cervello” è costituito dalla membrana.  Questa scoperta porta a una conclusione sbalorditiva:  i geni non controllano la nostra biologia, è invece l’ambiente a influenzare il comportamento delle cellule.  Questo porta a nuove, importanti conseguenze per quanto riguarda il benessere, la felicità e la natura delle malattie come il cancro e la schizofrenia” . Bruce Lipton Pd.D. è un’autorità mondiale per quanto concerne i legami tra scienza e comportamento. Biologo cellulare presso la facoltà di Medicina dell’Università del Wisconsin e si è dedicato in seguito a ricerche pionieristiche alla School of Medicine della Stanford University. E’ stato ospite di decine di programmi radiotelevisivi ed è un conferenziere di primo piano. Le sue rivoluzionarie ricerche sulla membrana cellulare hanno precorso la nuova scienza dell’epigenetica e hanno fatto di Lipton una delle voci più note della nuova biologia
(Bruce Lipton   – “La biologia delle credenze – come il pensiero influenza il DNA e ogni cellula”)

 

 

“La genetica non può prevenire i tumori
E’ il parere di Bert  Vogelstein: pionieri degli studi sul genoma del cancro: sequenziale il DNA delle cellule tumorali non permette di prevenire lo sviluppo di neoplasie.
È considerato uno degli ambiti di ricerca più promettenti della medicina, coinvolgendo decine di migliaia di medici e scienziati in tutto il mondo, tra istituti pubblici e privati, soprattutto in America.
È la genetica del cancro, che da  settore di studio teorico sta cercando negli ultimi anni di sfornare soluzioni pratiche soprattutto per la prevenzione dei tumori.  Sappiamo da tempo che i tumori hanno un’origine genetica. E da quando il genoma umano è stato decifrato, milioni di persone in tutto il mondo hanno iniziato a sperare nella scoperta di una prossima cura.
Ma  ora Bert Vogelstein, uno dei pionieri della ricerca genetica sul cancro, ha rilasciato affermazioni che hanno l’effetto di una doccia fredda: “Sarebbe bello se fossimo in grado di determinare chi avrà o meno il cancro attraverso il sequenziamento del loro DNA, ma la realtà è che non ci riusciremo”.
L’uomo che svelò il genoma dei tumori :  Bert Vogelstein
Affermazioni pesantissime rilasciate lo scorso aprile a una importante conferenza di genetisti a Chicago e rilanciate dal New York Times e da Science. Certo, molti altri ricercatori hanno fatto dichiarazioni simili nel corso degli anni, senza ottenere grande  eco da parte della stampa. Ma Vogelstein è diverso. Dopo aver studiato matematica, si iscrisse alla prestigiosa scuola di medicina della John Hopkins University e divenne un oncologo pediatrico. La frustrazione accumulata negli anni di fronte alla necessità di dover informare i genitori che i loro bambini avevano un tumore lo spinse a dedicarsi alla ricerca.
Dopo alcune importanti scoperte realizzate dal suo gruppo alla fine degli anni ’80, ottenne un finanziamento dal National Cancer Institute. Negli anni successivi conseguì risultati rilevantissimi nello studio di come la mutazione di un gene possa portare allo sviluppo di cellule tumorali. E nel 2006 portò a termine il primo sequenziamento dell’esoma di una cellula tumorale, cioè la parte di genoma che regola la produzione delle proteine .Il gruppo di ricerca guidato da Vogelstein, che riunisce alcuni dei migliori genetisti del cancro in circolazione, e attrae numerosi finanziamenti privati, continua le sue promettenti sperimentazioni, ma sta gradualmente abbandonando il tradizionale approccio per lo sviluppo di strumenti capaci di prevenire i tumori attraverso il sequenziamento del DNA.
La mappatura degli esomi di diversi tumori – quello al seno, al colon e successivamente del glioblastoma – ha portato alla scoperta di nuovi oncogeni, geni cioè che attraverso la sintesi di proteine portano le cellule a sviluppare neoplasie. Ma da qui a poter utilizzare queste analisi per sviluppare dei sistemi di prevenzione, ce ne corre.

I  geni non sono tutto

Il sequenziamento del genoma diventerà presto routine, ma potrebbe rivelarsi inutile ai fini della prevenzione del cancro.
Il fatto è che per la maggior parte delle persone il rischio di sviluppare un tumore a causa del DNA ereditato è minimo se non inesistente.

Per essere più precisi, la percentuale di persone che sviluppa un tumore perché il loro DNA possiede delle mutazioni, frutto di un’errata trascrizione del genoma dei loro genitori, è inferiore al 10% del totale.
In quei casi – e solo in quei casi – è possibile, e in futuro sarà anche facile, identificare presto questi geni mutanti attraverso il confronto con un DNA normale. E sicuramente sarà possibile che le future cure genetiche mirate, in alcuni casi già in fase avanzata di trial clinico, permettano di risolvere il problema attraverso la soppressione degli oncogeni. Ma la verità che tutti conosciamo bene è che i tumori sono prodotti, nella maggior parte dei casi, da fattori esogeni. Fattori ambientali, come l’inquinamento o agenti chimici cancerogeni che finiamo per respirare; il fumo delle sigarette; l’alcol e l’obesità; e altri fattori che la scienza al momento ignora, o sui quali non c’è ancora unanimità di vedute.
“I geni non sono tutto”, sostiene Vogelstein. L’unico modo che abbiamo al momento per ridurre il rischio di sviluppare un cancro è sottoporci a screening periodici e condurre uno stile di vita sano e regolare. “La società è fissata sulla necessità di curare gli stadi avanzati del cancro. Si considera un successo anche solo ridurre il tumore dei pazienti per qualche mese”. Questo porta a sottovalutare i risultati compiuti nella ricerca di base, che solo dopo decenni può riuscire a sviluppare ritrovati con effetti diretti sui malati. La genetica del cancro ha promesso molto, ma non è detto che riesca a realizzare tutte le sue promesse, sostiene lo scienziato. Ciò non vuol dire affatto che il cancro sia incurabile: solo che la prevenzione attraverso il sequenziamento del genoma potrebbe molto probabilmente non essere la soluzione. Ma lui e la sua équipe, che oggi hanno a disposizione un moderno laboratorio a Baltimora, nel Maryland, continuano a lavorare spinti da quello che Vogelstein chiama “l’impellente desiderio di svuotare le cliniche dall’altra parte della strada”.
(dal sito scienze.fanpage.it – “la genetica non può prevenire i tumori” di  Roberto Paura   – 24-7-2012)

L’articolo  suindicato evidenzia che esistono oltre ai   “ fattori ambientali, come l’inquinamento  o agenti  chimici cancerogeni  che finiamo per respirare; il fumo delle sigarette; l’alcool e l’obesità” anche “altri fattori che la scienza al momento ignora, o sui quali non c’è ancora unanimità di vedute”:   la mancanza di unanimità di vedute riguarda soprattutto l’influenza della psiche  sulle cellule.  Filosofi  della scienza ora affermano che la malattia è un unicum   e che le cause  possono  essere  anche psichiche.

“Scoperta shock per gli scienziati della Washington University: i ricercatori americani hanno “mappato” il DNA del cancro in 50 donne malate di carcinoma mammario e hanno scoperto ben 1.700 mutazioni, quasi tutte “uniche” nel senso che quelle che ricorrono frequentemente sono solo 5. CONCLUSIONI: OGNI PAZIENTE  E’ UNA STORIA A SE’
La notizia è stata divulgata dall’agenzia AdnKronos: ogni TUMORE HA UN IDENTIKIT UNICO proprio come ogni persona è diversa dall’altra e lo è nei genomi (ossia nel “materiale genetico” ereditabile) come nelle impronte digitali. Personalizzare le cure sarà impresa sempre più titanica, ma NECESSARIA
Che ogni cancro fosse diverso dall’altro gli oncologi lo avevano capito da tempo. Eppure è stato ugualmente «uno shock» per l’èquipe americana scoprire che le affinità fra un tumore e l’altro si limitano a un pugno di mutazioni ricorrenti: sostanzialmente 5. I ricercatori guidati da Matthew Ellis, nel più grande studio di genetica dei tumori mai condotto finora, sono riusciti a mappare per intero il genoma del cancro al seno in 50 malate, confrontando il Dna tumorale con quello ottenuto da cellule sane delle stesse pazienti.
Un lavoro immane che ha coinvolto oncologi, patologi e genetisti. Insieme, hanno passato in rassegna oltre 10 “trilioni” (10 mila miliardi) di mattoncini (basi) che compongono il Dna, ripetendo ogni opera di sequenziamento (sia sul genoma sano che su quello malato) per 30 volte a paziente.
Nei tumori analizzati sono state individuate oltre 1.700 mutazioni, in
stragrande maggioranza uniche, ossia presenti soltanto in una paziente. I risultati sono stati presentati a Orlando, Florida, dove si è aperto ieri il 102esimo meeting annuale dell’American Association for Cancer Research (Aacr).
I campioni di Dna sono stati ottenuti da pazienti arruolate in uno studio clinico guidato da Ellis per l’American College of Surgeons Oncology Group. In tutte le malate, il tumore è risultato positivo al recettore degli estrogeni. Significa che, legandosi a questi ormoni, la neoplasia cresce e si espande.
Per ridurne le dimensioni facilitando l’asportazione del tumore, ogni paziente ha ricevuto prima dell’intervento chirurgico una terapia antiestrogenica, ma gli scienziati hanno osservato che solo 26 tumori su 50 rispondevano alla cura.
Apparentemente la neoplasia era uguale (ER+, cioè positiva ai recettori degli estrogeni), ma la stessa terapia funzionava soltanto in una paziente su due.
In linea con quanto emerso da ricerche precedenti, Ellis e colleghi hanno confermato che due mutazioni sono comuni a buona parte delle pazienti: la mutazione del gene PIK3CA era presente nel 40% circa delle malate del campione, mentre quella del gene TP53 nel 20%. Gli studiosi hanno identificato una terza mutazione, comune al 10% circa delle pazienti: quella del gene MAP3K1 che regola i meccanismi del cosiddetto “suicidio cellulare”, in base al quale le cellule malate tendono ad autoeliminarsi. Ma appena altre due mutazioni – ai geni ATR e MYST3 – ricorrevano in percentuali simili a MAP3K1. «Scoprire che erano così poche è stato uno shock»,
confessa Ellis.
Oltre alle 5 mutazioni più o meno ricorrenti, il team di scienziati
americani ha identificato altri 21 geni che apparivano mutati in un numero significativo di pazienti del campione, ma con frequenze decisamente inferiori al 10%. Nonostante questa relativa rarità, i ricercatori ritengono comunque importanti queste mutazioni. Considerando infatti che «il tumore al seno è molto comune – spiega Ellis – anche le mutazioni che ricorrono con una frequenza del 5% finiscono per coinvolgere un gran numero di donne».
Non solo. Alcune mutazioni genetiche che nel cancro al seno sono rare, possono essere invece diffuse in altri tipi di neoplasie. Tanto che potrebbero già essere disponibili farmaci disegnati ad hoc per contrastarle. L’obiettivo ideale da raggiungere, puntualizza tuttavia Ellis, è quello di mettere a punto “a tavolino” trattamenti specifici al bersaglio, sequenziando il genoma tumorale non appena il cancro viene diagnosticato.
La prima conclusione che gli autori del maxi-studio si sentono di trarre
è che «i genomi tumorali sono straordinariamente complicati, e questo spiega la nostra difficoltà nel prevedere i risultati delle nuove terapie».
«Il traguardo più vicino – aggiunge il coordinatore della ricerca – è usare le informazioni ottenute per definire un approccio terapeutico personalizzato per ognuna di queste pazienti». Infine, una consolazione: «Se non altro – riflette Ellis – abbiamo tracciato dei limiti alla complessità del problema. Guardare al telescopio e capire per quanto si estende l’universo non è facile, mentre ora sappiamo che l’universo del cancro termina dove finisce il genoma». UN PROBLEMA GRANDE COME IL DNA UMANO. Non resta che rimboccarsi le maniche.           (dal blog di Gioia Locati – Scoperta  shock: in cinquanta DNA di cancro al seno 1700 storie diverse)

 

NEUROSCIENZE

“ Bastano  cento millisecondi al nostro cervello per capire se lo sconosciuto che ci sta davanti merita  fiducia.  Fin dai primissimi istanti di una visita, come due cani che incontrandosi si annusano, i cervelli di  medico e paziente  si scrutano vicendevolmente  attraverso  meccanismi consci e inconsci  e gettano le basi per  un’interazione  che potrà avere effetti   positivi e negativi molto maggiori di quel che si pensa. E ciò può  anche dare origine  all’illusione di essere curati mentre invece si sta ricevendo solo conforto e acqua fresca. Anche quando la malattia non è immaginaria, l’immaginazione gioca un ruolo importante nel processo di guarigione.  Non basta offrire la giusta terapia:  per star meglio il malato ha bisogno di speranza, aspettativa e di un buon rapporto con il medico. Una relazione fatta di stima, conforto e comprensione i cui effetti sono così benefici che spesso il paziente rischia di preferirli a una reale cura. Fin dalla prima impressione la mente del paziente inizia a modificarsi. Oltre al senso di fiducia, contano i gesti del terapeuta, il tono e l’assertività delle sue parole, l’incoraggiamento verbale, la promessa di un miglioramento. Tali emozioni provocano infatti la liberazione di un gran numero di neurotrasmettitori, come gli oppioidi naturali, e l’attivazione di aree cerebrali e  circuiti neuronali alla base di fiducia, speranza, empatia  che possono generare sensazioni di piacere e gratificazione capaci di ridurre il dolore e che in alcuni casi sono parzialmente in comune con il meccanismo d’azione di certi farmaci,e dunque lo possiamo modulare e potenziare.  Una volta che il malato riceve la terapia, nel suo cervello entrano anche in azione i meccanismi dell’aspettativa e dell’effetto placebo che in alcuni casi si sono mostrati pure capaci di risvegliare una più efficace risposta ormonale e immunitaria.
Studi scientifici hanno mostrato che, curando l’interazione col paziente e lo stato d’animo del malato, si può accelerare la guarigione o far sopportare meglio il dolore in svariate malattie, dal Parkinson fino alle ustioni, dalle patologie coronariche alla depressione.  In altre parole, il puro rituale di ricevere una terapia, indipendentemente da questa, può avere un effetto potente che va ad aggiungersi e a potenziare quello del trattamento. Ma può anche confondere le idee al malato. Esemplificativo uno studio sul prezzo delle medicine che più alto era, a parità di sostanza, più elevato era il beneficio percepito. O il caso della psicoterapia dove la buona intesa tra medico e paziente sembra essere la terapia stessa, visto che il beneficio misurato è il medesimo indipendentemente dai 400 tipi diversi di trattamento disponibili. Fino dalla notte dei tempi, del resto, troviamo stregoni, sciamani  e altri ciarlatani. Il rischio, oggi che esistono anche terapie efficaci, è che i pazienti le trascurino solo perché i medici non sono in grado di fornirgli anche i benefici del “rito”.
“Non solo i medici devono preoccuparsi di acquisire buone capacità tecniche, ma devono anche rafforzare le loro abilità sociali”, afferma il fisiologo Fabrizio Benedetti nel suo recente saggio “The patient’s brain: The neuroscience behind the doctor patient relationship” in cui esplora la relazione medico-paziente da un punto di vista neurobiologico.
Benedetti  dirige un laoratorio presso l’istituto nazionale di neuroscienze di Torino che il New England Journal of Medicine ha definito il più importante al mondo per gli studi dell’effetto placebo.
Il quadro che emerge è di ricerche ancor troppo settoriali per dare una spiegazione complessiva e sintetica del fenomeno. Ma se ne possono già ricavare una serie di consigli. Ovvi, forse, ma dall’efficacia scientificamente provata. Se da un lato il paziente deve mettersi nelle condizioni di fidarsi e sperare, e deve tenere conto che fattori psicologici come ansia, depressione e rabbia esacerbano la sofferenza, dall’altro lato il medico deve mostrarsi empatico e compassionevole, rassicurante e amichevole. Fondamentale la fiducia e creare aspettativa: esperimenti condotti su malati che non sapevano di essere curati hanno mostrato una  riduzione dell’efficacia del trattamento. Mai negare la speranza. Anche se il malato non guarirà, sarà ridotta la sofferenza”   (dall’inserto domenicale del “Il sole24ore” del 3-11-2011: “Le sinapsi del medico nel paziente” Lara Ricci)

“L’effetto placebo: così inganna la nostra mente
Fabrizio Benedetti,  docente di fisiologia all’Università di Torino e consultant al National Institute of Health a Bethesda (USA) e alla Mind-Brain-Behavior Initiative della Harvard University, dedica gran parte della sua attività alle ricerche sull’effetto placebo. Di che cosa si tratta? Lo scopriamo insieme a lui e per chi desiderasse approfondire l’argomento il professor Benedetti parlerà di effetto placebo domenica 20 aprile alle ore 18:00 presso il molo IV di Trieste in occasione di FEST 2008, la seconda edizione della Fiera Internazionale dell’editoria scientifica.

Professor Fabrizio Benedetti quali sono le origini del termine placebo e che cosa significa esattamente?
Placebo deriva dal verbo latino placere, che letteralmente significa “io piacerò”. In ambito medico si riferisce a qualsiasi sostanza inerte, ossia priva di capacità terapeutiche intrinseche, capace di migliorare le condizioni cliniche del paziente e quindi avere su di lui un effetto piacevole. Gli esempi più conosciuti di sostanza placebo sono la zolletta di zucchero e il bicchiere d’acqua fresca. Grazie al placebo è possibile testare l’efficacia di un nuovo farmaco. Ciò avviene all’interno di trial clinici così organizzati: i pazienti sanno che possono ricevere il trattamento farmacologico o la sostanza placebo con una probabilità del 50 per cento e, prima della fine dello studio, né i medici né i pazienti sanno chi ha assunto il vero farmaco. Il nuovo trattamento farmacologico è considerato efficace se ha sui pazienti un effetto migliore del placebo.

È  possibile  estendere il concetto di placebo anche a trattamenti diversi da quelli farmacologici?
Certo. Esistono “strumenti placebo” e “interventi chirurgici placebo”. Nel primo caso, si tratta di strumenti lasciati spenti e quindi non realmente utilizzati, come una macchina a ultrasuoni, nel secondo caso, il medico anestetizza il paziente, accede alla parte malata, per esempio aprendo il cranio o il torace, ma non interviene su di essa.

Che cosa si intende per “effetto placebo”?
Per effetto placebo si intende tutto ciò che accade nel paziente dopo aver assunto un placebo.
Poiché una zolletta di zucchero o un bicchiere d’acqua non possono improvvisamente acquisire poteri terapeutici, l’effetto placebo è un inganno della nostra mente?
Direi proprio di sì e dipende dal contesto psicologico e relazionale in cui il paziente si trova. In questo contesto il medico curante gioca un ruolo fondamentale perché è in grado di convincere il paziente che il farmaco che sta per assumere lo farà stare meglio. Numerosi trial clinici dimostrano che uno stato emotivo tranquillo e fiducioso è accompagnato da una maggior efficacia dei trattamenti farmacologici. L’effetto placebo, quindi, è un fenomeno psico-biologico in cui l’innescarsi di un nuovo stato emotivo determina precisi cambiamenti all’interno del nostro cervello.
Quali sono i meccanismi fisiologici più noti?
Sono due: i meccanismi tipicamente cognitivi e quelli totalmente inconsci.
Nei primi la coscienza gioca un ruolo fondamentale poiché la risposta a un trattamento dipende dalle aspettative che il medico riesce a creare nel paziente. Non è un caso che nei malati di morbo di Alzheimer, i cui processi cognitivi sono compromessi, l’effetto placebo è molto ridotto.
Nei meccanismi inconsci, come la secrezione ormonale o l’attività del sistema immunitario, l’effetto placebo si innesca dopo una fase di “condizionamento” in cui il paziente impara ad associare il trattamento (per esempio l’assunzione di una compressa tonda e bianca contenente il principio attivo) alla scomparsa di un sintomo, quale il dolore fisico. Se dopo la fase di condizionamento il medico somministra al paziente un trattamento identico ai precedenti ma privo di principio attivo l’effetto terapeutico non cambia.

Lei ha parlato di chirurgia placebo, una modalità di intervento piuttosto invasiva nei confronti del paziente. Ci può dire qualcosa in più al riguardo?
La chirurgia placebo è entrata a far parte della pratica clinica negli anni Cinquanta, dopo la pubblicazione di due studi americani sull’angina pectoris, un dolore toracico provocato da una insufficiente irrorazione del muscolo cardiaco. In alcuni casi i chirurghi operarono il malato secondo la prassi di quegli anni, in altri fecero l’anestesia, aprirono il torace e lo richiusero senza intervenire sui vasi sanguigni. La chirurgia placebo dimostrò che non era l’intervento in sé a migliorare la circolazione cardiaca, ma la fiducia che il paziente vi riponeva.
Oggi la chirurgia placebo coinvolge molti ambiti, ma ha un occhio di riguardo per la neurochirurgia, in particolare per la stimolazione cerebrale profonda e l’impianto di cellule fetali dopaminergiche per il trattamento della malattia di Parkinson. Ad ogni modo, qualunque sia l’ambito, i protocolli di questi studi devono essere valutati e approvati dai comitati di bioetica.

Professor Benedetti, in base alla sua esperienza diretta, quali applicazioni cliniche possono avere gli studi sull’effetto placebo?
La mia esperienza mi porta a considerare principalmente tre tipi di applicazione. La prima riguarda la metodologia dei trial clinici e consiste nel capire in che modo e in che misura l’effetto placebo può interferire sulla reale efficacia terapeutica del farmaco. A oggi, questo è ancora un punto irrisolto.
La seconda applicazione riguarda il ruolo e le potenzialità della relazione medico–paziente. Fino a che punto la sola idea di prendere una compressa è in grado di migliorare lo stato di salute del malato? A tale proposito, la letteratura scientifica dimostra che se un medico somministra all’insaputa del paziente un farmaco, l’effetto terapeutico di quest’ultimo può ridursi a zero perché non si attiva alcun effetto placebo.
In terzo luogo, sfruttando i meccanismi del condizionamento è possibile ridurre l’assunzione di farmaci che hanno effetti collaterali gravi, come la morfina. Si procede somministrando la sostanza per qualche giorno e poi se ne riduce drasticamente il dosaggio sostituendola con un placebo, senza che il paziente ne risenta.

Lei ha  studiato gli effetti dei meccanismi di condizionamento con la morfina negli sportivi. Ce ne può parlare?
La morfina agisce attivando i recettori oppioidi delle cellule cerebrali, bloccando la percezione del dolore a livello periferico e non facendo sentire lo sforzo fisico. I miei colleghi e io abbiamo realizzato un modello sperimentale che simulava una competizione sportiva e analizzato quali effetti poteva avere sugli atleti un condizionamento con la morfina. Lo studio è stato pubblicato nell’ottobre del 2007 su The Journal of Neuroscience ed è stato ripreso anche dal settimanale inglese The Economist. I dati che abbiamo raccolto dimostrano che l’atleta che si sottopone a un periodo di condizionamento con la morfina (due somministrazioni a distanza di una settimana l’una dall’altra) e il giorno della gara, a sua insaputa, riceve al suo posto una sostanza placebo, mantiene le stesse prestazioni delle settimane precedenti. Entro il 2008 Oxford University Press pubblicherà un suo libro. Ci può accennare di cosa si tratta?
Nel libro descrivo la mia sfida di oggi e del prossimo futuro: capire in quali situazioni, patologiche e non, e in che fasi della loro evoluzione si verificano effetti placebo. Studi sul condizionamento, come quello appena citato, ne sono un esempio concreto.
(dal sito INN – Istituto Nazionale  Neuroscienze –  intervista a Fabrizio Benedetti di Elisa Frisaldi)

“Il più vecchio e spettacolare episodio di  alternanza, nella stessa persona, di un effetto placebo e del suo contrario nocebo, pubblicato nella letteratura scientifica, è quello descritto nel 1957 da Bruno Klopfer, psicologo tedesco.  Un signore di nome Wrigth, affetto da un tumore a uno stadio avanzato, chiese al suo medico curante di essere trattato con un farmaco sperimentale. Dopo un’unica iniezione “il tumore si sciolse come una palla di neve su una stufa bollente” scrisse il medico nella cartella clinica.  Poco tempo dopo, il signor Wright, ormai ristabilito, lesse casualmente un articolo che parlava dell’inefficacia di quel farmaco nei tumori.  Wright peggiorò di lì a pochi giorni. Agli esami presentò metastasi.  A quel punto il medico iniettò al paziente dell’acqua raccontandogli di aver ricevuto una nuova versione del farmaco stavolta  efficace. Le metastasi scomparvero! Non sappiamo come andò a finire la storia di Herr Wright, ma sappiamo che negli ultimi cinquant’anni sono stati pubblicati più di cento lavori clinici e sperimentali per cercare di comprendere ciò che è incontrovertibile: il manifestarsi di effetti positivi o negativi nella fisiologia di una persona che ha ricevuto acqua fresca credendo fosse un farmaco, oppure che è stato oggetto di buone o cattive parole.
Martina Amanzio, della Facoltà di Psicologia di Torino, e Fabrizio Benedetti, anche lui torinese e autorità internazionale sul placebo, rivedendo gli studi che hanno testato i farmaci anti-emicrania, hanno registrato che nel gruppo placebo la frequenza di effetti avversi è elevata, cosa che non dovrebbe accadere con l’assunzione di pillole inerti; ma la parte più intrigante della storia è che gli effetti avversi sono gli stessi del farmaco testato. E cioè, negli studi che hanno testato i farmaci anticonvulsivi, il gruppo placebo ha mostrato anoressia e disturbi della memoria, i tipici effetti avversi degli anticonvulsivi. Così, negli studi che hanno testato gli antiinfiammatori non steroidi (i Fans), gli effetti avversi prevalenti sono stati nausea e disturbi gastrointestinali, tipici di questi farmaci.
La spiegazione di questo fenomeno è da ricercare nelle aspettative delle persone, che sono state (correttamente) informate sui possibili effetti collaterali dei farmaci: l’informazione e l’aspettativa hanno prodotto la peculiarità dei sintomi. Ma non è solo questione di aspettativa.  Il primo studio sugli animali che ha mostrato l’influenza di un placebo sul sistema immunitario è stato quello di Robert Ader, pioniere della psiconeuroendocrinoimmunologia:  nel 1975 egli dimostrò che ratti condizionati dall’assunzione di saccarina combinata con un potente immunosoppressore (ciclofosfamide) anche quando ricevevano solo saccarina manifestavano i segni dell’immunosoppressione. Ci sono quindi forme di condizionamento che non arrivano alla coscienza e che comunque producono effetti. Anche per questo c’è interesse per un possibile uso clinico dell’effetto placebo.
Benedetti ha dimostrato che è possibile produrre un effetto placebo positivo in malati di Parkinson, prolungando gli effetti dei farmaci con pillole placebo, oppure in sportivi, prolungando, con gli stessi mezzi, gli effetti di uno stupefacente. Ma che accade nel nostro cervello?
L’applicazione delle tecniche di neuroimmagine ha dimostrato l’esistenza di una doppia via: una per il placebo e l’altra per il nocebo. La prima attiva il cosiddetto circuito del premio e del piacere, la seconda quella dell’ansia. La prima si basa sull’attività della dopamina e degli oppioidi, la seconda su quella della colecistochinina.                                                                                                               (Francesco Bottaccioli – “Placebo e Nocebo, il potere della mente” articolo pubblicato su “Repubblica” 9-2-2010 inserto “Salute” pag. 38 -  sito simaiss)

Si può facilmente immaginare quale effetto nocebo possa procurare ad alcuni la diagnostica di tumore-cancro o  simili,  soprattutto quando viene detto loro  il probabile  restante periodo di vita.

“L’effetto placebo è un fenomeno ampiamente studiato negli ultimi anni. Quasi assente dalla letteratura scientifica è, invece, la sua controparte negativa, l’effetto nocebo. Ora un gruppo di ricercatori guidato da Winfried Häuser della Technical University di Monaco  ha esaminato gli studi presenti su  PubMed  relativi a questo fenomeno, per scoprire le ricadute che potrebbe avere sulla pratica medica.
L’effetto nocebo è  definito dai ricercatori, sulle pagine di Deutsches Arzteblatt International, come la comparsa di un sintomo avverso causata da un trattamento inerte (un farmaco privo di effetto) o dall’influenza di aspettative negative rispetto a una terapia.
Una risposta del genere può avvenire, ad esempio, quando il medico informa un paziente delle possibili complicazioni di un certo trattamento, o quando si assume un farmaco di cui, ovviamente, si conoscono gli eventuali effetti collaterali. In questi casi, l’aspettativa dell’effetto avverso può creare una percezione negativa del trattamento nel paziente e innescare il rilascio di alcuni neurotrasmettitori, come la dopamina o alcuni oppioidi endogeni, di cui è stato dimostrato il coinvolgimento in risposte nocebo, come l’iperalgesia (percezione eccessiva del dolore) indotta dall’ansia.
Secondo Häuser, questo effetto rischia di mettere i medici di fronte a un serio dilemma etico. Se da un lato, infatti, sono obbligati a comunicare ai pazienti tutti i possibili effetti collaterali di una terapia, il loro compito è anche quello di minimizzare i rischi derivanti dall’intervento medico, e quindi anche di evitare di scatenare risposte nocebo influenzando involontariamente il paziente.
Per risolvere il problema, i ricercatori suggeriscono due possibili soluzioni. La prima è di prestare maggior attenzione alla comunicazione tra medico e paziente, cercando ad esempio di enfatizzare la tollerabilità delle misure terapeutiche proposte. Una soluzione alternativa, più radicale, potrebbe essere quella di richiedere al paziente il permesso di tacere completamente i possibili effetti collaterali delle terapie che gli vengono proposte.”   (Simone Valesini -    Il dilemma etico dell’effetto nocebo –19-7-2012 – galileo.net)

“Parole che curano, parole che ammalano:
Il professore entra veloce in una stanza. Ha fretta, lo stanno aspettando a lezione. In piedi, davanti al paziente seduto, esordisce: “Buongiorno signor Grimaldi, non andiamo bene. Ecco il referto della coronarografia: lei fino ad ora è vissuto con una bomba a tempo in mezzo al petto! Verrà operato prima possibile”. Quale sarà l’effetto di una comunicazione di questo tipo sui circuiti cerebrali del malcapitato? Presumibilmente verrà attivato il circuito nocebo con, da un lato, una forte sollecitazione dell’asse dello stress con sovrapproduzione di cortisolo, noradrenalina e adrenalina; dall’altro, la notevole quantità di colecistochinina liberata produrrà un acuto stato d’ansia. I correlati di questi  due fenomeni   saranno:  aumento dell’infiammazione e alterazione dell’attività immunitaria. Eventi che il cardiochirurgo teme fortemente per le possibili complicazioni intra e post-operatorie, ma a cui, con quell’uscita, ha dato una buona mano. … Se la preoccupazione per la diagnosi viene contrastata da una forte rassicurazione di accudimento e di competente presa in carico non della parte del corpo ma della persona, nel cervello, presumibilmente, si attiverà il circuito della ricompensa, con buone influenze sul sistema immunitario, che è la principale assicurazione contro la mortalità da tumore. C’è una crescente attenzione nella letteratura internazionale alla comunicazione medica, per l’evidenza della sua rilevanza terapeutica, ma la strada appare ancora lunga”    (f.b. –sito. simaiss)

“  Jack Gallant  dirige un laboratorio  all’Università di Berkeley – California, nel quale studia struttura e funzione del sistema visivo, attraverso esperimenti con volontari di cui registra l’attività cerebrale con vari mezzi e poi con tecniche statistiche estrae configurazioni significative dal rumore di fondo. Fin qui, la routine, ma ha un’ambizione  in più: crea modelli astratti,.
Per ora simulazioni semplificate del cervello, per saggiare ipotesi, fare previsioni e dare alle neuroscienze una teoria verificabile o falsificabile i modelli interpretano correttamente attività e dati reali. È probabile che diventino presto strumenti diagnostici, identifichino la disfunzione da risanare e l’efficacia o meno delle terapie. Sapranno interpretare pensieri, volontà, intenzioni? E attraverso un’interfaccia, un decoder della mente, trasferirle a protesi, computer, robot, altre persone?
Oggi, rozze interfacce aiutano alcuni pazienti paralizzati a interagire un po’ con il mondo circostante. I risultati sono ancora limitati ma, dice Gallant, «in teoria è possibile decifrare i neuroni» e quindi leggere il pensiero. Si è cominciato dall’alfabeto: nel dicembre 2007, la rivista «Neuron» riportava in copertina i caratteri del suo nome, visualizzati mentalmente da volontari giapponesi e registrati con la risonanza magnetica (RMI). Gallant racconterà i progressi compiuti da allora, impressionanti. Ed esistono già applicazioni lucrose. Il neurologo indiano C.R. Mukundan ha brevettato il programma informatico Beos con il quale nel 2008 ha portato in tribunale la prima “prova scientifica” che la studentessa universitaria Aditi Sharma era complice dell’omicidio dell’ex-fidanzato. Nel suo encefalogramma, Mukundan aveva identificato «conoscenza esperienziale» dei preparativi e la giovane è stata condannata al carcere a vita.
Mukundan ha ormai una sessantina di processi al suo attivo, aziende americane come Cephos nel Massachusetts e No Lie-RMI in California vendono alla polizia e ai privati i risultati di analoghe macchine della verità. Il prezzo varia dai 5 a 35mila dollari, sempre meno di un’indagine giudiziaria. Chi vuol sapere cosa pensa Jack Gallant di queste prove non ha bisogno di leggergli nel pensiero: può chiederglielo direttamente sul sito del Brainforum o su Facebook.”
(Sylvie Coyaud “Leggere nella mente degli altri” – inserto domenicale del “Il sole24ore” 3-4-2011)

 

“ Penso dunque siamo –
Amsterdam. Laboratorio di psicologia.  Sotto la guida del professor Ap Dijksterhuis, un gruppo di volontari si sottopone a un esperimento.  In una stanza, vengono presentate a una parte del gruppo le esperienze, le biografie, i pensieri di alcuni professori  universitari; agli altri, raccolti in un’altra stanza, vengono mostrate immagini e storie di hooligan, tifosi di calcio vocianti, alticci e violenti.  Dopo questo trattamento, a tutti i partecipanti viene somministrato un questionario con domande di cultura generale. Il risultato sfida il senso comune: chi era stato nella stanza dei professori risponde meglio di chi era stato nella stnza degli hooligan.
Com’è possibile? Che cosa c’entra la dinamica di gruppo attivata per mezzo di quelle presentazioni preliminari con la cultura generale delle persone coinvolte? La spiegazione è aperta. Si possono richiamare fenomeni  archetipici, alla Karl Gustav  Jung, uno dei padri della psicanalisi.  Oppure si può ricorrere ai quadri interpretativi  teorizzati da Daniel  Kahneman, psicologo e Nobel per l’economia.  Ma per il neuro scienziato Marco Iacoboni, la spiegazione potrebbe essere legata ai meccanismi cerebrali dell’imitazione e ai neuroni specchio.  Dijksterhuis allarga il discorso: “Dati empirici mostrano come l’imitazione possa renderci  lenti, veloci, intelligenti, stupidi, bravi in matematica, pessimi in matematica, sgarbati, gentili, logorroici, ostili, aggressivi, collaborativi, competitivi, conformisti, anticonformisti, conservatori…”.

Si direbbe,  insomma,  che il pensiero del gruppo, in qualche misura, influisca e condizioni il pensiero dell’individuo.

Il motto cartesiano si aggiorna:  “penso dunque siamo”.

Oppure “rifletto dunque ci conosciamo”.  Da molti anni  si parla di “intelligenza collettiva”, per richiamare, con una metafora, le conseguenze culturali dell’insieme di persone che collaborano attraverso internet a progetti che richiedono un lavoro cerebrale comune. I neuroni specchio però non sono una metafora: formano un sistema molto corporeo, che collega cervelli individuali. Una realtà che indica come la conoscenza avvenga, in un certo senso, per connessione.  Ora si può esplorare con metodo empirico l’esistenza di un”intelligenza collettiva”.  Anche quando scade nella “stupidità di gruppo”:  Iacoboni, nel suo libro “I neuroni specchio” non esita a mettere in relazione le scene di violenza viste in tv con i crimini commessi da persone troppo sensibili alle sollecitazioni di quel medium. Del resto  l’idea che i meccanismi del  cervello siano collegati a certe dinamiche politiche è al centro del saggio di Drew Westen, autore di  “La mente politica”.
Insomma:  un gruppo è davvero qualcosa di diverso dalla somma degli individui che lo compongono.  Evoluzione del meccanismo dell’imitazione, la conoscenza è un labirinto, di specchi appunto, nel quale il pensiero dell’individuo si forma nell’incontro con gli altri. Le parole sembrano insufficienti.  Non per nulla, teorizzando i neuroni specchio, Giacomo Rizzolatti e la sua équipe di Parma hanno trovato ispirazione nelle riflessioni del  fenomenologo  Maurice Merleau-Ponty.
Un incontro tra scienza e filosofia che dimostra come i campi di indagine perdano i tradizionali confini quando le ricerche conducono in territori mai percorsi.
E questa è un’esplorazione oltre l’abituale distinzione tra l’individuo e il gruppo:  dove conduce?  Di certo, mostra la valenza decisiva della rete delle persone, evocata da internet e sostanziata dalle connessioni cerebrali tra gli individui.
La cultura occidentale è insufficientemente consapevole delle conseguenze di  tutto questo.

Problema che si complica con la crescita vorticosa delle reti che collegano le persone, che moltiplicano esponenzialmente le relazioni. Nota Clay Shirky nel suo Uno per tutti, tutti per tutti (Codice 2009): in un gruppo di 5 individui si sviluppano 10 relazioni; 45 tra 10 individui e 105 tra 15 individui.  Controintuitivamente, l’intelligenza non è solo nei cento miliardi di neuroni di ciascuno, ma soprattutto nelle decine di migliaia di sinapsi che li collegano in un cervello, come nelle migliaia di connessioni tra diversi cervelli, moltiplicate e trasformate da internet e dai cellulari.  Ci rendiamo ormai conto che la conoscenza è la materia prima di maggior valore e abbiamo un motivo in più per ritenere che il modo in cui educhiamo le menti individuali e coltiviamo la qualità intellettuale dei contesti nei quali i gruppi di persone lavorano e socializzano è l’investimento di maggiore importanza possibile.
(Luca De Biase – “Penso dunque siamo” – “Ilsole24ore” –Nova- 26-3-2009)

 

29
settembre

MEDICINA – NUOVA MEDICINA

(vedi anche aids, vaccinazioni,  genetica-epigenetica.psicobiologia – neuroscienze)

 

“ 4 giugno 1975: ……quando i  teosofi, circa 100 anni fa, iniziarono a  parlare di disturbi psicosomatici  i medici  li  derisero…….
LA  NUOVA  MEDICINA  psicosomatica dovrà lottare ancora a lungo per imporre la visione della realtà…….Che cos’è un virus? “
( BdB – “ Singapore-Milano-Kano “ -  ed.  1976 – pag. 244)

“Testamento per una  NUOVA MEDICINA”  è il titolo del  libro del medico tedesco  Rike Geerd  Hamer. (vedi “ricerche attuali” sottoindicate)

 

“Non è la Natura che crea le malattie ma l’uomo  …   La Natura non può essere chiamata Male. Il vero male proviene dall’intelligenza umana e la sua origine è provocata solo dall’uomo razionale che si allontana dalla Natura. Perciò l’umanità è la vera ed unica fonte del male…”
(Lettere dei Mahatma ad A.P. Sinnett Vol. I  Lettera n. 10/1882 – ed. 1968 pag. 106)

Dal libro “IL SEGRETO” DI Bernardino del Boca – ed. 1988:

Alice Castello, 10 gennaio 1981

“… Credo che l’Anticristo stia preparando le sue coorti, preparando quel Grande Male che lui dirà di venire a sanare: “il grande inganno” a cui crederà buona parte dell’umanità, quella parte che poi verrà distrutta dall’Anticristo stesso e da coloro che portano il segno della Bestia, da coloro nel cui nome sono stati trucidati milioni di martiri. La religione crea i martiri. Sono pensieri spaventosi. Ma la nostra vita è soltanto una recita. Tutto è illusione. Solo l’individuo che sa di non essere soltanto un corpo, un personaggio, ma di essere un’Anima imperitura, può passare indenne attraverso il “grande inganno”.
“La potenza dell’immaginazione sulle nostre condizioni fisiche ha poteri curativi o morbigeni di gran lunga più importanti delle pozioni…  La paura spesso uccide ed i dispiaceri avvelenano i fluidi sottili del corpo”
(H.P. Blavatsky   – “Iside Svelata “– La Scienza – ed. 1994 -  Vol I pag. 126)

“Tra le cosiddette scienze esatte la medicina è quella che meno merita questo nome…teoricamente è la più benefica e pure, nello stesso tempo, nessun’altra scuola di scienza esibisce tanti esempi di meschini pregiudizi, materialismo, ateismo e maliziosa caparbietà”
(H.P. Blavatsky – “Iside Svelata” – La Scienza – ed. 1994 -  Vol. I parte I pag. 175)

“2 aprile ’69 – Uno sciamano italiano, che non sapeva di esserlo, pubblicava su “Il Tesoro delle Famiglie”. giornale istruttivo pittoresco del giugno 1875, questa notizia: “Sabuco Donna Oliva di Nantes visse in Alcaras, città della Spagna, sotto il regno di Filippo II, cioè dopo la metà del secolo decimosesto. Ella aveva sortito dalla natura un ingegno superiore al suo sesso, e lo mostrò in alcune opere da lei pubblicate. Il P. Féijoo parla di lei in questo modo: “ Ciò che la rese più commendevole fu il suo nuovo sistema filosofico e medico, in cui stabilisce per principio contro tutti gli antichi, che non è il sangue che nutre il nostro corpo, ma il succo nervoso che dal cerebro si comunica a tutti i nervi; ond’ella attribuisce ai vizi di questo umore vitale quasi tutte le infermità, L’Inghilterra subito ha abbracciato con ardore questo sistema, che la Spagna poco curante ha negligentato; ed ora gli Spagnoli la ricevono dalle mani degli stranieri. Sembra in tal guisa che questa dotta femmina abbia preceduto Renato Cartesio nell’opinione che stabilì nel cerebro l’unica sede dell’animo ragionevole, quantunque ella la estendesse a tutta la sostanza, e non la chiude precisamente nella ghiandola pineale. Questa donna si credea talmente sicura della verità delle sue osservazioni che si esibiva a dimostrare in presenza dei fisici e dei medici più dotti della Spagna, che la fisica e la medicina che si insegnano nelle scuole erano assolutamente errate.” Lo sciamano ha intuito una verità che tuttora è ignorata. L’uomo di oggi, più che mai, ignora di ignorare. (BdB – Singapore-Milano-Kano – II ed. 94 pag. 30)

“Nel 1922-23 il dr. Walter J. Kilner, medico e studioso di ingegneria, dirigeva l’ospedale St. Thomas di Londra. Grazie ai suoi studi di ingegneria gli fu affidato il reparto medico-elettrico. Egli si era interessato al doppio eterico del corpo fisico, all’aura umana. Aveva scoperto che con certi acidi particolari, con certi blu, si poteva costruire una macchina che era in grado di leggere l’aura ed utilizzare questa lettura a scopi diagnostici. Pubblicò un magnifico libro, “L’atmosfera Umana”,  e scrisse articoli pubblicati su riviste scientifiche, però nessuno ha accettato questo fatto. E’ difficile cambiare le idee. Il dr. Kilner non sbagliava mai diagnosi. Però le conseguenze erano troppo rivoluzionarie. Accettare l’aura vuol dire accettare una visione del mondo completamente diversa  e questo porta a qualcosa di molto più complesso. Porterebbe a capire che l’aura non è soltanto una modificazione elettromagnetica ma è qualcosa che si modifica come il neutrino nella camera a bolle.  Accettare la causa e l’effetto vuol dire annullare completamente tutta la nostra cultura. Nel Vangelo ci sono delle grandi verità ma non sono vissute. Sono dei paracarri come esistono anche nelle altre religioni. Sono pochissimi i veri cristiani.” (BdB – conferenza (registrata) 1971 – gruppo teosofico di Milano)

 

“Il   celebre prof. Richet aveva constatato: “Quando una nuova idea è introdotta nella scienza, è come una pietra che cade nello stagno dei ranocchi: le critiche, le obiezioni e le stroncature si alzano, si moltiplicano, aspre, sovente assurde….Il  medico, oltre a ristabilire l’armonia nell’organismo, cerchi specialmente le cause psichiche che hanno causato la disarmonia o la malattia, poiché senza risalire alle cause la cura sarebbe soltanto qualcosa di provvisorio…La scienza materialista oggi, purtroppo, accetta solo teoricamente questa verità.”
(BdB -  “La  Dimensione  Umana – ed. 1971 pag.  270; ed. 1986” pag,   203; ed. 2006 pag.246 )

“ ….Quando André Vesale (Vesalius) con le sue dissezioni di cadaveri  fondò l’anatomia moderna  diede però inizio anche al grave errore della medicina specialista che è la causa del persistere di molti mali.
La ricerca di Vesale era determinata dal pensiero materialista del tempo che credeva che il corpo potesse funzionare indipendentemente dallo stato dell’anima e dello spirito e che un organo potesse funzionare e ammalarsi indipendentemente dallo stato generale del corpo.
Secoli di dissezioni di cadaveri e di vivisezione di animali non hanno  assolutamente giovato alla scienza, perché studiando gli  organi senza vita o infliggendo sofferenze  e morte agli animali si è dato prova soltanto di ignoranza e di crudeltà, che sono aspetti del male, e questo non può mai generare il bene ma soltanto catene di altre illusioni e di altro male……
Il seminare l’abitudine ad una visione materialistica e limitata della vita umana  è un male, il quale causa l’impossibilità di riconoscere la verità.”
( BdB – “La Dimensione Umana” ed. 1971 pag. 268-269; ed. 1986 pag. 202-203; ed. 2006 pag.  245-247)


“L’anatomia  patologica  fondata dal grande medico Giovanni  Battista Morgagni 1682-1771) è basata su errori per aver conosciuto solo la parte materiale del corpo umano, ignorando la realtà eterica  ed astrale.”  (BdB – Rivista Età dell’Acquario n. 77/92-93 pag. 4)

 

“L’anatomico olandese  Antony  van Leevenhoek scriveva i suoi reperti, che furono poi  pubblicati  a Leida in 4 volumi con  il titolo “Arcana Naturae” dal 1695 al 1719. Gli scienziati del tempo riconobbero le sue scoperte, quali quelle dei corpuscoli  ossei, degli accumuli pigmentari della struttura dell’epidermide, della struttura trasversale delle fibre muscolari, della struttura fibrosa della sostanza del cristallino, ma considerarono gli altri suoi reperti come incomprensibili perché con essi egli cercava di dimostrare che il corpo invisibile dell’anima è il responsabile della realtà fisica e che oltre al mondo visibile esiste un mondo invisibile composto di materia sempre più sottile e impossibile da studiare con i mezzi della materia fisica.
Pochi scienziati naturalisti del XVIII secolo seppero continuare le ricerche scientifiche con questa mentalità, e la ricerca dell’anima fu lasciata ai filosofi  e ai teologi. Tuttavia la cultura si modificava, e un numero sempre maggiore di individui giungeva ad intuire un dimensione diversa da quella fisica, e riconosceva che l’anima possedeva un “suo spazio d’azione”.
(BdB – “La Dimensione Umana”  ed. 1971 pag. 81-83; ed. 1986  pag. 63; ed. 2006 pag.  77)

 

 

“Man mano che l’umanità evolve  e aumentano i suoi problemi, con il sorgere di nuovi motivi di ansia e di preoccupazione, nuove malattie ci colpiscono, come un effetto diretto del nostro modo di pensare e di vivere…. .
La medicina, la chirurgia e la farmacologia sembrano tuttavia aver fatto giganteschi progressi.  La scoperta degli antibiotici, i successi nei trapianti degli organi umani, gli esperimenti con le droghe e gli ormoni che modificano il carattere, hanno aperto oggi, a chi soffre, molte speranze.
Ma è proprio in questo campo che la dimensione umana si è maggiormente ristretta, immiserita, limitata.

Quando l’antropologo chiede al medico di spiegargli come potè Teresa Neumann sopravvivere senza mangiare per più di 20 anni, come potè  Padre Pio di Pietralcina portare per 50 anni stimmate sanguinanti ai piedi, al costato e alle mani, che non cicatrizzarono mai e non andarono in necrosi, sa di non poter ottenere una risposta perché la medicina cerca di ignorare i poteri dello spirito e la realtà spirituale. Per l’antropologo  è diverso, specialmente se ha studiato un popolo che ignora la malattia, come quello degli Hunza. Questi vivono in una vallata isolata ai piedi del Tibet, senza contatti con i popoli  vicini, nutrendosi soprattutto di albicocche . Il segreto della loro salute totale e permanente sta nel loro perfetto equilibrio mentale-spirituale, che permette loro di ignorare la paura, l’egoismo e l’ansia, e di fare perciò sempre la scelta giusta in armonia con l’ambiente e con il fluire della vita. …

Fino ad oggi, nel cercare di combattere i mali che immiseriscono la vita umana, ci si è sempre preoccupati di curare soltanto gli effetti, non le cause che hanno generato le malattie. Se la persona aveva la febbre  si cercava subito di dare all’ammalato una medicina che la scacciasse, senza molto preoccuparsi di capirne le cause.
Ora invece si è giunti a capire che la febbre è utile essendo una difesa dell’organismo, e molti  medici ritornano al concetto di Ippocrate secondo cui  la malattia è utile, poichè è la malattia che guarisce.
Le malattie sono causate dalle cattive e disarmoniche abitudini umane sia fisiche che mentali o emozionali…

Tutte  le malattie, qualunque nome  abbiano e qualunque sia la loro gravità, sono sempre una crisi depuratrice, sanatrice, fondamentalmente  ed intenzionalmente benefica.
Ma per guarire è necessario risalire alle cause della malattia, che sono sempre di natura psichica, e pulire perciò prima di tutto la nostra mente dai pensieri d’odio, di rancore, di paura, di sfiducia, d’invidia, di gelosia e d’ansia .”
(BdB – “La Dimensione Umana”  – ed. 1971 pag.  266-267; ed. 1986 – pag. 198-199; ed. 2006 pag. 243-244)

 

“Osservando la moderna psicologia è chiaro che essa sta passando dallo stadio infantile e della sua fanciullezza a uno materialistico, ma presto raggiungerà la dignità del suo nome.
I sentimenti e le emozioni producono effetti distinti sul corpo fisico; la paura, l’odio e il desiderio di possesso, così come i loro opposti, coraggio, amore e altruismo, hanno il potere di cambiare la polarità dell’essere e dare salute o produrre malattie.
La scienza della materia cerca la prova del fatto che tutti i corpi fisici sono circondati da correnti eteriche e magnetiche, e che queste forze sono misurabili in termini di poteri elettrici e poteri attrattivi. Lo scopo della psicologia, la scienza dell’Anima, è di capire come siamo fatti  e comprendere che le idee sono contagiose; così come deve spiegare il fatto che un sistema di pensiero, sia religioso che politico, quando è giunto a maturazione è portatore di una forza tale che nulla lo può fermare.  Da dove arriva questo potere magico?
Nell’antica Grecia la forza magnetica delle idee era conosciuta e compresa come derivata dalla materia che agisce sul corpo: un sentimento di ira o di paura possono portare l’uomo alla distruzione. La mente confusa si prepara a distruggere le sue polarità di vita. La psicologia teosofica tratta esaurientemente questo argomento. La parte invisibile dell’uomo sta al suo fisico come la causa sta al suo effetto. Nell’affinità magnetica tra la mente e le emozioni con le forze buone e cattive della natura invisibile si trovano i fattori causali entro i quali gli uomini sperimentano la salute o la malattia.

L’ulcera non deriva da ciò che si mangia, ma da ciò che ci mangia, ci rode dentro.

L’uomo sta raggiungendo uno stadio della conoscenza che si basa sulle leggi e sulle forze, e deve ora rendersi conto del fatto che la sua ignoranza lo ha portato a far ammalare la sua mente e che solo rivolgendosi alla spiritualità può trovare la strada giusta.”
(BdB – Rivista Età dell’Acquario n. 114/99 pag. 5)

 

“ Ricordate che il  momento più importante è quello in cui scegliete ciò che volete mangiare; vi  sono prodotti  biologici, ecologici ed etici. Per ogni  evenienza non dimentichiamo che l’essere umano  è  fatto per consumare  acqua, frutta  ed  ortaggi  freschi, prodotti oleosi, cereali integrali, uova  e più raramente (meglio ancora astenersi)  pesce e carne . Il tutto deve essere coltivato e nutrito senza prodotti  chimici. E’ vero che oggi vi è una spada di Damocle che pende sulla testa degli uomini: si tratta degli alimenti transgenetici  (OGM) i  cui dannosi effetti non possono ancora essere valutati;  le multinazionali che vogliono divenire sempre più ricche e potenti, ne hanno la piena responsabilità e fanno di  tutto per ottenere i loro guadagni  come  se la natura avesse bisogno di essere manipolata  e trasformata quando produce per conto suo ortaggi, frutta e cereali  sani, buoni  e nutrienti  per sopperire ai bisogni dell’uomo”. (BdB – Rivista “Età dell’Acquario” n. 119/2000  pag. 6-7 )

 

“I  genetisti  si sono allarmati recentemente per i terribili effetti che si presume produrranno nell’umanità, nel  lontano futuro, gli esperimenti atomici.  Le radiazioni che hanno colpito le ghiandole genitali maschili e femminili provocano alterazioni cromosomiche che causeranno  la nascita di figli disgraziati o mostruosi  fra alcune generazioni.  Gli  scienziati, spinti dalle necessità delle industrie che prosperano sulle guerre e dalla paura dei politici, che richiedono armi sempre più  distruttrici e spaventose, non si sono preoccupati delle conseguenze dei  loro esperimenti, ma l’umanità pagherà per queste alterazioni della natura. Quando nasceranno i mostri non servirà molto cercare di curare questo “male” perché esso sarà allora soltanto un ineluttabile effetto di una lontana e forse anche dimenticata causa, che sarà impossibile annullare.
(BdB – “La Dimensione Umana” – ed. 1971 pag. 268;  ed. 1986 pag. 199-202; ed. 2006 pag.  245)


“Anche la medicina psicosomatica, nata con Ippocrate e che si è sviluppata recentemente con Freud, Groddeck, Balint, Alexander ecc, considera l’uomo una unità inscindibile, composta di soma (corpo) e di psiche, e insegna che gli organi reagiscono continuamente alla psiche, a livello inconscio, e che perciò non è cambiando il chimismo del corpo con la medicina che si guarisce ma armonizzando il rapporto fra le psiche e il corpo. Le ricerche svolte a Londra dall’ungherese Michael Balint dal 1950 fino alla sua morte sulla psicosomatica sono tuttora di grande attualità, perché i “gruppi Balint” stanno imparando a riconoscere  i dolori e i disturbi dei pazienti non più soltanto dal punto di vista della malattia, ma soprattutto come sintomi di angosce  e di conflitti personali  molto spesso a livello inconscio.
(BdB – “Guida internazionale dell’Età dell’Acquario”    ed.  1974  – pag. 226)

“La vera medicina è quella che ci porta a vivere in modo armonico con noi stessi, con gli altri e con il nostro ambiente”.
(BdB – “Guida internazionale  Età dell’Acquario – ed. 1974 – pag. 229)

“Qualcuno scopre che il boro è più versatile del carbone e la formula B12 H12 2-  può ora indicare all’alchimista moderno la strada più agevole, tra le infinite strade, verso la comprensione dei mondi paralleli. Io dico ai medici che mi sono amici  che non ho bisogno di loro perché mi curo con il borotalco.  Loro mi considerano matto, senza rimedio.”
(BdB – “La Casa nel tramonto”  – ed. 1980– pag. 150)

 

“… L’antica medicina cinese, non essendo altro che un aspetto pratico della saggezza religiosa e filosofica, ha sempre cercato le cause delle malattie nel campo spirituale e ha considerato come secondarie le cure per far sparire gli effetti della malattia.  Questa era per loro già un processo di guarigione…”
(BdB – “In tema di…” 1970 -  ed. 2000 – pag. 26)

 

“… I neuroni sono in intimo contatto con le altre cellule nervose mediante i bottoni sinaptici che coprono tutta la superficie esterna del corpo cellulare e che hanno il potere di trasmettere comunicazioni anche a distanza come avviene nel fenomeno della telepatia…”
(BdB – “In tema di…” – 1975  ed. 2000 – pag. 69)

 

RICERCHE  ATTUALI
(vedi anche   vaccinazioni – psicobiologia – genetica – epigenetica – neuroscienze)

E’ scritto all’inizio: “quando i teosofi, circa 100 anni fa, iniziarono a parlare di malattie psicosomatiche i medici li derisero  ecc. “

Ed ora:

“ …Poichè la salute psicofisica è di fatto correlata positivamente al grado di benessere e di sviluppo economico, ogni tentavivo di ridurre le malattie alle loro componenti molecolari/genetiche  è destinato a fallire, dato che ci fa dimenticare l’importanza di fattori ambientali, le abitudini e gli stili di vita…Ogni malattia è un unicum, ovvero qualche cosa di irripetibile e variabile da individuo a individuo….La filosofia raggiungerà i suoi migliori risultati quando si confronterà  con le singole scienze.     (Mauro Dorato – Filosofia della medicina:  “Pensare la salute e la malattia” – “Il sole24ore” – 14-11-2010)

Ma, nonostante queste ricerche della filosofia della medicina, i medici  devono ottemperare protocolli che  generalmente non  contemplano,  fra le cause delle malattie,  i traumi-shock psichici.

La stampa internazionale  del   6 agosto 2012   ha riportato la notizia che la rivista “Nature”, considerata la rivista scientifica  a livello mondiale più prestigiosa, ha pubblicato che, in alcuni casi,  la chemioterapia può addirittura   favorire la crescita di cellule cancerogene. I ricercatori, in attesa di un nuovo farmaco che limiti gli effetti riscontrati, consigliano i medici di diminuire le dosi di queste cure.

La stampa italiana del   7 agosto 2012   divulga  la notizia che l’Istituto  Europeo  Oncologico  di Milano dichiara  di essere ora favorevole  a una cura alternativa   sempre prima osteggiata.

E’ noto che esistono malattie causate dall’alimentazione, dall’energia nucleare, dalla scarsa igiene, dall’inquinamento  ambientale  e  di lavoro,  dalle droghe e farmaci, dalle manipolazioni climatiche (che già nel 1971  B. del Boca aveva evidenziato nell’articolo pubblicato nella  la rivista per soli medici “In nome di…” – vedi categoria Geoingegneria).

Ma è altrettanto noto che  quasi tutte  le   malattie oncologiche, oncoequivalenti, cardiologiche  ecc., sono sovente  causate da traumi – shock psichici.

La ricerca teosofica, come sopra evidenziato,  privilegia la ricerca delle cause delle malattie perché ritiene che, attraverso la comprensione delle cause, si possa ampliare la conoscenza di se stessi e  che una corretta diagnostica  sia  parte importante delle eventuali scelte terapeutiche,  che sono infinite.
Il  14 gennaio 2010  la rivista scientifica Nature, pubblica on line la notizia che il genetista Tian Xu, dell’Università di Yale,  ha scoperto che i tumori possono essere causati anche dallo stress emotivo e fisico.
E’  la prima volta che viene collegato dalla medicina convenzionale lo stato emotivo all’insorgere della patologia.

La parola stress può indurre però in errore  perché tutti possono vivere dei periodi di stress senza però  generare cambiamenti  cellulari  o malattie.

Il dr. Ryke Geerd  Hamer,  noto medico tedesco, afferma invece che si tratta  generalmente di un forte trauma o shock psichico.
Il dr.Hamer e la moglie, anch’ella medico, dopo alcuni mesi dalla morte del loro figlio Dirk, ucciso  nel 1978, scoprirono  di avere entrambi un tumore, lui al testicolo e lei al seno.   Compresero  che le loro cellule non erano  impazzite per  caso e tale comprensione aiutò il dr. Hamer a guarire dal cancro nonostante la diagnosi di un mese di vita.  Iniziò subito dopo una ricerca serrata e   scoprì che tutte  le persone, con diagnostica oncologica o oncoequivalente, avevano subito, mesi o anche anni prima della manifestazione dei sintomi, che generalmente sono il processo di guarigione, un grave trauma o shock psichico.  Scoprì anche che la localizzazione del tumore-cancro non è casuale ma è causata  sovente  dall’immaginazione sentita/vissuta nel momento dello shock e che,  in alcuni casi,  viene espressa dalle persone con frasi tipo:

“la rabbia mi si è impuntata nello stomaco”, “è come se  quella persona( figlio/compagno/amico)  mi fosse strappata dal seno”,   “la paura mi ha chiuso la gola”,   “mi sono sentita cadere nel vuoto”,  “morirò  di crepacuore”, “non valgo più niente”,  “la paura mi ha tolto il respiro”, ecc.
Scoprì in seguito che esiste una correlazione tra l’evento psichico, il cervello e le varie parti del corpo  e  pubblicò  i risultati delle sue scoperte  in molti libri. Negli stessi egli  affermò che la manifestazione dei sintomi (febbre, dolori vari, stanchezza ecc.) sono  quasi sempre la fase di guarigione, confermando in tal senso quanto già  Ippocrate , altri antichi, teosofi, naturalisti, igienisti,  conoscevano.
Precisò che  non tutti  gli shock  psichici  si tramutano in alterazioni biologiche: dipende dall’intensità del trauma e dalla durata.

“ Anche con le conoscenze della Nuova Medicina non saremo sempre in grado di risolvere  tutti i conflitti , e a volte dovremo perfino evitare di farlo. Conoscendo i conflitti potremo tuttavia guarire la maggior parte degli ammalati, seppure non tutti……
… E’   la prima volta che ci troviamo di fronte ad una medicina che è altamente scientifica e al tempo stesso umana, con cuore e mani calde…  Ciò significa: oggi per la prima volta possiamo realmente capire gli altri esseri viventi, gli animali e le piante, nel vero senso della parola.
Possiamo comunicare nel pensiero con loro, parlare con loro senza usare le parole. …”
(R.G. Hamer – “Testamento per una Nuova Medicina”- ed. 2003 – pag. 85)

“E’ universalmente noto che in  circa il 98% dei  pazienti, ai  quali viene eseguita una radiografia, nel giorno della diagnosi di cancro non si riscontra alcuna “metastasi polmonare”. Ma in quel giorno al paziente viene anche detta tutta la presunta “verità”. Per la maggior parte di loro si tratta, come essi stessi dicono, di un terribile shock. Alcuni si riprendono perché, ad esempio, hanno delle persone care vicine. Nel 30-40% dei casi con la medicina classica troviamo degli adenocarcinomi polmonari già a partire da tre a quattro settimane più tardi….Negli animali non vediamo simili “metastasi polmonari” Il primario di Klagenfurt in una conferenza a cui ero presente nel 1991 disse: “Il dott. Hamer dice che gli animali hanno la fortuna di non capire quanto dicono i primari (qui si intende la prognosi) e per questo motivo non hanno metastasi” La mia risposta fu: “Professore, per la prima volta oggi lei mi ha citato correttamente. Sembra che lei stia per capire la Nuova Medicina”  (R.G. Hamer – “Testamento per una Nuova Medicina” ed. 2003 – pag. 397)

Nel  2004,  nel corso di un seminario,  alcuni  medici che  seguivano il dr. Hamer affermarono che, fino a quella data,  avevano riscontrato   che nessuna persona era sopravvisuta oltre nove mesi dall’inizio di un ciclo comune  di radioterapia alla corteccia cerebrale.

Bernardino del  Boca, durante  una sua conferenza dell’anno 1990  (registrata), chiese aiuto per una persona,  a lui molto vicina,   alla quale venne diagnosticato un tumore cerebrale.  Egli allora affermò che,  a suo avviso, si trattava di un ictus e  si dichiarò contrario alla radioterapia alla corteccia cerebrale a cui la persona venne sottoposta.

“Gli  scienziati del Wellcome Trust Centre for Neuroimaging, nel corso di osservazioni  iniziate a partire dall’anno 2000, hanno scoperto  che ad essere responsabili  dei cosiddetti  sintomi di “crepacuore” sono aree  evolute  del cervello e che tale trauma psichico può causare alterazione anche alle aree del cervello che regolano il ritmo del cuore. Gli scienziati hanno riscontrato che  il  ventricolo sinistro, a seguito del trauma definito  “crepacuore”,  può deformarsi e assumere l’aspetto di un vaso a collo stretto. I Giapponesi, scopritori della malattia, l’hanno denominata Tako Tsubo perché la forma del cuore ricorda l’oggetto così denominato utilizzato per la pesca del polipo.
Dal 2001 ad oggi sono centinaia i casi accertati. Per il 90% si tratta di donne, soprattutto in post-menopausa. Forse perché le donne sono più sensibili  e vivono lo stress con maggior apprensione degli uomini.  Anche un team di medici della John Hopkins University ha pubblicato, sul New England Journal of  Medicine , che ha rilevato che pazienti , che avevano la “sindrome da cuore infranto”,  avevano subito la morte di un coniuge, di un parente o un figlio, una delusione d’amore, un dispiacere acuto,  incidenti automobilistici, rapine a mano armata , il dover comparire in tribunale ecc.  I cardiologi hanno così accertato che l’espressione popolare  “morto  di  crepacuore”,  corrisponde ad un  vera  crepa  che si produce nel muscolo cardiaco, che si ripara sovente da sola o con l’aiuto di farmaci,  e   hanno definito questa malattia “cardiopatia da stress  e sindrome da cuore infranto”.

I  ricercatori hanno  quindi  accertato che esiste anche un  collegamento tra la psiche,  il cervello e il cuore    e  che  l’affermazione  popolare  non è quindi  un’espressione retorica. 

L’infarto coronarico, ovvero l’ulcerazione delle vene o arterie  coronariche e successiva  cicatrizzazione, è invece più frequente nel  sesso maschile e si è riscontrato che è  sovente causato  da  uno shock   per  un  conflitto  definito di territorio  (guerre, lavoro, ambiente familiare ecc.).  L’infarto  è tanto più grave quanto grave e duraturo è stato il conflitto vissuto .
Questa nuova visione delle singole cause può far comprendere quanto sia importante anche fare in modo che le persone vivano momenti  difficili con minore  paura in quanto la paura può   alterare l’’attività   dei tubuli  collettori  renali  e   creare, conseguentemente,  un  aumento   degli edemi, compreso quello cerebrale,  che  possono  aggravare  il quadro  clinico del paziente.
Un  medico italiano, istruito dal dr. Hamer, potè salvare un uomo, ritenuto irrecuperabile per infarti recidivanti , inoculandogli  in endovena  un farmaco utile a drenare  i liquidi in eccesso  perché intuì che fosse l’edema cerebrale responsabile  degli infarti  stessi.  .

Un recente premio Nobel per la medicina per gli studi sulla genetica cellulare dichiara che si debba rifondare la biologia e tutta la biomedicina che ne deriva, a partire dallo studio della complessità.  Egli afferma che si andrà incontro ad una medicina personalizzata nella quale ognuno sarà anche più  responsabile della sua salute.

Nel 2005 venne assegnato il premio Nobel per la medicina a due ricercatori australiani  -Barry S. Marshall e J. Robin Warren – per aver scoperto che la causa dell’ulcera gastroduodenale è dovuta all’helicobacter pilory.  La medicina ufficiale attribuisce quindi  la causa di questa patologia ad un microbo.

E’ accertato che  in molti casi  si sono riscontrate ulcere in assenza di helicobacter pilory.
Un medico, nel corso di un seminario,   ha raccontato che  alcuni  suoi colleghi  hanno  assunto, a titolo sperimentale,  l’elicobacter pilory e che non hanno sviluppato alcuna ulcera   ma solo qualche disturbo intestinale.
Molti  medici e ricercatori olistici rilevano che sovente la causa dell’ulcera  gastroduodenale  è da imputarsi a fattori psichici, come  scritto nella Rivista Età dell’Acquario n. 114/99 sopracitata.

Dopo oltre un ventennio dalla scoperta dell’Hiv  nel 2008  è stato  assegnato il premio Nobel  al dr. Luc Montagnier (vedi categoria AIDS)
“Nel 1935 un neurologo portoghese, Egas Moniz,  dichiarò di aver curato un paziente con problemi mentali rimuovendo una parte della sua corteccia cerebrale pre-frontale. Questa operazione venne definita lobotomia…….Moniz ricevette il premio Nobel per la medicina nel 1949……A dispetto di tali terribili errori i ricercatori stanno sperimentando e manomettendo la Natura senza prudenza o esitazione .Mano a mano che aumenta la conoscenza aumenta anche la velocità con cui vengono fatte nuove scoperte e così pure il pericolo di entrare in campi dove anche gli angeli avrebbero paura di avventurarsi”     (Radha Burnier – Presidente Società Teosofica – L’etica nella ricerca – Rivista Italiana di Teosofia n. 3/2005 pag.4-5)

 

“Bastano  cento millisecondi al nostro cervello per capire se lo sconosciuto che ci sta davanti merita  fiducia.  Fin dai primissimi istanti di una visita, come due cani che incontrandosi si annusano, i cervelli di  medico e paziente  si scrutano vicendevolmente  attraverso  meccanismi consci e inconsci  e gettano le basi per  un’interazione  che potrà avere effetti   positivi e negativi molto maggiori di quel che si pensa. E ciò può  anche dare origine  all’illusione di essere curati mentre invece si sta ricevendo solo conforto e acqua fresca. Anche quando la malattia non è immaginaria, l’immaginazione gioca un ruolo importante nel processo di guarigione.  Non basta offrire la giusta terapia:  per star meglio il malato ha bisogno di speranza, aspettativa e di un buon rapporto con il medico. Una relazione fatta di stima, conforto e comprensione i cui effetti sono così benefici che spesso il paziente rischia di preferirli a una reale cura. Fin dalla prima impressione la mente del paziente inizia a modificarsi. Oltre al senso di fiducia, contano i gesti del  terapeuta, il tono e l’assertività delle sue parole, l’incoraggiamento verbale, la promessa di un miglioramento. Tali emozioni provocano infatti la liberazione di un gran numero di neurotrasmettitori, come gli oppioidi naturali, e l’attivazione di aree cerebrali e  circuiti neuronali alla base di fiducia, speranza, empatia  che possono generare sensazioni di piacere e gratificazione capaci di ridurre il dolore e che in alcuni casi sono parzialmente in comune con il meccanismo d’azione di certi farmaci,e dunque lo possiamo modulare e potenziare.  Una volta che il malato riceve la terapia, nel suo cervello entrano anche in azione i meccanismi dell’aspettativa e dell’effetto placebo che in alcuni casi si sono mostrati pure capaci di risvegliare una più efficace risposta ormonale e immunitaria.
Studi scientifici hanno mostrato che, curando l’interazione col paziente e lo stato d’animo del malato, si può accelerare la guarigione o far sopportare meglio il dolore in svariate malattie, dal Parkinson fino alle ustioni, dalle patologie coronariche alla depressione.  In altre parole, il puro rituale di ricevere una terapia, indipendentemente da questa, può avere un effetto potente che va ad aggiungersi e a potenziare quello del trattamento. Ma può anche confondere le idee al malato. Esemplificativo uno studio sul prezzo delle medicine che più alto era, a parità di sostanza, più elevato era il beneficio percepito. O il caso della psicoterapia dove la buona intesa tra medico e paziente sembra essere la terapia stessa, visto che il beneficio misurato è il medesimo indipendentemente dai 400 tipi diversi di trattamento disponibili. Fino dalla notte dei tempi, del resto, troviamo stregoni, sciamani  e altri ciarlatani. Il rischio, oggi che esistono anche terapie efficaci, è che i pazienti le trascurino solo perché i medici non sono in grado di fornirgli anche i benefici del “rito”.
“Non solo i medici devono preoccuparsi di acquisire buone capacità tecniche, ma devono anche rafforzare le loro abilità sociali”, afferma il fisiologo Fabrizio Benedetti nel suo recente saggio “The patient’s brain: The neuroscience behind the doctor patient relationship” in cui esplora la relazione medico-paziente da un punto di vista neurobiologico.
Benedetti  dirige un laboratorio presso l’istituto nazionale  di neuroscienze di Torino che il New England Journal of Medicine ha definito il più importante al mondo per gli studi dell’effetto placebo.
Il quadro che emerge è di ricerche ancor troppo settoriali per dare una spiegazione complessiva e sintetica del fenomeno. Ma se ne possono già ricavare una serie di consigli. Ovvi, forse, ma dall’efficacia scientificamente provata. Se da un lato il paziente deve mettersi nelle condizioni di fidarsi e sperare, e deve tenere conto che fattori psicologici come ansia, depressione e rabbia esacerbano la sofferenza, dall’altro lato il medico deve mostrarsi empatico e compassionevole, rassicurante e amichevole. Fondamentale la fiducia e creare aspettativa: esperimenti condotti su malati che non sapevano di essere curati hanno mostrato una  riduzione dell’efficacia del trattamento. Mai negare la speranza. Anche se il malato non guarirà, sarà ridotta la sofferenza”   (dall’inserto domenicale del “Il sole24ore” del 3-4-2011: “Le sinapsi del medico nel paziente – Lara Ricci)

Questo articolo evidenzia che le conoscenze del medico possono essere trasferite anche telepaticamente al paziente e che i 400 tipi diversi di trattamento psicologici  disponibili non sempre rilevano le vere cause delle malattie e le correlazioni esistenti  tra la psiche il cervello e gli organi come ora anche  gli scienziati del Wellcome  Trust Center for Neuroimaging hanno riscontrato      (vedi anche “Genetica – Epigenetica, Neuroscienze …. Ricerche attuali: “Placebo – Nocebo; “Parole che curano, parole che ammalano” ecc.)

 

 Da  http://ingegneriabiomedica.org/news/neuroscience/limpossibile-esiste-scoperto-un-fondamentale-collegamento-tra-cervello-e-sistema-immunitario/  “Uno studio condotto da ricercatori della University of Virginia School of Medicine, negli USA, ha determinato, dopo meticolose ricerche durate anni, che il cervello è direttamente collegato al sistema immunitario tramite vasi linfatici che si pensava non esistessero. Si tratta di una scoperta sensazionale che ribalta decenni di insegnamenti e di teorie apprese da ogni libro di medicina.
29
settembre

ANTROPOLOGIA

L’antropologia, una delle più recenti scienze create dall’uomo, è stata la sola che, riconoscendo il principio dell’unicità della vita, ha sentito la necessità di invitare i diversi rami della Scienza  ad unirsi e a collaborare fra loro per scoprire ciò che è alla base di tutto il mondo fenomenico. L’antropologia fa perciò oggi da ponte fra i materialisti e gli spiritualisti perché riconosce che la Vita è una, perenne ed inscindibile, e che non è possibile comprendere la Vita studiando di un albero soltanto le foglie, i fiori, i frutti, il tronco o le radici. E’ necessario studiare la Vita che ha dato vita all’albero intero, che fluisce attraverso tutte le sue parti come fluisce in ogni cosa creata.

… Le ricerche antropologiche, come le analisi comparative di tutti i problemi umani,si sono tanto avvicinate alla Teosofia perché, come essa, non si sono posti limiti alla comprensione dei fenomeni della vita.

…  L’umanità sta raggiungendo abbastanza rapidamente Il nuovo piano di coscienza per cui la Società Teosofica è stata creata. Gli studi antropologici prevedono già per gli ultimi 25 anni di questo secolo quella rivoluzione del pensiero che porterà l’uomo a riconoscere l’unicità della vita, a comprendere che non è combattendo gli effetti delle azioni umane che si risolvono i problemi dell’umanità ma ricercando  le loro vere e lontane cause.

…  L’umanità finora non ha potuto riconoscere le cause dei mali che immiseriscono la condizione umana perché alcuni errori di pensiero non hanno permesso agli individui che la compongono di vincere l’ignoranza, la paura e l’egoismo che caratterizzano l’attuale piano di coscienza. Questi errori di pensiero, che gli occultisti e gli spiritualisti conoscono da millenni, sono stati individuati da alcuni antropologi soltanto in questi ultimi venti anni.

Uno di questi errori di pensiero è di aver considerato la mente “un oggetto “ “La mente è soggettiva e individuale  e non può mai essere considerata un oggetto”

…L’antropologia ha compreso che l’umanità non potrà migliorare tramite le istituzioni sociali, che sono mezzi artificiali che indeboliscono il senso di responsabilità dell’individuo, ma che migliorerà soltanto quando ogni individuo avrà imparato a migliorare se stesso secondo la sua legge interiore e il suo risvegliato senso di responsabilità. “   (BdB – “La Dimensione Umana” ed. 1971 pag. 19-24; ed. 1986 – pag- 18-21; ed. 2006  pag. 22-26 )

 

 “Tutte le attuali rivoluzioni  sociali e scientifiche non sono perciò che mezzi della natura con  cui l’uomo è diretto verso la conquista della sua anima, primo passo  verso la conquista della saggezza e della comprensione., L’uomo ha anche iniziato a dichiarare guerra alla povertà.  L’antropologia ha provato che la povertà non è un elemento esistente in natura, ma creato soltanto dal vivere egoistico ed artificiale degli uomini cosiddetti civili.   ( BdB – “La  Dimensione Umana” ed. 1971 pag.  329;  ed. 1986 – pag. 242; ed.  2006  pag. 297))

 

 “L’accordo tra la scienza antropologica e lo spiritualismo è  provato dal fatto che entrambi accettano queste affermazioni dello Swami Siramanda:

                                                                                                                                                                                                                                                                                 “ Non v’è che una  razza: la razza dell’umanità.

  Non v’è che una religione: la religione dell’amore.

  Non v’è che un dovere morale:  il dovere della veracità.

  Non v’è che una legge:  la legge della causa ed effetto.

  Non v’è che un Dio: il Signore Onnipresente, Onnisciente e Onnipotente.

  Non v’è che un liguaggio: il linguaggio del cuore o linguaggio del silenzio.”

 Ma il pensiero teosofico va ancora oltre.  Esso ha superato l’idea di un dio antropomorfo per raggiungere quella del Principio Unico Divino, l’Assoluto, e riconosce l’esistenza di altre leggi basilari della vita oltre a quella di causa ed effetto, quali la legge dell’evoluzione, la legge dell’unicità della vita e la legge dei cicli, la quale comprende quella della rinascita.”    (BdB – “La Dimensione Umana – ” ed. 1971 pag.  37; ed. 1986 – pag. 29 – 30; ed. 2006 pag. 37)

 

 

 

 

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