29
settembre

VACCINAZIONI

La rivista della Società Teosofica Italiana n. 7/2008 ha pubblicato un articolo, relativo al centenario dell’Ordine Teosofico di Servizio (1908-2008), che elenca parte delle 34 “leghe” fondate nel 1908 da A. Besant, tra le quali “la Lega per l’abolizione della vivisezione, della vaccinazione e l’inoculazione”.

L’articolo inizia con  la seguente frase pubblicata sulla rivista “The Theosophic Life”:
“La vita teosofica deve essere una vita di servizio. Se non serviano non abbiamo diritto di vivere”

“ 4 giugno 1975: ……quando i  teosofi, circa 100 anni fa, iniziarono a  parlare di disturbi psicosomatici  i medici  li  derisero…….LA  NUOVA  MEDICINA  psicosomatica  dovrà  lottare ancora a lungo per imporre la visione della realtà…….Che cos’è un virus? …”
(BdB – Singapore-Milano-Kano – Ed.  1976 -  pag. 244)

“Singapore. 30 ottobre 1947:  sono a  Singapore da molto tempo e sono sempre riuscito a sottrarmi all’obbligo delle vaccinazioni contro le malattie tropicali. Ma oggi il dr. Hugh Smith mi ha vaccinato. Colpa della mostra e dei giornali che hanno parlato troppo di me.”   (BdB – Iniziazione alle Strade Alte . ed. 1985 – pag. 122)

“Sono completamente contrario a vaccini, inoculazioni ecc.; i  bollettini teosofici pubblicati prima della seconda guerra mondiale scrivevano che i vaccini non servono a nulla”   (BdB – Conferenza “La Società Teosofica” (registrata)  – Milano anno 1971)

“… La  causa delle epidemie in certi periodi resta un mistero. Perché non essere onesti  e aggiungere: impossibili da indagare con i metodi scientifici attuali?”
(H.P. Blavatsky – Iside Svelata – 1875 – La Scienza – Vol I parte I pag. 420)

(La pandemia più grave del XX secolo  è stata quella cosiddetta “spagnola” verificatasi verso le fine della prima guerra mondiale e prevista dalla Madonna di Fatima nel 1917. )

“La suora di Fatima non sa, o non può dire ciò che la Madonna le ha detto. Non ci sono ancora le parole per dire.”                                                (BdB – “La Casa nel tramonto”  - ed. 1978 – pag. 240)

 

RICERCHE ATTUALI

I  metodi scientifici attuali, come quelli di fine ottocento, si basano prevalentemente  sulle ricerche di laboratorio e sull’osservazione di dati statistici e non tengono in considerazione l’aspetto psichico dei soggetti né quindi le possibili interferenze create dalla trasmissione del pensiero attraverso i campi morfogenetici , scoperti da Rupert Sheldrake , dalla telepatia, dalle credenze consce o inconsce, effetti nocebo  ecc.

Più ricercatori si interrogano attualmente, relativamente al ruolo dei microbi in Natura, se siano più vere le scoperte di Pasteur  o quelle del suo contemporaneo Antoine Béchamp che riteneva che i microbi, nella maggior parte dei casi, si trovano allorché il terreno biologico è già alterato. E quale fattore lo altera?  Mancanza d’igiene,  alimentazione errata, inquinamento terrestre, atmosferico, elettromagnetico,  nucleare, armi biologiche, batteriologiche, droghe, farmaci,  ecc.  o anche i pensieri e le emozioni , come  affermano ora molti ricercatori  e da sempre tanti  teosofi?   Alcuni microbi, che convivono in simbiosi con il nostro corpo fisico, si attivano per riparare una data parte del corpo. Ad esempio si afferma che  le cicatrizzazioni sono operate da virus e che  per la demolizione di cellule che sono proliferate a seguito di uno shock psichico o altro si attivano, a seconda delle parti interessate, funghi, batteri, micobatteri ecc. Se le ferite vengono contaminate da oggetti sporchi, ferri chirurgici o altro, si trovano microbi in eccesso che hanno lo scopo di debellare la contaminazione. E’ noto il caso del dr. Ignaz Semmelweiss che scopri che la febbre puerperale, che nell’ottocento mieteva molte vittime, era dovuta alla scarsa igiene delle operazioni di allora. E quando non si conosce la causa della malattia la paura aumenta e può scatenare traumi psichici che generano conseguenze irreversibili. Nel corso  di un suo seminario del 2006 il dr. Hamer affermò insistentemente che, a suo avviso, la tubercolosi e il tumore polmonare sono originati dallo stesso conflitto della paura della morte. Inevitabili le domande: e il contagio? Non è forse la tubercolosi una malattia contagiosa? Quanti casi sono successi dopo la seconda guerra mondiale? Se il trauma o shock psichico della paura della morte propria o altrui –persone care- è la causa scatenante dell’alterazione polmonare è facile capire che durante il periodo bellico molte persone hanno vissuto questo trauma e la tubercolosi era la fase di soluzione del trauma subito mesi o anche un anno e più prima. E dopo la prima guerra mondiale? La cosiddetta influenza spagnola del 1918 ha fatto molte più vittime della prima guerra mondiale. Nelle fasi finali la malattia presentava tutti i sintomi della tubercolosi perché si trattava presumibilmente dello stesso processo. Le dichiarazioni della Madonna di Fatima possono avere creato ancora più panico perché se una pandemia è preannunciata da una così elevata Entità Spirituale è evidente che si crea una gigantesca forma pensiero di paura ed anche un comune raffreddore può trasformarsi in un evento irrisolvibile.

 

Dopo lo tsunami del 2005 molte persone indonesiane, tutte vaccinate contro la poliomielite, hanno sviluppato tale patologia.
Si  conferma anche in questo caso l’inefficacia delle vaccinazioni. E se si riscontrasse,  attraverso la loro testimonianza, che la causa della malattia  è stato lo shock vissuto  come si spiegherebbe  il contagio? Forse attraverso le scoperte della  biologia delle credenze e della telepatia?

 

E’ noto  che  gli  abitanti della  Germania dell’Est , quasi tutti non vaccinati,  non hanno sviluppato più patologie epidemiche di quelli della Germania dell’Ovest  invece tutti vaccinati.

 

E’ noto anche che da grafici pubblicati da molti ricercatori  si evidenzia che allorchè sono stati introdotti i vari  vaccini le epidemie erano già scemate.

“Nocebo di massa”:
una volta le chiamavano isterie collettive.   La più recente è quella descritta da universitari  cinesi che ha riguardato la contea di Heishn interessata nel 2005 dal fenomeno dell’influenza aviaria.  Dopo la diffusione della notizia, nel giro di tre giorni, il 100% aveva la febbre.  Ma le analisi hanno escluso che fosse aviaria e che quell’epidemia dipendesse da un microorganismo.  Un effetto nocebo di massa.”
(dr. Francesco Bottaccioli – sito simaiss.it)

 

“Il   British Medical Journal pone in discussione la profilassi
Vaccino antinfluenzale: quanto serve veramente?
Un esperto, Tom Jefferson, riesamina  le ricerche sulla sua efficacia.
Il verdetto: mancano le prove
Quest’ anno arriva o no? Sarà nella forma attenuata – quasi non ce ne siamo accorti – dello scorso anno? L’ incognita influenza è di stagione. Il vaccino è in farmacia da ottobre, i più ligi ai consigli degli esperti lo hanno già fatto ed è appena partita la vaccinazione gratuita per le persone a rischio, in primo luogo gli anziani. Ora si tratta di aspettare l’ ondata (l’ inverno scorso il primo caso fu a gennaio), come la chiamano i medici. Tutto secondo copione.
Ma se si scoprisse che la vaccinazione antinfluenzale, quasi «un’ istituzione sanitaria» nelle società evolute, serve a poco?
Sarebbe un bello scompiglio per tutti: per i medici che da anni e anni sciorinano raccomandazioni sulla sua utilità alla prima foglia gialla sugli alberi, per il cittadino che, assolutamente convinto di quello che sta facendo, ogni anno se la paga di tasca propria, per le Asl che la offrono gratuitamente, anzi, annunciano con orgoglio di ricevere sempre più adesioni al loro invito.
Chi scompiglia uno scenario ormai scontato è Tom Jefferson , esperto  di vaccini  di livello internazionale, nato a Viareggio da mamma italiana e papà britannico, responsabile del Cochrane Vaccines Field di Anguillara, nei pressi di Roma.
Epidemiologo noto per la sua capacità di dissacrare certezze consolidate e la presunta «solidità» dei risultati di una ricerca scientifica inquinata da conflitti di interesse e smanie di carriera, (come ha fatto in Attenti alle bufale, il Pensiero Scientifico Editore, già alla seconda edizione), pubblica su uno degli ultimi numeri della rivista inglese British Medical Journal un’ indagine sull’ influenza assolutamente «speciale». Speciale perché il ricercatore ha fatto un accuratissimo lavoro di revisione che non era finora venuto in mente a nessuno: ha setacciato tutti gli studi sul vaccino antinfluenzale, sulla sua efficacia nella popolazione in generale, nei bambini ma soprattutto negli anziani, candidati di elezione alla «punturina» perché destinati ad andare incontro alle complicazioni della malattia, polmoniti e bronchiti gravi. Ebbene le evidenze che questa iniezione (intramuscolare) sia lo scudo contro un sacco di malanni appaiono improvvisamente incerte: soprattutto per quanto riguarda gli anziani, gli studi ci sono, ma non sono realizzati con metodi di selezione validi. Ad esempio dei 40 che Jefferson  ha trovato per verificare l’ efficacia del vaccino nella popolazione di età avanzata che vive nelle case di riposo, solo 26 riportavano i dati sui  ceppi virali influenzali in circolazione in quella stagione e solo 21 fornivano informazioni su quelli contenuti nel vaccino. Pochissime anche le ricerche in cui il gruppo dei vaccinati fosse messo a confronto con un gruppo di non (il famoso «controllo»).
Ma emergono anche limiti sulla sicurezza del vaccino, sul fatto, cioè, che non causi effetti collaterali importanti nella settimana successiva all’ iniezione: dei tantissimi studi fatti, solo cinque hanno preso in considerazione quest’ aspetto.
Se le certezze per gli anziani vacillano, si disintegra nel nulla qualsiasi convinzione di un effetto protettivo sulla popolazione sana in generale: non c’ è dimostrazione che la vaccinazione risparmi giorni di lavoro, riduca i ricoveri in ospedale e, in ultima analisi, la mortalità in chi ha meno di sessantacinque anni. Altro punto debole, anzi debolissimo, è l’ efficacia della vaccinazione nei bambini sotto i due anni di vita che risulta pari a quella del placebo, cioè di un vaccino che contenga acqua fresca (e pensare che negli Stati Uniti è vivamente raccomandato in questi piccolissimi!).
Allora, tutto da rifare? «Forse no, ma certo è  che Jefferson  ha messo in evidenza un problema importante – risponde Luisella Grandori, Responsabile delle vaccinazioni dell’ Associazione culturale pediatri e consulente per le vaccinazioni della Regione Emilia-Romagna -. Sono partite, ormai da tanti anni, campagne di vaccinazione a  tappeto. Jefferson ha gettato il sasso nello stagno dimostrando che è indispensabile condurre studi accurati, ad esempio, in Paesi dove la vaccinazione non è ancora offerta dal Servizio sanitario nazionale, come quelli dell’ Europa dell’ Est.
E in Italia? È difficile tornare indietro dopo una pratica ormai “storica”; e poi, nell’ incertezza se il vaccino funzioni o no, è comunque poco etico sottrarlo agli anziani». Sta di fatto che la vaccinazione contro l’ influenza in Italia è coperta in larga misura dallo Stato, ora dalle Regioni, comunque dai soldi dei cittadini. Come spiega il virologo Fabrizio Pregliasco, esperto di influenza, del Dipartimento di sanità pubblica e microbiologia dell’ Università di Milano: «Delle 16 milioni di dosi che si vendono ogni anno in Italia, i 3/4 vengono acquistate dal Servizio Sanitario ad un prezzo di circa 5 euro, il resto lo compra il cittadino in farmacia, dove ne costa da 8 a 11. Quindi si tratta senz’ altro di una misura di sanità di cui si fa carico lo Stato, anche se poi complessivamente il costo non è così rilevante: non supera il 5% della spesa farmaceutica complessiva. Anch’ io sono convinto che a questo punto devono essere avviati studi più rigorosi finanziati – perché no? – sia dalle aziende produttrici  di vaccini  sia dallo Stato nell’ intento di chiarire questi dubbi».
Alla luce delle considerazioni emerse dal lavoro di Jefferson, ci chiediamo però se abbia senso continuare, come se niente fosse successo, le campagne per arrivare a vaccinare tutti gli over 65; obiettivo quasi raggiunto dalla Regione Emilia-Romagna (70% di copertura), seguita dal Lazio, dalla Lombardia e dalla Toscana.
Ma mentre ci arrovella non poco il  dubbio, Jefferson  affonda ancora di più il coltello nella piaga, affermando che tutta l’ emergenza influenza è un artefatto, creato facendo un gran miscuglio di virus influenzali e para-influenzali.
La verità è che non disponiamo di una rete di sorveglianza capace di distinguerli.
(Porciani Franca  – “Vaccino antinfluenzale quanto serve veramente  – Corriere della Sera -  12-11-2006 )

La presunta pandemia del 2009 ha rinnovato l’interesse di ricercare le vere  cause delle epidemie per evitare paure che investono tutta la popolazione globale generate anche da un effetto nocebo di massa  (vedi “neuroscienze”) ed ha  evidenziato il problema dell’etica nella ricerca.

 
“Aviaria,    Nature pubblica la ricetta del supervirus letale
Così, dopo 5 mesi di consultazioni tra la comunità scientifica, organismi governativi e, perché no, anche servizi segreti, l’identikit del supervirus dell’influenza, la variante dell’H5N1 è accessibile a tutti.
La rivista Nature ha svelato infatti i sistemi utilizzati da un laboratorio ad altissima sicurezza dell’università del Wisconsin per ottenere un mix fatale che mette insieme la capacità letale dell’aviaria con la rapidità di contagio della suina.
A dicembre dello scorso anno il National Science Advisory Board for Biosecurity (Nsabb) aveva chiesto il blocco della pubblicazione, circostanza che aveva suscitato un vespaio di polemiche alimentate da una parte della comunità scientifica che considerava l’intervento come una vera censura.

Il supervirus, secondo i ricercatori che lo avevano prodotto, aveva lo scopo di consentire lo studio dei punti deboli per poter successivamente individuare un vaccino. Yoshihiro Kawaoka dell’università del Wisconsin e Ron Fouchier di Rotterdam, convocati proprio dal Nsabb assicurarono che microrganismo era protetto in un laboratorio fornito di una sicurezza straordinaria.

Quello che maggiormente preoccupava i “censori” era la facilità con cui il virus killer era stato prodotto. Negli esperimenti condotti nel Wisconsin furono sufficienti solo quattro mutazioni del genoma, cinque in quelli di Rotterdam.

Già nel governo statunitense e nei servizi segreti si paventava la possibilità che bioterroristi potessero venire a conoscenza del procedimento, ma qualche mese dopo, ad Aprile, gli 007 americani hanno rassicurato le autorità statunitensi riferendo sulla scarsa competenza scientifica dei terroristi, almeno per il momento.

Così, sulla base di queste informazioni, e spinti dall’esigenza di arrivare alla realizzazione di un vaccino, sia il governo americano che il Nsabb sono tornati sulle loro posizioni. Circostanza che deve evidentemente persuaso anche le autorità olandesi.

Così, sia il lavoro dell’università del Wisconsin che quello di Rotterdam hanno ricevuto il benestare per la pubblicazione. Nature lo ha già fatto, ma anche l’altra autorevole rivista, Science, pubblicherà lo studio di Rotterdam.”
(Fonte secondaria: vitadidonna.it/news-salute)

 

La notizia suindicata è stata divulgata anche dalla trasmissione televisiva “Leonardo”, in onda su Rai3 il  7 maggio 2012, che ha confermato che il virus è stato reso trasmissibile per via aerea tra gli umani al fine di produrre un adeguato preventivo vaccino.

Ha creato molto interesse la testimonianza del giovane manager italiano di una fra le più grandi banche d’affari mondiali dalla quale, nel 2005, si è licenziato perché si è rifiutato di vendere derivati che scommettevano sulle morti di aviaria. In questo link l’intervista rilasciata alla TV La7 trasmissione “Otto e mezzo” del 15-3-2012: http://www.youtube.com/watch?v=KTtdtFXh14Q (a 14′ dall’inizio: derivati su aviaria)